Focus: “Gli stupefacenti e l’uomo nei secoli”

4^ PUNTATA - 4. Amanita muscaria e altri funghi allucinogeni.

Presso molte popolazioni primitive l’uso di alcune particolari specie di funghi era connesso a pratiche religiose, causa della presenza di alcaloidi tossici con effetti allucinogeni come la buscarina, il muscinolo e l’acido ibotenico. Nel secolo XVIII gli europei scoprirono l’uso a scopo allucinogeno dell’Amanita muscaria presso molte tribù primitive siberiane. Il nome di questo fungo si riferisce all’uso europeo di impiegarlo come moschicida. Il fungo è presente in tutto l’emisfero settentrionale; la tradizione ne indica l’utilizzo da parte degli stregoni lapponi in Europa e dei Vichighi, sotto forma di bevande ottenute diluendo la polpa con acqua o latte. Attualmente è in uso presso i popoli che risiedono nella Siberia orientale e nord orientale. L’avvelenamento si esplica attraverso disturbi gastroenterici, seguiti da problemi nervosi, vertigini, allucinazioni, accessi di collera ed uno stato ebbrezza paragonabile a quella provocata dall’alcol, spesso seguita da un sonno profondo. Ricerche etno-botaniche compiute da Wasson nella metà del Novecento lo portano a ritenere che il “Soma” degli Arii fosse da identificare proprio nella Amanita muscaria. Circa 3500 anni fa il popolo degli Arii passò dal nord dell’Asia in India, portando con sé il culto di una pianta chiamata “Soma”, da cui si otteneva una poltiglia che i sacerdoti bevevano durante le cerimonie sacre. Si fa riferimento ad essi nei “Rigveda”, una raccolta di oltre 1000 inni in sanscrito dove si fa spesso riferimento al “Soma” come a una bevanda sacra, cara al dio Indra, usata nelle liturgie religiose. Gli inni parlano di tre filtri che trasformano il fungo in divino Soma: il primo è costituito dai raggi del sole che si fermano sulla volta scintillante del fungo; il secondo dalla purificazione compiuta ad opera di un filtro con misto di un suo succo e di acqua, latte e miele; il terzo filtro è costituito dall’organismo umano che isola la sostanza nell’urina. In Siberia presso il popolo dei Koriacchi, l’usanza di bere la propria urina per continuare a fruire degli effetti tossici dell’Amanita è ancora oggi in voga. Elementi a favore della tesi sostenuta dal Wasson si possono trovare in molte leggende indiane.

Nel Avesta, il libro sacro degli adoratori di Zoroastro, si parla di Zarathustra che esorcizza i cattivi sacerdoti con “l’urina dell’ebbrezza”. I Manichei, discendenti della religione dello Zoroastrismo, sono rimasti in Cina fino al XII secolo e di questa epoca è un rapporto del Governo cinese che addita le attività di questa popolazione e principalmente l’uso che fanno del fungo rosso nelle cerimonie religiose nonché la pratiche della abluzione della propria urina.

In un episodio narrato dal poema epico indiano il “Mahaskharta”, il dio Krishna, sotto l’apparenza di un paria, offre da bere la propria urina per dissetare Uttanka e, di fronte al suo rifiuto, gli dice che era urina di Soma che l’avrebbe condotto all’immortalità.

Nei secoli successivi l’uso dell’Amanita muscaria si perde, poiché le calde vallate dell’Indo, a differenza che nelle gelide montagne siberiane, il fungo non cresceva più.

Wasson ricorda poi il culto che le tribù siberiane avevano per la betulla, in quanto l’Amanita vive in associazione simbiotica con la pianta; la betulla quindi diventa “l’albero della vita” e l’Amanita è “l’erba meravigliosa”. Questa leggenda si trasferisce nelle regioni che vanno dalla Palestina alla Persia: i Sumeri e gli Ittiti. Wasson interpreta la leggenda di Gilgamesh, eroe epico sumero che partì alla ricerca dell’erba meravigliosa e la strappò al serpente che la difendeva.

A metà del Novecento lo scrittore inglese Huxley contribuì a far conoscere questa droga: nel suo romanzo fantastico “Il mondo nuovo” descrive la futura umanità riunita sotto il comando di un governatore universale, che somministrerà ai cittadini Soma in compresse per eliminare ogni inquietudine e garantire un mondo senza guerre né rivolte. In altri due scritti (“Le porte della percezione” e “Paradiso e Inferno”) Huxley critica la società così com’è e descrive la possibilità di fuggirla attraverso la Mescalina. Convinzioni come questa sono alla base dell’ideologia dei “figli dei fiori”, che ripongono nella droga l’aspettativa di superamento di tutti i problemi causati all’uomo dalla società capitalistica.

Altri funghi allucinogeni esistevano ed erano usati già 3500 anni fa in Guatemala nell’ambito di un sofisticato culto religioso; antichi cronisti spagnoli riferiscono dell’uso presso gli Aztechi dei diabolici “teonanacatl” (cibo degli dèi), mangiati durante cerimonie religiose a scopi divinatori, profetici, taumaturgici.

Alcuni missionari cristiani descrivono il “fungo croce” ovvero la psilocybe jungensis, utilizzato in una bevanda inebriante dagli Indiani Kerimagna del Perù amazzonico.

Ancora oggi sono in uso presso tribù indios la Psilocybe Mexicana e la Stropharia cubensis, funghi allucinogeni che contengono la psilocybina, usati durante pratiche religiose dagli sciamani. Albert Hoffman, il chimico svizzero che ha sintezzato l’Lsd, dopo averli provati, descrive gli effetti dei funghi: “trenta minuti dopo l’ingestione dei funghi, il mondo esterno cominciò a subire una strana trasformazione. Tutto prendeva un carattere messicano…”.


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