“Gli stupefacenti e la storia dell’uomo” – 7^ PUNTATA: III PARTE.

LA CANAPA NELLA CULTURA EUROPEA.
Il primo dettagliato resoconto europeo sulla canapa è fatto nel ’700 da Francois Rebelais: nel “Gargantua” è presente infatti una precisa descrizione di un’erba chiamata Pantagruelion, probabilmente appresa dagli studi di medicina fatti dall’autore sugli antichi testi di Ippocrate e Galeno, ma anche dal fatto che suo padre coltivava canapa nei suoi possedimenti in Turenna. Successivamente, nell’Ottocento, il mondo e la cultura francese riscoprendo l’hashish nelle province dell’Impero Ottomano conquistate da Napoleone, lo elevano nell’Olimpo degli stupefacenti e il voluttuoso torpore estatico da esso provocato divenne una moda comune fra i borghesi e i romantici parigini. Nascono i circoli dei fumatori di hashish come il celebre “Club des Hashishins”, un vecchio edificio a St.Louis, nel cuore di Parigi, frequentato assiduamente da Baudelaire, Balzac, Gautier e molti altri letterati dell’epoca. Racconta Gautier in uno dei suoi celebri reportage che lo stesso Moreau de Tour, leader indiscusso del cenacolo, distribuiva agli indiziati con un mestolo un “pezzetto di pasta o una confettura verdastra che dispensava loro una porzione di paradiso” e poi descrive l’evoluzione degli effetti sulle persone: prima il kif, l’estasi, la liberazione dall’io e dal corpo, le visioni straordinarie; ma poi l’incubo, la disperazione e l’angoscia, la pietrificazione delle membra e della volontà, la trasfigurazione mostruosa dei compagni e infine il buio dell’incoscienza. La nuova sensibilità romantica dell’irrazionale decadente trovava nell’azione psicotropa della canapa il necessario ausilio per calarsi in quelle visioni tra incubo e sogno, proprie dei movimenti culturali cui facevano riferimento.

Dumas padre, nel “Conte di Montecristo”, racconta l’esperienza con l’hashish di Franz D’Epinay: “il suo corpo sembrava acquisire una leggerezza immateriale, la mente s’illuminava in modi straordinari, i sensi sembravano raddoppiare le loor facoltà: l’orizzonte si dilatava sempre più, ma non già quell’orizzonte cupo su cui planava ogni vago terrore e che aveva contemplato prima di addormentarsi, bensì un orizzonte blù, trasparente, vasto, con tutto ciò che il mare d’azzurro ha, con tutti gli splendori del sole, con tutti i profumi della brezza…”. 

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