Formigoni, una diffamazione che per il Pm vale un anno

MILANO, 12 LUGLIO ’12 – Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni rischia un anno di carcere per la diffamazione durante la campagna elettorale del 2010, dei due candidati alle elezioni regionali Marco Cappato e Lorenzo Lipperini, Radicali della lista Bonino-Pannella. Il pm della Procura di Milano, Mauro Clerici, ha infatti chiesto la condanna a un anno di reclusione per il presidente Formigoni. Se il pm non riterrà di applicare all’imputato le attenuanti generiche, la pena sarebbe quella minima. Il processo è in corso, ma la sentenza sarà pronunciata a ottobre. La tensione sfociata poi nella denuncia, sarebbe originata quando Formigoni, appena un anno fa, ribattè rispedendo pubblicamente ai mittenti (i Radicali) l’accusa di avere delle firme false nella sua lista alle elezioni regionali del 2010. Il 5 marzo di quell’anno, Formigoni non solo si sarebbe difeso da quelle accuse, ma le avrebbe ribaltate – con dichiarazioni apparse su ben cinque quotidiani – dicendo che i Radicali avrebbero “potuto compiere qualsiasi atto manipolativo, compresa la sottrazione di documenti” in Tribunale. E sospettò (sempre sulle colonne dei giornali) che “essendo rimasti 12 ore da soli con in mano penne e borse” a controllare i registri, avessero ”potuto manipolare le liste, correggerle, spostare i documenti come volevano“, al punto che “51 certificati, a una prima verifica segnalati come presenti, dopo la visita dei Radicali non c’erano più“. Accuse pesanti, che secondo il pm non corrispondono a verità. Come quelle 926 firme effettivamente false senza le quali le sue liste nel 2010 non avrebbero potuto presentarsi al voto (ottennero 2 milioni e 700.000 voti, contro il candidato Pd Filippo Penati).

Per quella lunga lista di firme false, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha già chiesto il rinvio a giudizio di molti consiglieri provinciali Pdl, dell’allora responsabile elettorale Pdl Clotilde Strada, e dell’allora coordinatore Pdl e attuale presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, considerato dal magistrato l’istigatore dell’iniziativa elettorale.

TALITA FREZZI

D: In cosa consiste il reato di diffamazione?

R: Il reato di diffamazione, perseguibile a querela di parte,  punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a 1032 euro chiunque offende l’onore o il decoro di altri comunicando con più persone. La pena è aggravata (reclusione fino a due anni o multa fino a euro 2.065) se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto specifico e determinato ed è ulteriormente aggravata (reclusione da 6 mesi a 3 anni o multa non inferiore  a 516 euro) se la diffamazione è compiuta a mezzo stampa, media televisivi o internet.
Per quanto riguarda la diffamazione a mezzo stampa, esclude il reato il c.d. “diritto di cronaca” purchè sussistano contemporaneamente tre condizioni: che la notizia data sia vera, che esista un interesse pubblico alla conoscenza di quei fatti e che siano rispettati i limiti in cui tale interesse sussiste mantenendo l’informazione entro i confini dell’obiettività.

AVV.TOMMASO ROSSI

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