Fiom vs Fiat : discriminazione dei lavoratori iscritti al sindacato

ROMA, 22 GIUGNO ’12- Il Tribunale di Roma condanna la Fiat per discriminazione sindacale in fase di assunzione: 145 lavoratori con la tessera del sindacato Fiom dovranno essere assunti. La causa è stata intentata circa 2 anni fa dalla Fiom sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce un’importante direttiva europea sulle discriminazioni sindacali.
Il fatto. L’evento che ha scatenato la causa Fiom contro Fiat nasce nel passaggio tra la vecchia Pomigliano e la Newco Fabbrica Italia Pomigliano: su 2.093 operai assunti da quest’ultima nessuno risulta iscritto alla Fiom. Secondo studi statistici, la possibilità che ciò accadesse casualmente era di una su dieci milioni. Pertanto, il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito contro Fiat per conto di tutti i lavoratori iscritti al sindacato (382). “L’azione antidiscriminatoria può essere promossa dai diretti discriminati e se la discriminazione è collettiva dall’ente che li rappresenta”, spiega il legale della Fiom. Il giudice ha ordinato l’assunzione di 145 di questi lavoratori con la tessera di metalmeccanici Cgil, mentre 19 operai, che hanno agito in giudizio individualmente, hanno ottenuto 3000 euro di risarcimento del danno.

Il diritto. La normativa di riferimento sulle discriminazioni sindacali attuate dal datore di lavoro è contenuta nel Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216, in attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Il decreto prevede proprio una serie di tutele giurisdizionali per far valere il principio di parità di trattamento addirittura in fase di accesso al lavoro, dunque in fase di assunzione. Per principio di parita’ di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’eta’ o dell’orientamento sessuale. Ed ecco appunto che tra le convinzioni personali possiamo annoverare l’appartenenza ad un sindacato o ad un gruppo politico. Un’altra novità importante introdotta dal decreto è che il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza di un comportamento discriminatorio a proprio danno, puo’ dedurre in giudizio degli elementi basati su dati statistici, come è avvenuto nel caso della Fiom, che ha riportato gli studi di uno statista inglese rivolti a dimostrare che l’assunzione di operai non iscritti al sindacato non era casuale. Infine, occorre sottolineare che il giudice cui è stato presentato il ricorso può riconoscere il risarcimento del danno ( come nel caso degli operai che hanno agito individualmente), nonché la cessazione del comportamento discriminatorio, e la rimozione degli effetti – cosa avvenuta nel caso dei 145 lavoratori per cui è stata ordinata l’assunzione.

CLARISSA MARACCI

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