Honduras: va a fuoco un carcere. Almeno 350 i morti

TEGUCIGALPA, 16 FEBBRAIO ’12 –Non si conoscono ancora le cause dell’incendio divampato all’interno del carcere di Comayagua, in Honduras, ma la conta dei morti è impressionante. Al momento, stando a quanto dichiarato dal tenente dei vigili del fuoco Josuè Banegas, sarebbero stati trovati 350 corpi all’interno delle celle del penitenziario, dove erano recluse circa 850 persone seppure la capienza della struttura è per 450 detenuti. Le vittime, secondo i rilievi, sarebbero morte asfissiate e carbonizzate. Come detto, non si conoscono ancora le cause dell’incendio, ma sarebbero due le ipotesi al vaglio degli inquirenti, confermate dal Ministro della Sicurezza Pompeyo Bonilla. E’ possibile che il rogo sia stato provocato da un detenuto, oppure da un cortocircuito. Il responsabile dell’amministrazione penitenziaria avrebbe negato che si sia trattato di una rivolta, ma i soccorsi avrebbero subito dei ritardi proprio per motivi di sicurezza. Le indagini sono in fase preliminare, come ha sottolineato il direttore del carcere Danilo Orellana, che ha escluso l’ipotesi della rivolta evidenziando l’impegno degli agenti nell’aiutare i detenuti ad uscire dalle celle. L’inchiesta viene condotta nel più stretto riserbo.

ELEONORA DOTTORI

D: Se a provocare l’incendio fosse stato un detenuto, ammesso che sia sopravvissuto, di che cosa potrebbe essere accusato?

R: Se le indagini accertassero che a far divampare il violento incendio nel carcere (che ha provocato la morte di oltre 350 persone) fosse stato uno dei detenuti, magari solo per protesta o per provocare dei disordini, l’uomo potrebbe essere accusato di omicidio colposo plurimo e incendio doloso. L’omicidio colposo si ha quando si cagiona la morte di una persona per colpa (cioè evento non voluto, ma verificatosi a causa di imprudenza, imperizia, negligenza o inosservanza di leggi), ed è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

Per l’incendio doloso (cioè volontario) la pena va da 3 a 7 anni, se invece fosse un danneggiamento seguito da incendio (cioè l’intenzione era appiccare il fuoco per danneggiare e non per far sorgere un incendio) la pena va da 6 mesi a due anni.

D: Se invece fosse stato un cortocircuito sarebbe l’amministrazione del carcere e a dover dare spiegazioni?

R: Diversamente, se le indagini dovessero accertare che l’incendio si è sprigionato per un corto circuito, e quindi che si sia trattato di una tragica fatalità, a risponderne sarà comunque l’amministrazione del penitenziario. Dal punto di vista penale, si ravvia un’eventuale responsabilità per disastro colposo da parte delle singole persone fisiche (nella fattispecie, il Direttore del Penitenziario e l’addetto alla sicurezza), ma dovrà passare attraverso una attenta analisi delle circostanze di fatto. Il reato sarebbe il disastro colposo aggravato, che punisce con la reclusione da 2 a 10 anni proprio la causazione per colpa (comportamento caratterizzato da imprudenza, negligenza, imperizia di tipo omissivo o commissivo).

AVV.TOMMASO ROSSI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply