Fisco: Il corteo delle vedove di fronte all’Agenzia delle Entrate di Bologna

BOLOGNA, 6 MAGGIO ’12 – Hanno marciato venerdì di fronte all’Agenzia delle Entrate di via Nanni Costa le vedove dei morti suicidi a causa dei loro debiti con il Fisco. E’ proprio davanti a quell’agenzia che si diede fuoco il 28 Marzo scorso l’artigiano di origini campane Giuseppe Campaniello, deceduto per le ustioni riportate dopo nove giorni di agonia. Non è l’unico. Il bilancio dei suicidi per debiti fiscali conta 32 suicidi in quattro mesi (secondo la Cgia di Mestre). Gesti estremi, di chi vede i sacrifici di una vita bruciati in pochi giorni e lancia un grido sordo di fronte ad un’intransigente amministrazione fiscale. Un’amministrazione che ha sicuramente bisogno di far cassetta, esercitando tuttavia una pressione fiscale asfissiante sulla piccola e media impresa, già inginocchiata dalla crisi. Sono forti, le mogli. Si uniscono in un corteo e marciano in un silenzio assordante. E’ proprio la vedova di Campaniello a guidare la marcia, insieme all’amica Elisabetta Bianchi, seguite da un centinaio di persone. Vedove, imprenditori, disoccupati ed “esodati”. Vestita di nero, Tiziana Marrone, la vedova dell’artigiano di Ozzano, ha parlato con i microfoni di tutta Italia. «Mio marito non era pazzo, era rimasto solo>>. Al termine dell’intervento, il coro di ‘solidarietà’ dal gruppo di manifestanti stretti attorno alle due donne e la sottoscrizione del libro che racconta il dramma delle vittime della “crisi killer”. Non è un corteo che istiga gli animi alla rivolta. <<La gente ha bisogno di un rapporto umano che non c’è più» – queste le parole di Tiziana Marrone. Totale dissociazione dal gesto compiuto giovedì scorso dall’imprenditore di Bergamo, il quale, recatosi armato nella sede dell’Agenzia delle Entrate, si è asserragliato all’interno con un ostaggio. «Si comprende la disperazione del gesto ma non si può condividere». Dissociazione totale anche dalla maglietta di un imprenditore bresciano con la scritta: «Le tasse sono un furto». 

Due rose gialle posate tra i resti del rogo dove il Campaniello si è tolto la vita e infine, l’incontro della vedova “bianca” con Aldo Scola, presidente della Commissione tributaria dell’Emilia Romagna. Ancora il tentativo di un dialogo con le amministrazioni, un dialogo che il marito non è riuscito ad ottenere.

La pressione fiscale sulle imprese. Secondo i risultati di uno studio diUnindustria Bologna (che ha preso in analisi la pressione fiscale effettiva sulle imprese bolognesi) risulta che le aziende pagano più di quanto guadagnano. Infatti, il 55% delle imprese prese in considerazione, ha versato al fisco il 50% del proprio utile anti imposte. Il 22% ha invece versato più del 90% dei profitti. Il dramma maggiore è di fatto per piccole imprese dove la pressione fiscale effettiva raggiunge il 50%.

Come conferma Maurizio Marchesini, Presidente di Unindustria Bologna: “Da un lato, la pressione fiscale è inversamente proporzionale alla dimensione dell’impresa: più l’impresa è grande, meno si aspetta di subire una pressione fiscale elevata. Ed è inversamente proporzionale anche alla redditività dell’impresa: più l’impresa è ‘redditiva’, minore è l’aspettativa di subire una pressione fiscale elevata; il che paradossalmente, in questo periodo di crisi, ha prodotto e produce un effetto perverso e dannoso proprio su chi è in difficoltà. Ma il dato più sbalorditivo è che anche le società in perdita pagano le imposte, per effetto soprattutto dell’IRAP che tassa oltre al reddito anche i costi dell’impresa“.

Un prospetto questo che impone la riduzione del personale come soluzione primaria. Così conferma Massimo Cavazza, titolare della Sipe Srl (una piccola impresa che produce apparecchiature elettroniche, struttura che fattura 6 milioni l’anno o ed ha 15 dipendenti) “Con la mia azienda siamo riusciti a fare utili, il segreto però sta nel numero contenuto dei dipendenti, altrimenti l’aumento della base Irap mi porterebbe in rosso. Per fare questo esternalizzo molte produzioni, incidendo negativamente sulle mie possibilità di sviluppo. È un peccato”.

L’agenzia delle Entrate. Al 31 dicembre 2010 presso l’Agenzia prestavano servizio 33.238 unità di personale – si legge dal bilancio, pubblicato nel sito web.

Equitalia S.p.A., il braccio di ferro dell’Agenzia, è una società per azioni, partecipata per il 51% dall’Agenzia delle Entrate e per il 49% dall’INPS, che dal 1° ottobre 2006 esercita l’attività della Riscossione nazionale dei tributi. La società ha ottenuto nel 20120 1,29 miliardi di euro di ricavi, di cui 1,22 miliardi derivanti dall’incasso di commissioni (aggi – 9% delle somme riscosse -, rimborsi spese di notifica ecc.) sull’attività di riscossione conto terzi. Margine operativo lordo di euro 248,65 milioni, Ebit di 158,98 milioni, utili per 28,24 milioni. In questo periodo ha riscosso crediti per 8,87 miliardi di euro, 4,61 per conto dello Stato, 2,83 conto Inps/Inail, 1,42 conto Enti non statali (Regioni, Comuni, Consorzi ecc.). I cosiddetti grandi debitori (coloro che sono iscritti a ruolo per importi maggiori di 500.000 euro) ammontano a 1.055 unità, da cui nel 2010 Equitalia ha riscosso 1,78 miliardi.

CLARISSA MARACCI

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