Il ​Generale Mladic condannato all’ergastolo dal Tribunale Penale per la Ex Yugoslavia (ICTY)


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Per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità 

Di avv. Mary Basconi


Si è concluso stamattina il processo al generale Ratko Mladic, l’ultimo degli imputati ancora sotto processo al Tribunale per la Ex Yugoslavia (ICTY) con sede all’Aja. 

Mladic, Ex Generale dell’Esercito della Repubblica Serba, era scomparso per diversi anni dopo la fine del conflitto e viveva in clandestinità per evitare l’arresto, avvenuto tuttavia il 26 maggio 2011 nel villaggio di Lazarevo nel nord della Serbia. 

Il processo è iniziato il 16 maggio 2012 e dopo quasi 4 anni e mezzo, l’escussione di circa 492 testimoni e l’acquisizione di oltre 10.000 prove documentali, stamattina i Giudici del tribunale hanno reso nota la loro decisione dando lettura del dispositivo della sentenza, previa una esposizione sommaria delle motivazioni.
A carico di Mladic pendevano 11 capi di imputazione per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il Collegio, composto dai giudici Alphons Orie (Presidente), Bakone Justice Moloto e Christoph Flügge (giudici a latere) ha confermato la penale responsabilità del Generale per i crimini a lui ascritti e lo ha condannato al carcere a vita.
Secondo il Tribunale, la responsabilità del Generale Mladic deriva dalla sua partecipazione a quattro diverse imprese criminali (Joint Criminal Enterprise) una forma di responsabilità di tipo plurisoggettivo elaborata dalla giurisprudenza del Tribunale sin dal primo caso sottoposto al suo esame, con la sentenza di appello “Tadic” del 1999.
Queste quattro imprese criminali, a cui avrebbero partecipato i vertici politici e militari della Repubblica Serba tra il 1992 ed il 1995, avevano come scopo: 1. la pulizia etnica nell’intera Bosnia Erzegovina attraverso la rimozione definitiva delle etnie bosnicao-musulmana e bosniaco-croata; 2. la campagna di terrore nell’assedio di Sarajevo; 3. il genocidio di Srebrenica, e  4. la presa come ostaggi dei caschi blu ONU utilizzati come scudo umano per evitare i bombardamenti della NATO.
Diversi sarebbero i crimini commessi in esecuzione dei piani criminali, tra cui: sparizione forzata, arresto e detenzione illegali nei campi di concentramento, tortura, percosse, violenza sessuale omicidi, esecuzioni di massa, persecuzione e sterminio.
Il Tribunale ha prima esposto i fatti ritenuti provati durante il dibattimento ed ha poi affrontato la questione relativa alla colpevolezza o meno dell’imputato in merito a tali fatti. 

Il Collegio ha ritenuto provata l’esistenza di un conflitto armato nei luoghi e durante il periodo indicati nei capi di imputazione affermando di aver ritenuto provato il fatto che nelle varie municipalità furono commessi omicidi, esecuzioni di massa, torture, deportazioni, detenzioni illegali, stupri. Prima, durante e dopo gli attacchi molti civili persero la vita in circostanze brutali e senza alcun rispetto per la dignità umana.
Mladic è stato ritenuto colpevole dei crimini commessi per aver partecipato a tutte le quattro imprese criminali sopra descritte, e per aver commesso il genocidio di Srebrenica ed i crimini di guerra e crimini contro l’umanità indicati nei capi di imputazione, mentre è stato assolto per il crimine di genocidio nelle altre municipalità del territorio della Bosnia Erzegovina. In quest’ultimo caso, il Collegio non ha rinvenuto l’elemento psicologico specifico dell’aver agito con l’intento di sterminare un gruppo sociale, etnico o religioso in quanto tale. Nelle municipalità in questione infatti il numero dei civili appartenenti ad un gruppo identificabile non era di rilevanza tale da far ritenere che l’intento dell’imputato fosse stato quello di eliminare o sterminare proprio gli appartenenti a quello specifico gruppo. 
Per quanto riguarda quello che è probabilmente il più grave tra i crimini commessi dall’impresa criminale (identificata con quella indicata al n. 3), ovvero il genocidio di Srebrenica,  il Collegio ha ritenuto invece che l’intento genocidiario sia stato provato. Il Generale Mladic, unitamente a Radovan Karadzic ed altri membri della “Srebrenica Joint Criminal Enterprise”, avrebbero agito congiuntamente con l’obiettivo di eliminare fisicamente i maschi adulti di Srebrenica al fine di distruggere l’etnia musulmana dell’enclave.  Questo è l’unico capo di imputazione per genocidio per il quale il Tribunale ha riconosciuto il coinvolgimento e la penale responsabilità dell’imputato. 
Durante l’udienza non sono mancati momenti di tensione. Nel mezzo della lettura della sentenza, la difesa ha chiesto una pausa per consentire all’imputato, malato e affetto da problemi circolatori e di pressione, di riposarsi. Successivamente, una volta ripresa l’udienza la difesa è nuovamente intervenuta per richiedere al Tribunale di sospendere l’udienza o procedere alla lettura del dispositivo senza esporre sommariamente il resto delle motivazioni per abbreviare i tempi ed evitare i potenziali danni di salute che sarebbero derivati all’imputato. Il Collegio, dopo una breve consultazione, ha deciso di respingere le richieste della difesa ed ha continuato con la lettura della sentenza. È a questo punto che il generale Mladic ha inveito contro il Collegio ed ha iniziato a gridare in lingua serba, probabilmente protestando per la decisione di non tenere conto delle sue condizioni di salute. Il Collegio, per tutta risposta, ha disposto l’allontanamento dell’imputato, che da quel momento è stato assente dall’aula. Frustrazione anche per il collegio difensivo il quale ha assistito oggi all’ultima di una lunga serie di rifiuti da parte del collegio di accordare le misure sanitarie richieste. 
La sentenza di condanna resa stamattina dal Tribunale dell’Aja chiude il primo capitolo del processo e segnerà, insieme alla sentenza d’appello per Jadranko Prlic  et al (ed altri vertici croato-bosniaci) prevista per il prossimo 29 novembre, la chiusura definitiva dell’ICTY che ha già trasferito gli altri casi restanti e tutte le questioni inerenti l’esecuzione delle sentenze, presso il Meccanismo Onu per i Tribunali penali internazionali (MICT).
Tra i processi già trasferiti, si segnala l’appello di Radovan Karadzic, leader della Repubblica serba di Bosnia e Comandante Supremo delle forze armate serbo-bosniache dal 1991 al 1995. 

Karadzic era stato condannato del Tribunale il 24 marzo 2016 a 40 anni di reclusione con una sentenza sulla quale sostanzialmente è ricalcata quella resa oggi nei confronti del Generale Mladic.
Oltre agli imputati Mladic e Karadzic, l’altro imputato eccellente è stato Slobodan Milosevic per il quale però non si è mai giunti ad una sentenza in quanto l’imputato è deceduto in cella durante il processo.

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