Genoa Siena, le maglie e gli pseudotifosi: scritta un’altra pagina nera del calcio italiano.

GENOVA 23 APRILE ’12 – E’ stato un pomeriggio di follia quello di ieri allo stadio Luigi Ferraris di Genova, dove era in programma Genoa-Siena, partita di fondamentale importanza per la permanenza in serie A. I tifosi liguri si attendevano una vittoria, dopo le serie negativa della loro squadra che si è ritrovata in piena zona retrocessione. Già nei giorni scorsi c’erano stati accenni di contestazione ai giocatori rossoblù, ma ieri è accaduto quello che non ci si aspettava e che ha ferito non solo gli sportivi genovesi, ma tutto il mondo del calcio. Era l’ottavo del secondo tempo e il Siena conduceva per 4 a 0, con partita oramai chiusa, quando i tifosi della gradinata nord hanno cominciato a contestare la loro squadra, minacciando di invadere il campo e con un lancio di petardi e fumogeni che ha costretto l’arbitro Tagliavento a sospendere l’incontro. Successivamente, un nutrito gruppo di ultrà rosso blù, ha invaso la tribuna sovrastante l’ingresso degli spogliatoi ed alcuni di loro si sono issati sul sottopassaggio chiedendo di parlare con i giocatori. Mentre la tensione saliva e molti spettatori, spaventati, decidevano di lasciare lo stadio, è iniziata una sorta di ‘trattativa’ con gli ultrà che minacciavano l’invasione.

Anche il Presidente del Genoa, Enrico Preziosi, è sceso in campo, mentre Marco Rossi continuava a parlare con i ‘ tifosi’, che alla fine hanno chiesto al loro capitano di fare togliere le maglie ai giocatori della sua squadra, perché indegni di portarle. Eloquente l’immagine di Giandomenico Mesto, che è preso da una crisi di nervi e scoppia in lacrime, mentre molti giocatori si sfilano le proprie casacche, consegnandole a Rossi. Giuseppe Sculli si rifiuta.

Sarà proprio Sculli a parlare con i tifosi nei minuti successivi, quando in molti ritenevano oramai che la partita non sarebbe più ripresa, ma dopo circa 50 minuti surreali, si è riusciti a calmare gli animi e i giocatori hanno ripreso il match che è terminato 4 a 1 per i toscani.

Unanime è stata in serata la condanna dei fatti di Genova che è stata definita la vittoria dell’inciviltà sullo sport.

Il Presidente della Figc, Giancarlo Abete, ha parlato di violenza inaccettabile compiuta da chi nulla ha a che vedere con i veri tifosi, augurandosi che questi soggetti vengano identificati e gli sia vietato l’ingresso futuro negli stadi: ‘ quelle persone vanno allontanate e tenute lontane’, ha commentato Abete, che ha poi ribadito come Giuseppe Sculli abbia fatto bene a non cedere al loro ricatto, rifiutandosi di togliersi la sua maglia.

A.D.

D: Di cosa potrebbero essere accusati i tifosi?

R: Di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. La resistenza punisce con la reclusione da 6 mesi a 5 anni chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio mentre compie un atto d’ufficio o di servizio. In questo caso potrebbero ricorrere delle aggravanti quali la violenza o minaccia commessa  con armi o da persona travisata o da più persone riunite o mediante il lancio o l’utilizzo di corpi contundenti o altro oggetti atti ad offendere in modo da creare un  pericolo per l’incolumità delle persone.

D: Quali le possibili conseguenze in base alla normativa anti violenza negli stadi?

R: In questi casi viene emesso il DASPO quale misura di prevenzione emessa dal Questore del luogo ove i reati sono stati compiuti. Il DASPO è un atto di natura amministrativa che può contenere, a seconda della gravità dei fatti commessi, obblighi di presentazione in Questura per apposizione di firme prima, durante e dopo lo svolgimento degli incontri di calcio.

AVV.TOMMASO ROSSI

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