Gli indignados tornano in piazza a Madrid, con un bilancio di 14 feriti.

MADRID, 26 SETTEMBRE 2012 – Sono tornati in piazza del Nettuno a Madrid, gli indignados spagnoli. Questa volta in diecimila, a chiedere le dimissioni del governo. “Loro non ci rappresentano!”, gridano i cori. E ancora, “La voce del popolo non è fuorilegge”. Questa è la reazione del popolo spagnolo alle ultime manovre dell’esecutivo di Mariano Rajoy, che ha imposto ulteriori tagli alla spesa pubblica. L’obiettivo dei manifestanti era quello di accerchiare il Parlamento in maniera simbolica, per salvare la sede della sovranità popolare dal “sequestro compiuto dalla Troika e dai mercati finanziari, realizzato in collaborazione con la maggioranza dei partiti politici.”. I manifestanti sono di tutte le età: giovani disoccupati, donne che hanno perso il lavoro, pensionati, uniti per “circondare il congresso”, così recita lo slogan della manifestazione. Simboliche le parole di un manifestante, Juan Canete, 63 anni, venuto dall’Almeria, ”Ho lottato contro la dittatura e sono qui oggi per dare animo ai giovani, per dire di non accettare provocazioni”. La manifestazione, di stampo pacifico, si chiude però con un bilancio di 14 feriti, tra cui due agenti. Lo scontro sarebbe iniziato verso le 19.00, quando alcuni manifestanti avrebbero cercato di rompere la barriera umana formata dalla polizia, a protezione del Parlamento. Il coordinamento 25-S, che ha organizzato la manifestazione, ha diffuso sul web un manuale di ”resistenza pacifica”, con l’indicazione dei commissariati di zona e gli avvocati di guardia, ai quali rivolgersi in caso di scontri e fermi. Secondo quanto riportato dai giornali, una manifestante avrebbe precisato che l’unico assedio presente alla manifestazione è quello posto in essere dalla polizia, al fine di reprimere il diritto costituzionale di associazione tra i cittadini. Anche se la prefettura ha autorizzato la manifestazione fino alle 21.00 , gli indignados hanno dichiarato di non lasciare la piazza finché i deputati non fossero usciti dal parlamento.

Perché in Italia tutto tace? Alla luce degli ultimi accadimenti in terra iberica, sembra proprio che la crisi abbia travolto la Spagna quanto e se non più dell’Italia. C’è però una differenza abissale tra noi e i nostri cugini spagnoli: in Spagna ci sono continue manifestazioni di piazza alle quali partecipano migliaia di indignados , tra cui giovani senza lavoro, famiglie senza stipendio, uomini e donne che non sanno come arrivare a fine mese, pensionati senza pensione….le stesse categorie di persone che troviamo in Italia. Eppure qui, tutto tace. O meglio, c’è un bombardamento mediatico che analizza la crisi in ogni sua declinazione: dibattiti televisivi, processi-talk show, tg 24h su 24. Tuttavia, di proteste di piazza non se ne sono ancora viste. Di gruppi che si organizzano per occupare i luoghi del potere ancora meno. Di persone che hanno il coraggio e la voglia di “rovesciare il tavolo” almeno nel loro piccolo, neanche l’ombra. Dunque, verrebbe da chiedersi se la ragione di questo apparente menefreghismo sia motivato da un senso di impotenza generale dei cittadini italiani nei confronti del sistema politico nostrano, oppure sta nel fatto di non aver ancora toccato il fondo della crisi, come invece stanno facendo gli spagnoli.

CLARISSA MARACCI

 

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