Giustizia per l’attivista Vittorio Arrigoni. Condannati i suoi uccisori dal tribunale di Hamas

GAZA, 19 SETTEMBRE 2012 – Era il 15 Aprile 20122 quando il pacifista italiano Vittorio Arrigoni (allora 35enne) fu ucciso nella striscia di Gaza, dopo essere stato rapito dai suoi assassini, al-Salfiti e Tamer al-Hassasna, poco più che ventenni. Ora, il tribunale militare di Hamas, li ha condannati all’ergastolo per omicidio. Mentre, per Khader Jiram, vicino di casa di Arrigoni, il giudice ha stabilito 10 anni di reclusione per aver fornito informazioni decisive agli assassini, mentre per Amer Abu Hula è stato previsto 1 anno di carcere per aver messo a disposizione casa sua agli islamisti salafiti.

Il rapimento e la morte – Arrigoni, sostenitore della causa palestinese, viveva come militante pacifista a Gaza, dove viene rapito la sera del 14 Aprile 2011. I suoi rapitori fanno subito girare un filmato in cui Arrigoni è imbavagliato e bendato. E’ accusato dai rapitori di essere un nemico dei costumi islamici. Ciò che vogliono ottenere Mahmud al-Salfiti e Tamer al-Hassasn, è la liberazione di un capo salafita integralista arrestato dai militare di Hamas nei mesi precedenti. Arrigoni è ucciso prima della scadenza dell’ultimatum, strangolato con un filo di ferro.

<<Restiamo Umani>> – queste erano le parole con cui Arrigoni concludeva ogni suo articolo, proprio a voler spegnere quegli istinti di odio e di sopraffazione che animano tutti gli avamposti di conflitti religiosi e politici. Invece, no, quei due ventenni palestinesi non sono restati umani : hanno ucciso un ragazzo poco più grande di loro, lungi da essere un nemico dei costumi islamici. L’unica colpa di Arrigoni, era quella di aver avuto un’educazione che gli permetteva di elevarsi dai bigottismi e dai dogmi religiosi che affliggono certi paesi. Un’ignoranza così cieca da non far capire ai due ragazzi che Arrigoni era schierato contro il comportamento dello Stato di Israele verso la popolazione della Striscia di Gaza, contro la politica autoritaria e teocratica di Hamas nell’amministrazione di quel territorio. Un’ignoranza così profonda che ha impedito ai due ragazzi di capire che stavano uccidendo “un amico” e non un nemico.

CLARISSA MARACCI

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