Falsi annunci di lavoro e truffa, tre persone denunciate

MAIOLATI SPONTINI, 13 MAGGIO ’13 – La denuncia di un ragazzo alla locale stazione dei carabinieri permette di scoprire una truffa che potrebbe avere vittime in tutta Italia. L’astuto piano è stato scoperto dai carabinieri della stazione di Moie di Maiolati Spontini in seguito alla denuncia di un cittadino che aveva acquistato un telefono cellulare su Ebay, pagandolo 570 euro, ma che non gli era mai stato consegnato. I militari hanno scoperto che il bonifico era stato fatto ad una ragazza di Milano, ignara di tutto. La giovane aveva semplicemente risposto ad un annuncio di lavoro e inviato per e-mail una copia della carta di identità e il codice fiscale, documenti che venivano utilizzati a sua insaputa per mettere in piedi la truffa. La mente del raggiro, colui che aveva scritto il falso annuncio di lavoro, era un 27enne di Milano che in concorso con un 33enne di Sassari, aveva stipulato una società fittizia, facendo figurare la milanese come legale rappresentante, per trarne un profitto ingiusto raggirando ignari acquirenti di prodotti altamente tecnologici a prezzi stracciati. Coinvolta anche una terza persona, una tabaccaia di 62 anni di Messina alla quale si erano rivolti i due per attivare numerose sim sempre utilizzando i documenti della giovane milanese. I prodotti venivano messi sul sito di compravendite on-line ma una volta intascati i soldi degli acquisti non c’era più traccia. Il 27enne e il 33enne sono stati deferiti a piede libero alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per sostituzione di persona e truffa in concorso, mentre la commerciante siciliana dovrà rispondere di favoreggiamento, falsità in scrittura privata, falsa dichiarazione a pubblico ufficiale sull’identità di altri, violazione dell’obbligo di identificazione del cliente come previsto dalla legge antiriciclaggio. A far partire le indagini è stata proprio la denuncia del giovane di Moie.

ELEONORA DOTTORI

 

D: In cosa consiste il reato di truffa?

R: Punisce chiunque, con artifici e raggiri, inducendo qualcuno in errore, procura a sè o agli altri un ingiusto profitto con altrui danno. La pena prevista è quella della reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa fino a 1.032 euro, in caso, però, di ipotesi aggravate la reclusione è da 1 a 5 anni e la multa da 309 a 1549 euro. Nel caso di specie potrebbe ravvisarsi anche la c.d. continuazione che prevede per chi con più azioni o omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso commette più violazioni della stessa o diverse disposizioni di legge, l’applicazione della pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo.

 

D: Il fatto che il reato sia stato perpetrato via web fa differenza ai fini del processo?

R: Non esiste un’ipotesi specifica di reato di truffa realizzata attraverso il web ma la condotta rientra in quella sopra descritta della truffa di cui all’art. 640 del codice penale, pur considerando che il Giudice potrà tenere conto, ai fini della determinazione in concreto della pena, delle particolari modalità con cui è stata tenuta la condotta illecita.

 

D: Il codice penale ha quindi ha dovuto “adattarsi” anche al web?

R: Nel caso in commento siamo dinnanzi ad un’ipotesi comune di truffa che si caratterizza però per le modalità con cui è stata realizzata ovvero il mezzo di internet, certamente non si può negare che contestualmente all’evoluzione della tecnologia c’è stata anche la nascita e lo sviluppo di molte e nuove forme di reato e di aggressione criminosa talvolta commesse per mezzo di sistemi informatici e telematici, altre volte contro i medesimi, intesi non più come strumenti per compiere reati, ma come oggetti di questi ultimi.

Spesso si distingue tra reati commessi su internet e reati commessi mediante internet; il nostro caso rientrerebbe nel secondo gruppo.

D: Potrebbero esserci conseguenze per il sito E-bay per omesso controllo dei presunti venditori?

R: A livello comunitario e nazionale, le norme (nello specifico, la Direttiva 200/31/Cee e il D.Lgs 70/2003), che disciplinano i servizi forniti da piattaforme di vendita online, non prevedono una responsabilità penale diretta del sito.In certi casi estremi, nel caso di truffe realizzate con il coinvolgimento di soggetti con posizione verticistica all’interno del provider, si potrebbe sostenere una responsabilità amministrativa dell’ente, con correlativa sanzione pecuniaria o interdittiva ai sensi d.lgs. 231/01.

Da valutare, poi, se esiste, almeno dal punto di vista civilistico/risarcitorio, una responsabilità del provider per le truffe on-line perpetrate da e ai danni degli utenti della piattaforma. Una parte della giurisprudenza ritiene che vi possa essere una responsabilità risarcitoria del service provider, ai sensi dell’art. 2043 e 2050 c.c., qualora sia dimostrata una sua colpa nel vigilare nelle attività poste in essere dagli utenti al suo interno. In nessun caso, però vi è un obbligo di sorveglianza preventiva, nè una conseguente responsabilità per non aver controllato le ‘ credenziali’ di un utente, poi rivelatosi truffatore, anche perché nella policy del sito che l’utente accetta iscrivendosi viene espressamente declinata la responsabilità del sito in questa evenienza.

AVV.VALENTINA COPPARONI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply