Il Cairo: chi è l’uomo arrestato in aeroporto al posto del leader di Al Qaida?


Warning: printf() [function.printf]: Too few arguments in /web/htdocs/www.fattodiritto.it/home/wp-content/themes/fearless/content.php on line 37

IL CAIRO, 1 MARZO ’12 – Uno dei massimi esponenti della cellula terroristica Al Qaida, Mohamed Ibrahim Mekkawi, conosciuto come “Seif Al Adl”, sarebbe stato fermato ieri in aeroporto. Il capo militare, 50 anni, proveniva dal Pakistan e aveva viaggiato su un volo di linea della United Emirates da Dubai. Un colpaccio per le autorità egiziane, visto che sul numero 3 di Al Qaida, ricercato anche dall’Fbi, pende anche una taglia di 5 milioni di dollari emessa dal governo di Washington. Ma l’arresto diventa giallo, quando, interrogato alla presenza del suo legale, l’uomo nega ogni attuale coinvolgimento con la cellula terroristica e dichiara di non essere Mohamed Ibrahim Mekkawi. Lo stesso legale sostiene che si tratta di un altro militare di Al Qaida, ma non del temibile Seif Al Adl. Ma andiamo con ordine.

Ieri mattina l’uomo identificato dalle autorità egiziane come il ricercato di Al Qaida ha fatto scalo all’aeroporto di Il Cairo, una tappa obbligata per il volo dal Pakistan. Seif Al Adl (in arabo, ‘spada della giustizia’) è considerato ad oggi un leader della cellula Al Qaida, compare sulla lista dei terroristi più ricercati dall’Fbi e le autorità ritengono che sia stato incaricato di guidare l’organizzazione criminale dall’uccisione di Osama bin Laden (maggio 2011) fino alla nomina del suo successore, Ayman al Zawahiri (che dovrebbe avvenire a giugno). Seif al Adl, un passato nelle forze speciali egiziane, sarebbe anche implicato nell’uccisione dell’allora presidente egiziano Anwar Sadat. E’ ritenuto uno dei cervelli dell’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981, con un ruolo di primo piano negli attentati contro le ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salam (1998) e nell’addestramento militare e di intelligence dei terroristi in Afghanistan, Pakistan e Sudan. Sulla sua testa pende una taglia di 5 milioni di dollari. Gli Stati Uniti sono disposti a pagare così tanto a chi sia in grado di fornire informazioni che possano condurre al suo arresto. Dopo l’arresto all’aeroporto di Il Cairo, l’uomo è stato portato alla Procura della Sicurezza di Stato per essere interrogato. Davanti a magistrati e autorità, il terrorista ha negato di fare ancora parte di Al Qaida, ha smentito di esserne il numero tre per importanza. Anzi, ha dichiarato alla stampa di avere lasciato al Qaida nel 1989 perché si trovava in disaccordo con i suoi dirigenti. Ha anche smentito la notizia che lo avrebbe voluto alla testa dell’organizzazione terroristica dopo la morte di Bin Laden. E ha aggiunto che lui si sarebbe recato in Egitto per costituirsi e rispondere alle accuse che gli vengono mosse, di essere stato coinvolto negli attentati contro le ambasciate Usa a Nairobi e a Dar el Salam. Ma quel che sconvolge è proprio questo: sebbene l’arrestato sia un ex componente di Al Qaida, non é Seif al Adl, come indicato dalle autorità di sicurezza egiziane. Lo ha affermato l’avvocato della persona fermata. Sono in corso accertamenti da parte della Procura egiziana.

TALITA FREZZI

D: Per quali crimini potrebbe essere accusato Seif Al Adl?

R: In Italia si procederebbe per il reato di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è disciplinata dall’art. 270bis c.p. Viene punito con la reclusione da sette a 15 anni chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti terroristici o di sovvertimento dell’ordine democratico. Il partecipe invece viene punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Viene punita la messa in pericolo per l’ordinamento democratico dello Stato. La stessa finalità di terrorismo viene considerata anche quando gli atti di violenza sono rivolti verso uno stato straniero o un organismo internazionale.

D: Se ci trovassimo di fronte a un errore, uno scambio di persona, si avrebbe comunque l’arresto di un terrorista: come si procederebbe in questi casi?

R: Fatte le debite verifiche dattiloscopiche e rilevata l’identità del soggetto, l’umo sarà comunque arrestato e processato qualora si rivelasse non il ricercato ma un altro terrorista, altrimenti sarà rilasciato.

AVV.TOMMASO ROSSI


Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply