Giovane castrato perché gay. Ancora episodi di violenza su minori dal passato, la chiesa olandese è sotto shock

CITTA’ DEL VATICANO, 20 MARZO ’12 – La chiesa olandese è scioccata per la notizia riportata da un giornale locale che racconta quanto avvenuto negli anni Cinquanta in un istituto per ragazzi di Harreveld, dove un adolescente sarebbe stato castrato perché sospettato di essere omosessuale.
Le indagini. Il fatto è finito sulle colonne del giornale mentre è in corso una indagine da parte della Commissione Deetman, una commissione indipendente istituita dall’episcopato con lo scopo di fare luce sugli abusi sessuali che sarebbero avvenuti negli ultimi trent’anni. Tutti gli ordini religiosi e i vescovi olandesi due anni fa hanno deciso di dare il via alle indagini in seguito alle numerose segnalazioni e denunce di abusi risalenti agli anni prima, per comprendere la portata del fenomeno e delimitare i casi reali. Per questo motivo venne formata una commissione indipendente composta da psicologi, docenti universitari cattolici e non, che hanno preso in esame un arco temporale che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. Alle famiglie invece sono stati consegnati sei questionari, 34mila schede, per individuare gli abusi non denunciati. Stando ai primi risultati pubblicati anche on line (http://www.onderzoekrk.nl/eindrapport.html) emergerebbe un fenomeno di portata minore rispetto a quanto si ipotizzava inizialmente e che non erano solo i parroci ma anche gli insegnanti cattolici e i dipendenti parrocchiali a fare violenza sui minori. Molti processi non sono mai stati fatti e alcuni responsabili sono deceduti quindi sembra impossibile avere completa giustizia. Certo è che in 65 anni i casi di abuso vanno dai 10mila ai 20mila, 800 sarebbero i responsabili di cui solo 105 si presume siano ancora in vita.

Il caso di Herreveld. La notizia pubblicata da un quotidiano locale sulla castrazione di un adolescente ritenuto omosessuale, avvenuta negli anni Cinquanta nell’istituto di Harreveld, ha sconvolto la chiesa che son un comunicato si è detta costernata e ha fatto sapere la volontà di fare luce anche su questo episodio”.

Un atteggiamento omertoso.Va detto però che l’inchiesta della Chiesa ha fatto emergere un atteggiamento piuttosto omertoso di molti vescovi difronte ai casi più scomodi. I ricercatori avrebbero infatti individuato tre diverse linee di comportamento assunte nel corso del tempo: negli anni Cinquanta gli abusi venivano repressi nel silenzio e la questione non veniva approfondita; negli anni Sessanta i casi erano aumentati e i vescovi, probabilmente disorientati, si scelsero la strada dell’omertà, spostando i parroci da un posto all’altro, facendo più attenzione al buon nome della Chiesa piuttosto che alla protezione delle vittime innocenti. Solo negli ultimi dieci anni le cose sono cambiate con la linea della tolleranza zero promossa da Papa Wojtyla ma recepita con ritardo.

ELEONORA DOTTORI

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