Giornalismo: Addio a Miriam Mafai, straordinaria narratrice e protagonista della storia d’Italia.

ROMA 10 APRILE ’12 – Si è spenta all’età di 86 anni Miriam Mafai, una delle firme più brillanti e prestigiose del giornalismo italiano. Mafai aveva contribuito alla fondazione di Repubblica, ne era stata giornalista ed editorialista per oltre trent’anni e aveva scritto su l’Unità e su altri importanti quotidiani italiani. Fu inviata speciale, giornalista politica e saggista di successo. Brillante osservatrice della realtà italiana, aveva studiato e scritto dei cambiamenti politici e sociali del nostro Paese per tutta una vita, fino agli ultimi attimi. Dal 1983 al 1986 fu presidente della Federazione nazionale della stampa italiana. E nel 1994 divenne anche parlamentare, eletta nelle file del centrosinistra con “Alleanza Democratica”. Di lei Ezio Mauro, direttore di Repubblica, dice: “Era fortissima e dolcissima”. Eugenio Scalfari, invece, parla di “una donna laica e libera” e ricorda commosso: “è stata mia grande amica, preziosa per il giornale, preziosa per il Paese”. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la descrive come una donna “di un’umanità appassionata, affettuosa e aperta” e in una nota afferma che “con lei scompare una delle più forti personalità femminili italiane degli scorsi decenni”. Per Roberto Saviano “Miriam Mafai aveva una dote rarissima: essere rigorosa rinunciando all’accademismo e alla severità”. A renderle omaggio è poi tutto il mondo politico, da Pierluigi Bersani a Renato Schifani, Da Gianni Alemanno a Pierferdinando Casini. Una commozione bipartisan per una donna che Walter Veltroni definisce semplicemente “speciale”.

La vita.Miriam Mafai era nata il 2 febbraio 1926 a Firenze, dal pittore Mario Mafai e dalla scultrice Maria Antonietta Raphael, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana. Aveva partecipato alla Resistenza antifascista a Roma ed era stata una militante comunista di lungo corso. Alla fine degli anni ’50 era stata corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, ma la vera carriera giornalistica per lei era iniziata con l’Unità (allora Organo del Partito Comunista). Dalla metà degli anni ’60 al 1970 era stata direttore di Noi Donne e poi inviata per Paese sera. Poi la trentennale collaborazione con Repubblica, per lei come una grande famiglia. “Veniva al giornale la mattina, quando stava bene, passava dalla mia stanza, chiacchieravamo di tutto”, ricorda il direttore Ezio Mauro.

La passione politica in Miriam si manifestò presto: dopo l’esclusione dal ginnasio nel 1938 (la sua famiglia era per metà cattolica e per metà ebrea), nel 1943 scese in strada a Roma per distribuire volantini contro l’occupazione tedesca. Nel 1944 venne poi assunta nell’ufficio stampa del neo-ministero dell’Italia occupata, dove conobbe Giancarlo Pajetta – membro di una delegazione del Comitato di liberazione nazionale -, che diversi anni dopo diventerà l’amore della sua vita. Nel 1948, giovane funzionaria del PCI, sposò Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell’Aquila, da cui avrà due figli, Sara e Luciano. Nominata assessore nel Comune di Pescara, si occupò della gestione degli aiuti per gli indigenti. Nel 1962 iniziò la relazione con Giancarlo Pajetta, popolarissimo esponente del Pci per tutto il secondo Dopoguerra, di 15 anni più anziano. Lei era ancora sposata e quella storia “a molti, nel Partito comunista – raccontò – non andava giù”. Ma la passione fu più forte di tutto e durò per oltre trent’anni: “Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda”, diceva sempre Miriam. Pajetta morirà nel 1990 a 79 anni.

La produzione saggistica. All’impegno giornalistico, dagli anni ’80 la giornalista affianca una vastissima produzione saggistica. Tra i temi di maggior interesse e attualità, Miriam Mafai si è espressa sui diritti dei lavoratori, su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stato, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile (“Alle giovani dico sempre – dichiarò in occasione dei suoi 80 anni – di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti”).

Ricordiamo: Roma cento anni fa (1973); Lombardi (1976); L’apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra (1979); L’uomo che sognava la lotta armata (1984); Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987); Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss (1992); Il morso della mela. Interviste sul femminismo (1993); Le donne italiane. Il chi è del ’900 (1993); Botteghe oscure, addio. Com’eravamo comunisti (1996); Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista (1996); Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963 (1997); Il silenzio dei comunisti (con Vittorio Foa e Alfredo Reichlin) (2002); Diario italiano 1976-2006, Roma-Bari (2006), con i pezzi scritti per Repubblica dal 1976, anno in cui nasce il quotidiano, fino al 2006. Mafai lo definì “il diario anche di coloro che hanno attraversato questi anni con le stesse speranze, curiosità, emozioni, indignazioni, delusioni alle quali ho dato voce, o tentato, con i miei articoli”.

FEDERICA FIORDELMONDO

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