Il Brasile cerca Cesare Battisti

BRASILIA, 4 AGOSTO ’12 – Cesare Battisti, l’ex terrorista  in Italia condannato in contumacia  a due ergastoli per 4 omicidi, è irreperibile alle autorità brasiliane. Nel 2009 in Brasile gli avevano riconosciuto lo status di  rifugiato politico dopo un duro contenzioso diplomatico con le autorità italiane. Quando nel 2011 Battisti era uscito dal carcere di Brasilia aveva fornito agli agenti un indirizzo al quale però, al momento, risulta irreperibile e così un giudice federale avrebbe chiesto di sapere dove si trovi. Se l’ex militante dei Proletari armati per il comunismo non si fa vivo entro cinque giorni diventerà ufficialmente un ricercato. A dare la notizia è la stampa locale che ricorda come l’ex terrorista italiano avesse ottenuto il permesso di residenza permanente in Brasile dopo la sentenza della Corte Suprema che lo scorso anno aveva chiesto la sua scarcerazione e impedito l’estradizione verso l’Italia. Battisti era stato arrestato nel nostro Paese 1979, era accusato di aver assassinato quattro persone. Qualche anno dopo era riuscito ad evadere e rifugiarsi in Francia dove, seppure si fosse sempre dichiarato innocente, godeva di asilo politico per i condannati di terrorismo. Quando gli accordi tra Italia e Francia mutarono egil fu di nuovo arrestato e rilasciato. Battisti, quindi, è scappato in Brasile dove è considerato un rifugiato politico. Posizione che potrebbe presto cambiare visto che nello stato sudamericano gli stranieri che non risultano negli indirizzi forniti alle autorità possono essere considerati irregolari e quindi deportati.

ELEONORA DOTTORI

D: Che cosa si intende per asilo politico e chi può chiederlo?

R: Per “asilo politico” si intende una richiesta di una particolare forma di protezione prevista dalla Dichiarazione Universale per i Diritti dell’Uomo e dalla Convenzione di Ginevra per le persone perseguitate nel loro paese.
In particolare due i casi in cui è previsto. Per i rifugiati veri e propri, cioè per tutte quelle persone che hanno il fondato timore di subire nel proprio paese persecuzioni e violenze per motivi di razza, religione, appartenenza ad un certo gruppo sociale e nel caso in cui nel paese di origine vi sia la compressione delle fondamentali libertà dell’individuo (si parla di “asilo politico” nel caso in cui tali persecuzioni abbiano natura politica) oppure nel caso in cui i soggetti, pur non essendo rifugiati veri e propri, abbiano comunque diritto ad una protezione perché nel paese di origine correrebbero il rischio di essere sottoposti a pena di morte, a tortura o ad altri trattamenti inumani o ad una minaccia grave ed individuale alla loro vita o alla loro persona a causa di una situazione di violenza dovuta ad un conflitto armato interno o internazionale.

D: Quando si parla di condanna in contumacia?

R: Significa che l’imputato, pur regolarmente informato della celebrazione di un processo a proprio carico, decide di non parteciparvi. Tale possibilità è espressamente prevista dal nostro ordinamento e non comporta alcuna incidenza sulla celebrazione del processo e tantomeno sulla determinazione dell’eventuale pena.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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