Flash Mob a Montecitorio: in Italia si parla di Femminicidio

ROMA, 3 MAGGIO ’12 – Cinquantacinque cartelli di fronte a Montecitorio, con il nome delle cinquantacinque donne vittime di omicidi passionali dall’inizio del 2012. Una cifra che convalida il bilancio del 2011, chiuso con 137 uccisioni. Si parla di femminicidio. L’azione dimostrativa è un flash mob organizzato da Tilt – rete di collettivi di sinistra, impegnata sul tema della violenza di genere – ”per denunciare l’ennesimo omicidio nei confronti di una donna e per sollecitare la politica ad impegnarsi attivamente nella prevenzione e nel contrasto a questo fenomeno ancora ignorato”.

Le cifre. Secondo quanto comunicato proprio da Tilt «sono state 127 nel 2010, 137 nel 2011 e già 55 nei primi mesi del 2012 le donne uccise dai loro compagni, fratelli, mariti. I media li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. Si tratta invece di una pratica violenta di matrice non patologica ma culturale. Il nome che la identifica è femminicidio, neologismo in uso già da anni anche in Italia, che indica la distruzione fisica, simbolica, psicologica, economica, istituzionale della donna.>>

TABELLA: NUMERO DONNE UCCISE*

NUMERO DONNE UCCISE 2010 127

NUMERO DONNE UCCISE 2009 119

NUMERO DONNE UCCISE 2008 112

NUMERO DONNE UCCISE 2007 107

NUMERO DONNE UCCISE 2006 101

NUMERO DONNE UCCISE 2005 84

TOTALE DONNE UCCISE 2005-2010 650

*(Ricerca di Laura Adolfi, Sara Giusti, Agnese Breveglieri, Elisa Ottaviani, Cristina Karadole, Virginia Venneri,Cinzia Verucci, in collaborazione con Anna Pramstrahler, disponibile in pdf, http://www.casadonne.it/cms/images/pdf/pubblicazioni/materiali/uomini_che_uccidono_le_donne2012.pdf )

Il femminicidio. E’ un recente neologismo che si riferisce alla strage delle donne avvenuta a Ciudad Juarez, in Messico. Come spiegano alcuni esperti, Femminicidio è la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna “in quanto donna”, perché non rispetta il ruolo sociale impostole. Un neologismo che può essere utilizzato anche per il nostro paese, come confermato da Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne in visita nel nostro paese alla vigilia dell’8 marzo scorso.


La Petizione. Si contano già centinaia di adesioni alla petizione “Mai piu’ complici“, lanciata dall’associazione “Se non ora quando” , contro il femminicidio. “Ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore”.

Da Susanna Camusso a Livia Turco, da Renata Polverini ad Anna Finocchiaro, a Roberto Saviano, che scrive su Twitter: “È una mattanza: 54 donne uccise dall’inizio dell’anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie femminicidio”. Anche giornalisti come Dario Di Vico, Ritanna Armeni, Peter Gomez e le loro colleghe di Giulia (Giornaliste Unite Libere Autonome), docenti e accademici come Giuliano Amato e Nadia Urbinati. E poi decine e decine di associazioni e persone comuni.

La scrittrice canadese Margaret Atwood una volta chiese ad un suo amico perché gli uomini si sentissero minacciati dalle donne. Lui rispose “Perché hanno paura che le donne possano ridere di loro”. Poi chiese ad un gruppo di donne perché si sentissero minacciate dagli uomini. Loro risposero “Perché abbiamo paura di essere uccise.”

Clarissa Maracci

 

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