FOCUS: GLI STUPEFACENTI e L’UOMO NEI SECOLI.

Pubblicheremo ogni fine settimana le successive puntate del FOCUS. Seguiteci!
2^ PUNTATA: 
Aya huasca, Yayè e Maikoa - Gli Indios dell’America del Sud che vivono nei territori bagnati dagli affluenti del corso superiore del Rio delle Amazzoni, possono essere chiamati senza timore di smentita ‘bevitori di veleno’, in quanto le droghe che fornisce loro la foresta tropicale sono fondamentali nella loro vita religiosa, provocando degli stati di trances assimilabili a quelli di una possessione demoniaca.

L’Aya huasca è una liana velenosa della famiglia delle malpighiacee – la Bannisteria Caapi – il termine usato dagli Indios deriva da ‘Aya’ che significa spirito e ‘huasca’ che significa liana. La stessa pianta è chiamata da altre tribù nepe, natema, kapi etc. Si prepara un decotto verde e molto amaro, che viene consumato individualmente per conoscere l’avvenire o l’esito di un’impresa da compiere o dal gruppo sociale per intero in occasione di alcune festività solenni, nell’ambito di un rituale di danze e preghiere che culmina in una repentina bevuta e in un istantaneo vomito, cui segue un sonno profondo popolato da allucinazioni. Le donne lo assumono per trovare un nuovo marito se sono vedove oppure per documentarsi sui propri doveri familiari; gli stregoni ne hanno necessità per compiere il proprio compito di guaritori, poiché al grado più alto della possessione sono in grado di vedere la malattia e scoprirne l’origine, oppure per gettare un maleficio sui nemici. La bevanda inoltre viene usata all’interno di cerimonie cui partecipano tutti i membri della tribù che culminano in grandi orge collettive. Il dott.Manuel Villavincencio descrive in un’opera del 1858 gli effetti della bevanda: “ogni volta che ho preso dell’Aya Huasca ho provato delle vertigini; a volte era come se stessi facendo un viaggio in aereo, durante il quale mi ricordo di aver visto i panorami più deliziosi, visioni di grandi città, di torri elevate, di parchi superbi e di altri oggetti magnifici; altre volte mi sono trovato come abbandonato in una foresta e assalito da alcune bestie feroci…”.

Lo Yayè o ‘pianta dello stregone’ è un altro importante veleno mistico in uso fra gli Indios. Appartiene alla famiglia delle echites e somiglia all’Hamaedictyon amazonicum. Spesso mischiato con l’Aya huasca, provoca allucinazioni visive ed auditive, a carattere divinatorio e telepatico, raggiungendo stati di sonnambulismo che permetterebbe di trovare cose nascoste.

Il Maikoa o Huantuc è il terzo e più pericoloso fra i veleni vegetali che gli Indios utilizzano per abbandonarsi ai sogni. Altro non sarebbe che la Datura Arborea, della famiglia delle Solanacee, da cui si ottiene questa bevanda che fa precipitare il soggetto che la assume in una ebbrezza a volte furiosa che termina in un sonno comatoso. E’ usata come bevanda di prova ad uso di coloro che stanno per diventare stregoni; come bevanda dei guerrieri, per consultare gli spiriti prima di intraprendere una spedizione; come prova nel cerimoniale di iniziazione dei giovani. Viene assunta in una capanna costruita nel mezzo della foresta, il “ranch dei sogni” nelle vicinanze di un ruscello dove poi il soggetto si dovrà bagnare. Il bevitore viene in contatto con una moltitudine di spiriti: gli spiriti del vegetale stesso, gli spiriti delle montagne, gli avi che si presentano sotto le sembianze di animali come il giaguaro, il coccodrillo, il boa, l’aquila e altri.

Questi metodi attraverso i quali gli Indios utilizzavano le sostanze tossiche per venire in possesso delle chiavi del proprio destino, si ricollegano con le opportune cautele socio-temporali alle moderne teorie sui sogni che ci provengono da Freud e Bergson.

 CONTINUA IL PROSSIMO FINE SETTIMANA….

 

 

 

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