Essere gay in Italia: riflessione dopo le violenze all’attivista Allegrezza

ROMA, 18 GIUGNO ’12 – Si dice che uno degli indici di sviluppo di un paese sia la tutela delle minoranze. E’ l’articolo 3 della nostra Costituzione che lo ricorda. Eppure, quei principi lungimiranti che hanno ispirato le menti della Costituente e, grazie a dio, quelle di alcuni giudici, non sembrano affondare le radici nella società italiana, ancora timorosa e schiva nel riconoscere agli omosessuali i diritti civili di cui godono tutti gli altri cittadini. E’ sempre la stessa storia: “se Dio ha creato l’uomo e la donna ci sarà un motivo, no? Pensa se fossimo tutti gay! Se non è troppo checca si può pure accettare!” Il legislatore, lasciando il vuoto normativo assoluto a tutela degli omosessuali, ha in realtà causato un danno ancora maggiore di quello che avrebbe creato adottando una legislazione restrittiva: ha infatti lasciato alla discrezionalità di ciascun cittadino l’accettare/non accettare, il riconoscere/non riconoscere il diritto all’eguaglianza di chi ha un orientamento sessuale diverso. Di qui, il caos: ciascuno si sente in diritto, se non in dovere, di dire la sua a riguardo e di sentirsi perfino benevolo nel non auspicarsi una legge razziale, nel giudicare il caso specifico. Non c’è una generalizzazione della tutela della minoranza, ma una valutazione ad hoc della persona omosessuale da parte di chi, per legge, si trova di fatto più in alto di questa, ovvero il cittadino comune. Ragazzi tra i 25 e i 30 anni che picchiano a sangue un omosessuale nel 2012. Ragazzi schiavi di un retaggio culturale retrogrado e incivile, ma non è colpa loro: a loro solo la piaga dell’ignoranza. Al legislatore, la responsabilità del danno cagionato allo sviluppo di questo paese.

Il Caso Allegrezza. L’aggressione di Guido Allegrezza (47 anni), attivista gay romano, è avvenuta durante la manifestazione della Settimana Arcobaleno a Roma, che durerà fino al 22 Giugno. Allegrezza è’ stato picchiato a sangue mercoledì notte al laghetto dell’Eur, mentre si dirigeva presso la propria auto, da cinque giovani che lo hanno ferito alla testa con una grossa pietra e l’hanno poi colpito con calci e pugni. La polizia, è stata contattata alle 2 del mattino dalla stessa vittima, ricoverata al San Camillo con 3 costole rotte, una ferita alla testa, ecchimosi e contusioni sul volto e altre parti del corpo. Tuttavia, non è l’unico episodio discriminatorio verificatosi negli ultimi giorni: pochi giorni fa sono stati picchiati un giovane gay in via dei Baullari, vicino a Campo de’ Fiori; una ragazza è stata aggredita alla Gay Street davanti al Colosseo; all’inizio del mese, sulla spiaggia vicino Ardea, è stato colpito un transessuale; a Velletri due ragazze omosessuali, insultate in un pub da un gruppo di giovani.

CLARISSA MARACCI

D: Esistono delle normative che tutelano la libertà sessuale?

R: Oltre alla nostra Carta Costituzionale che , come detto, sancisce l’uguaglianza senza distinzioni di sesso e quindi anche di orientamenti sessuali, il nostro codice penale prevede in maniera molto specifica la tutela del bene della libertà sessuale considerata a tutti gli effetti una componente inviolabile della  libertà personale.
In particolarela legge n. 66 del 1996 ha profondamente innovato l’originaria disciplina, prevista dal codice penale del 1930, in tema di delitti contro la libertà sessuale; le nuove norme, infatti,  sono diversamente collocate rispetto a prima della riforma ed infatti si trovano nella sez. II del titolo XII intitolato dei delitti contro la libertà personale, mentre in precedenza erano collocate nel titolo IX intitolato dei delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.
Le ragioni della riforma si individuano nelle numerose critiche da parte della dottrina e giurisprudenza, ma soprattutto  da parte dell’opinione pubblica, che ritenevano che le condotte punite con tali norme fosse proprio la violazione di una particolare libertà, quella sessuale, e non già la moralità pubblica e il buon costume. Con la riforma del 1996 viene anche ampliata la nozione di “violenza sessuale” che ricomprende oggi anche tutti quei comportamenti quelli che prima rientravano nella nozione di  “atti di libidine violenta ” e che erano puniti in maniera meno grave.
E’ opportuno anche ricordare che la legge italiana  tutela le persone discriminate  sul posto di lavoro per motivi legati all’orientamento sessuale attraverso il decreto legislativo n. 216/2003 che ha attuato la direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Inizialmente però il testo di legge italiano recepiva solo in parte  la normativa dell’Unione europea in quanto introduceva alcune eccezioni al divieto di discriminazione riguardanti il personale delle Forze armate, quelle di Polizia e dei servizi di soccorso. In seguito fu aperta una procedura d’infrazione  contro l’Italia dalla Commissione europea e tali eccezioni sono state abolite dall’art. 8-septies del decreto-legge n. 59/2008 convertito, con modificazioni, nella legge n. 101/2008
Per quanto riguarda, poi, la recente proposta di legge in materia di omofobia, bocciata per l’accoglimento di alcune pregiudiziali di incostituzionalità, si rimanda all’articolo di “Fatto&Diritto” sul tema al seguente link: http://www.fattodiritto.it/omofobia-affossato-dalla-camera-il-disegno-di-legge/.

AVV.TOMMASO ROSSI

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