Focus: “Gli Stupefacenti e l’uomo nei secoli” – 6^ puntata

IL PEYOTL – Il Peyolt, piccolo cactus della specie lophophora williamsii, cresce nelle regioni montane e secche del Messico e in alcune zone del Texas. Contiene Mescalina e causa quella che viene definita “ebbrezza peyotlica”: uno stato di sovraeccitazione generale cui segue uno stato di sedazione nervosa e ipocerebralismo, in cui si producono straordinarie visioni colorate. Il nome, di origine azteca, non è l’unico usato per indicare il piccolo cactus che viene anche chiamato hicouri, houatari, kamaba a seconda delle diverse tribù indiane. Negli Stati Uniti viene smerciato in pezzi seccati chiamati “mescal buttons” o “dry-white”. Il missionario francescano Bernardino da Sahagun, giunto in Messico nel 1529, afferma che i Teochichimechi furono i primi a scoprirlo e usarlo come vino, ricavandone un’ebbrezza contornata da visioni ridicole e terribili e che questi lo usavano ancora per ricavarne coraggio nei combattimenti, resistenza alla fame e alla fatica. Gli spagnoli vedevano nel Peyotl un segno della potenza del diavolo e la chiesa romana mise formalmente al bando l’uso della “radice diabolica” cercando di debellarlo attraverso l’inquisizione. Il Peyotl spesso era mischiato con un’altra droga in infusi che donavano virtù divinatorie: essa era chiamata “ololiuhqui”, costituita dai semi di una convulcalacea contenenti l’amide dell’acido lisergico. Gli Indios cristianizzati discendenti dagli antichi Aztechi continuarono ad assumere il Peyotl di nascosto, per conoscere l’avvenire e per le sue proprietà curative, preparando una bevanda ottenuta attraverso la macerazione in acqua dei pezzi di cactus a cui venivano aggiunte foglie di tabacco. Oggi alcuni gruppi di indiani messicani (gli Huicols, i Coras, i Tepuhanes e i Tarahuamares), che popolano la Sierra Madre del Pacifico, hanno mantenuto in uso il Peyotl come elemento fondante del loro culto religioso.

Secondo alcuni miti di queste tribù il cactus sacro sarebbe nato dalla fronte di un daino e la bevanda sacra di cui si inebriavano gli dèi sarebbe sgorgata dalle corna sacre dell’animale. Altri lo identificano con il mais, molto consumato tra gli Indios che si fa discendere anch’esso dal daino. Anche gli dèi, nella mitologia indiana, consumavano il Peyotl, tant’è vero che esso figura sempre fra le offerte che vengono loro donate nelle immagini sacre o negli scudi votivi consacrati agli dèi. Gli indiani lo considerano “pianta di vita” e vi costruiscono attorno un vero e proprio culto, che ha il suo apice in grandi feste collettive che coincidono con la stagione delle piogge. Le feste sono precedute dalla ricerca della pianta sacra, una sorta di pellegrinaggio preliminare intriso di solennità cerimoniale, che dura non meno di 30 giorni, durante i quali i cacciatori devono praticare la continenza, non lavarsi e mangiare solo i pezzi del piccolo cactus raccolto. Le donne intanto si riuniscono nel villaggio e si confessano reciprocamente le infedeltà coniugali, in quanto il dio del fuoco esige la purezza dei suoi adoratori. I pellegrini, quando scorgono il cactus, simulano una caccia in quanto esso simboleggia il daino, e indirizzano preghiere ai cinque venti del mondo e al cactus sacro affinché questo non li faccia impazzire. La celebrazione delle feste è inoltre accompagnata da abbondanti libagioni di birra di mais alla quale viene mischiata la polpa del Peyotl. Nel corso dei secoli gli Indios, primi fra tutti i Tepuhanes, cominciano a sostituire l’uso del Peyotl con la canapa indiana. Dati ufficiali stimano nel 1923 il consumo del Peyotl riferibile a 11 Stati e ad una quarantina di tribù. Gli indiani degli Stati Uniti che consumano il Peyotl nella forma di “mescal buttons” organizzano periodicamente dei “Peyotl-meetings”, conservando il carattere religioso e sacro del culto del cactus, carattere che ha impedito agli indiani di accettare la religione cristiana importata dagli spagnoli. Altri seguaci del Peyotl ne hanno conciliato l’uso con il cristianesimo, dando vita ad una particolare religione che amalgama il culto del cactus con quello di Cristo. Nel 1923 gli indiani cattolici Sioux del Sud Dakota, riuniti a San Francisco nel loro congresso annuale, costituiscono la “Peyotl Church Of Christ” della quale il consumo del cactus diventa il principale sacramento al posto delle ostie e l’acqua nella quale è stato ammorbidito diventa la fonte battisimale, in quanto il piccolo cactus si identifica con lo Spirito Santo. Ancora oggi, in deroga alle leggi federali americane, i suoi adepti possono consumare liberamente il Peyotl all’interno delle loro cerimonie religiose.

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