Focus: Gli stupefacenti e l’uomo nei secoli. 8^ Puntata- L’oppio

I PARTE: LA STORIA ANTICA. L’oppio, ricavato dalla capsula del Papaver Somniferum, è la droga che meglio di tutte segna la storia e l’evoluzione dell’uomo, intrecciandosi in esso in una dimensione sacra, in dottrine cliniche, ideologie politiche ed economiche, divertimento ed evasione.
La storia dell’oppio coincide con la nascita della scrittura: una tavoletta d’argilla ritrovata a Ninive, databile attorno al 2700 a.C., elenca fra le piante medicinali assiro-babilonesi una “droga bruna figlia del papavero di campo”. L’ideogramma usato per definirla deve tradursi con “pianta della gioia” e dimostra come già fosse noto l’effetto psicoattivo della sostanza. In uno dei papiri di Ebers, del 1550 a.C., è descritto un preparato a base d’oppio, utile come medicamento e come calmante per bambini. Dall’Egitto l’uso si diffuse in Asia Minore e da qui in Grecia e poi a Roma. I suoi effetti erano conosciuti dai primi naturalisti greci e romani, come testimoniano le opere di Teofrasto, Plinio e Dioscoride. Viene menzionato da Omero nell’Odissea con il nome di Nephentes, che Elena prepara nel banchetto in onore di Telemaco: “… nel dolce vin di cui bevean, farmaco infuse, contrario al pianto e all’ira, e che l’oblio seco inducea d’ogni travaglio e cura…”.

L’oppio è usato nei culti ufficiali di Demetra: il mito racconta che la dea della terra lo usasse per alleviare il dolore provocatole dal rapimento della figlia Persefone; perciò il papavero veniva sempre collocato fra le spighe che ella tiene in mano nelle raffigurazioni. Il papavero era quindi utilizzato durante le celebrazioni dei suoi Misteri, per preparare cibi e bevande per gli iniziati. L’oppio è altresì presente in molte pozioni (teriache) confezionate dai medici greci e romani, usate come calmante; la teriaca più celebre è quella confezionata da Andromaco il Vecchio, medico cretese alla corte di Nerone: il galenos (soave), raccomandato come miracolosa panacea. Galeno, principale medico romano, curò l’imperatore Marco Aurelio con l’oppio, fino a farlo diventare dipendente. Fecero ricorso all’oppio anche Nerva, Traiano, Adriano e Tito. CONTINUA…….

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