Finisce ai domiciliari per aver fatto fumare hashish al figlio. Forse una vendetta dietro la denuncia della ex moglie

BOLOGNA, 21 GENNAIO ‘12 – Un bolognese di 42 anni è finito agli arresti domiciliari per aver fatto fumare hashish al figlio di 14 anni. A denunciare l’accaduto è stata l’ex moglie dell’uomo alla quale il figlio avrebbe raccontato di aver fumato con il padre in almeno due occasioni risalenti allo scorso novembre, una volta in un centro commerciale e la seconda per la strada. Proprio in quest’ultima circostanza il ragazzino si sarebbe sentito male e avrebbe raccontato tutto alla donna che, dopo aver confermato l’assunzione di hashish con un test acquistato in farmacia, ha sporto denuncia ai carabinieri. Le indagini della procura non hanno tardato a partire e dopo una perquisizione a casa dell’uomo, dove sono stati trovati 5 grammi di marijuana, sono stati chiesti i domiciliari, confermati dal gip. A casa del bolognese sono state trovate alcune armi da fuoco detenute irregolarmente e l’uomo, oltre che per la droga, è stato denunciato anche per questo. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il padre del ragazzino ha rigettato le accuse. Secondo la sua versione dei fatti la moglie, che aveva avuto notizia del divorzio appena 15 giorni prima della denuncia, avrebbe agito per vendetta. Movente conflittuale che la donna ha negato. Il gip avrebbe ceduto alla madre del ragazzino e disposto i domiciliari per il bolognese che non potrà avere contatti con il figlio. Secondo il giudice l’uomo non avrebbe percepito la gravità del gesto e senza alcun indugio avrebbe spinto il figlio all’assunzione di sostanze stupefacenti. Un atteggiamento questo che non escluderebbe la possibilità che si verifichino altri episodi simili nei confronti di estranei.

ELEONORA DOTTORI

D: Di che cosa è accusato il bolognese e quali conseguenze possono esserci per lui?

R: Oltre alla detenzione di armi senza, evidentemente, regolare porto, l’uomo sarà indagato per cessione di sostanze stupefacenti, punito con la reclusione da 6 a 20 anni oltre ad una multa di rilevantissima entità. In realtà, in un’ottica difensiva l’uomo -al di là di verificare la veridicità delle accuse e di escludere in toto la sua colpevolezza- potrebbe invocare la sussistenza del meno grave reato di induzione all’uso di stupefacenti da parte di minore, reato punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con una multa fino a 5000 €. Conseguenze anche dal punto di vista della potestà genitoriale, che il Tribunale per i minorenni potrebbe revocare.

D: Perché sono stati disposti i domiciliari?

R: Evidentemente il GIP ha ritenuto che le esigenze cautelari potevano essere adeguatamente salvaguardate con questa misura, meno afflittiva rispetto alla custodia cautelare in carcere ma comunque assai restrittiva della libertà personale.

AVV.TOMMASO ROSSI

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