FACEBOOK & GOOGLE: Ma cosa stanno combinando?

ANCONA 08 FEBBRAIO 2012. Sembra quasi che più si diventa grandi, potenti e famosi più ci si senta al di sopra delle leggi, del buon senso comune e della corretta concorrenza. Gli antichi greci, nell’epoca classica,  mitizzavano figure onnipotenti capaci di fare il bello e il cattivo tempo e di mutare il destino dell’uomo, nonché il diritto alla vita, a loro piacimento; erano gli dei. Migliaia di anni dopo multinazionali che dominano il mercato si sentono tali calpestando le più elementari regole del buon senso e soprattutto le leggi vigenti nei loro paesi e nei paesi che li ospiano. Che cosa sta succedendo?

MOUNTAIN VIEW, 2 FEBBRAIO 2012. In casa Google, o forse è il caso di dire a la maison de Google, si respira aria pesante. Infatti  il tribunale francese ha condannato la società di Larry Page e Sergey Brin al risarcimento di mezzo milione di Euro nei confronti della malcapitata sicietà transalpina Bottin Cartographes. Il noto motore di ricerca infatti fornisce gratuitamente mappe tramite il sistema Google Maps con il quale gli utenti possono accedervi gratuitamente (per le aziende è richiesto il pagamento di una quota per dei servizi aggiuntivi) tramite una visione simile a quella che può essere guardando il mondo dallo spazio fino al dettaglio, una sorta di visione satellitare (in parte reale fino ad una certa altitudine) aggiunta ad un bricolage fotoaereo. L’azienda francese da tempo fornisce lo stesso servizio grazie alle proprie ricerche e risorse ovviamente con un target del tutto aziendale, essendo questo il suo corebusiness, dietro pagamento di una quota legittima. In questo caso il tribunale si è fatto garante delle leggi sulla concorrenza condannando la Google Inc. con l’accusa di abuso di posizione predominante e concorrenza sleale. L’attività principale dell’azienda americana sta nel motore di ricerca ed in tutti i prodotti che ruotano intorno ad esso, l’esplorazione della cartografia terrestre non è certo il loro articolo di punta che però distribuito gratuitamente crea non poche difficoltà alla piccola compagnia francese. Un esempio calzante, e spiegato in parole molto semplice può essere il seguente: in una via cittadina ci sono due negozi uno a fianco all’altro. Uno vende frutta, un altro vende carne. Categorie merceologiche differenti dove non esiste concorrenza. Ma quanto ancora potrebbe lavorare il fruttivendolo se il macellaio decide di regalare frutta a tutti quelli che vanno a comprare carne da lui?
Nel frattempo Google è già in appello. Se la caverà?
Oltreoceano intanto si delineano le tattiche e i piani per la censura del web. Sembra infatti che in accordo con molti paesi i  blog consultabili e ricercabili saranno circoscritti a quelli aventi il suffisso della propria nazione e quindi .uk (inghlterra) .fr (francia) ecc.. Se l’Italia dovesse aderire solo i .it saranno visibili nella nostra rete. Il mioblog-punto-com, diventerebbe mioblog-punto-it. Esiste comunque un workaround, infatti si può accedere al mioblog-punto-com aggiungendo un suffiso /ncr alla fine dell’indirizzo (no country redirect).

PALO ALTO, CALIFORNIA, 08 FEBBRAIO 2012. Sempre più spesso si parla di privacy e in casa facebook. Quello che molti credono è che iscrivendosi a questo social network chiunque può accedere ai nostri dati. In parte pensarla così potrebbe non essere corretto. Quello che in realtà accade è che comunque facebook raccoglie i nostri dati tramite un sistema di ‘timeline’ (linea temporale) e li immagazzina. Una cosa del genere non sarebbe possibile senza un’autorizzazione e soprattutto senza la possibilità di andarli a consultare volta per volta. Ebbene, in fase di registrazione, quando l’utente spunta il ‘flag’ su “termini e condizioni” aderisce alla raccolta delle informazioni e può essere richiesta in qualsiasi momento dallo stesso utente. Peccato che Facebook ne lo esprime in chiaro ne pubblicizza tale richiesta. Da notare una cosa: questa funzione è disponibile solo in Europa, se si è residenti e scritti in USA o in Canada non si può accedere alla cronologia della propria attività sul sito. Proprio nel vecchio continente è nato un gruppo “Europe Vs Facebook” capitanato da Max Schrems un austriaco (evidentemente molto pignolo nel leggere tutto il papiro dei termini e condizioni, nda) divenuto una vera e propria spina nel fianco per Mark Zuckerberg. Schrems infatti ha sperimentato tre anni di navigazione all’interno di facebook chiedendo successivamente i dati della propria cronistoria. Le informazioni presonali arrivarono a casa dello studente di giurisprudenza austriaco in forma digitale (un pdf di 1200 su CD) rendendosi così conto di quanto l’azienda californiana sia ignorante riguardo alle normative sulla privacy vigente in Europa. Per la cronaca, la sede europea di Facebook è in Irlanda dove gran parte delle aziende informatiche risiedono grazie a particolari sconti fiscali, la stessa nazione comunque non è esonerata dalle normative vigenti sulla privacy. Principalmente l’associazione “Europe Vs Facebook” denuncia due gravi fattori legata all’utenza: i dati estremamente dettagliati e il fatto che l’utente continua ad esistere anche dopo la cancellazione. Lunedì 06 Febbraio a Vienna Max è riuscito ad ottenere un colloquio con i dirigenti di della Company californiana in quanto a seguito delle sue denuncie il noto social network è stato letteralmente tartassato di richieste di dati personali costringendolo a chiudere il form on-line per la richiesta degli stessi. Nonostante comunque facebook stia ottemperando a tali richieste restano comunque segrete alcune tecnologie come i rilevamenti biometrici del volto ed altro ancora. Alla fine del colloquio di ben sei ore per quanto non si conosco ancora i dettagli Max Schrems dichiara: “I portavoce hanno ammesso che Facebook è come una petroliera, va nella direzione giusta ma è davvero lenta. Ridurremo il nostro torrente di lamentele alle faccende che non sono state risolte, e chiederemo una decisione formale dal DPC irlandese per i casi restanti. Il [mio] gruppo ha comunque dubbi seri sull’uso dei dati da parte di Facebook, e continueremo a spingere affinchè la compagnia si adegui alle leggi europee in merito”.

Alcune informazioni utili:

- Cliccando qui è possibile vedere e constatare la chiusura del form on-line della richiesta dei dati personali, ossia per sapere cosa facebook ha raccolto di noi. Link da salvare nei preferiti.

- Cliccando qui invece è possibile accedere alla forma, ancora in vigore, di richiesta dati in modalità ‘manuale’ ossia con un iter un po’ più lungo ma che comunque l’azienda è costretta ad evadere.

 GIORGIO DI PROSSIMO

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One Response

  1. Valentina Copparoni
    Valentina Copparoni at |

    Complimenti Giorgio Di Prossimo! e non dire che i nostri non valgono….!!!

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