Escort: Berlusconi indusse Tarantini a mentire. L’ex premier indagato a Bari

NAPOLI, 19 APRILE ’12 – Silvio Berlusconi è indagato a Bari, insieme a Valter Lavitola, per aver indotto Gianpaolo Tarantini a mentire sulle feste che si svolgevano ad Arcore. Il reato contestatogli quindi è induzione al mendacio. Dagli atti della procura emergerebbe che le dichiarazioni di Tarantini fornite all’autorità giudiziaria di Bari, risalenti al 29 e 31 luglio del 2009, sarebbero reticenti e a tratti anche menzognere circa il coinvolgimento dell’ex premier sui festini di Arcore. Secondo i primi accertamenti Berlusconi si sarebbe garantito il silenzio di Tarantini consegnandogli 500mila euro in più battute, garantendogli un lavoro e la copertura legale sull’inchiesta barese relativa al giro di prostituzione di Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Lavitola si sarebbe occupato di far avere a Tarantini le agevolazioni garantite dall’ex premier.

La svolta e i 23 milioni di finanziamenti pubblici per L’avanti.

La svolta è arrivata proprio nel secondo giorno di detenzione di Lavitola a Poggioreale, dopo il sequestro da parte della Guardi di Finanza di 2.5 milioni di euro destinati all’avanti, il giornale diretto dal faccendiere. Secondo i pm questo denaro sarebbe il frutto di false fatture che avrebbero garantito a Lavitola, tra il 1997 e il 2009, di avere accesso a contributi pubblici per un totale di 23milioni di euro. Soldi che poi sarebbero stati portati in sudamerica e nei paesi arabi dallo stesso faccendiere con la complicità di Sergio De Gregorio, senatore del Pdl e primo direttore de L’Avanti di Lavitola nel 1996, accusato di appropriazione indebita per i 23 milioni di euro destinati al giornale. La giunta per le autorizzazioni deciderà oggi sulla richiesta di arresto ai domiciliari nei suoi confronti. I magistrati stanno anche cercando di stanare le talpe che possano aver fornito a Lavitola informazioni sull’inchiesta, aiuti che a detta della sorella del faccendiere, dichiarazioni messe a verbale, larriverebbero direttamente dal Tribunale.

Lavitola collaborativo.

Potrebbe non essere un caso che a Silvio berlusconi sia stato notificato un provvedimento di proroga delle indagini della procura di Bari, identico a quello notificato a Lavitola, in carcere per corruzione internazionale e bancarotta, proprio il giorno del primo interrogatorio del faccendiere. L’ex latitante, infatti, avrebbe mostrato un atteggiamento collaborativo al giudice e dopo aver consegnato la documentazione di cui era in possesso, potrebbe essere disposto a raccontare tutto quello che sa sulle escort e sui rapporti con Berlusconi e Tarantini.

L’inchiesta e la difesa di Panama. “Frattini era geloso”.

Nell’inchiesta Tarantini e Berlusconi entrano in gioco solo in un secondo momento. I pm napoletani Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli, infatti, stavano indagando su una possibile corruzione internazionale legata a membri di Finmeccanica, tra cui Lavitola. Il telefono del faccendiere quindi era stato messo sotto controllo e dalle intercettazioni sarebbe emersa una telefonata tra lui e Tarantini, in cui quest’ultimo gli faceva pressioni per avere del denaro da Berlusconi. Intanto a Panama prende posizione il presidente Ricardo Martinelli, accusato di aver preso tangenti da Valter Lavitola per affidare un appalto da 176 milioni di dollari ad alcune imprese italiane per la costruzione di quattro carceri. In cambio dell’appalto Martinelli avrebbe intascato 20 milioni di euro e un elicottero. La difesa di Martinelli è destinata a far discutere. “Ho conosciuto l’ex premier Silvio Berlusconi e l’imprenditore Valter Lavitola assieme all’allora ministro degli Esteri Juan Carlos Varela” scrive il presidente su Twitter, e aggiunge: “Lavitola era stato presentato come membro del governo italiano e persona di fiducia di Berlusconi. L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini era geloso.

ELEONORA DOTTORI

D: In che consiste il reato di istigazione di un indagato a fare dichiarazioni false all’autorità giudiziaria?

R: Il reato è previsto dall’art. 377 bis del nostro codice penale che prevede la reclusione da 2 a 6 anni, salvo che il fatto costituisca più grave reato, per chiunque con violenza o minaccia o con offerta o promessa di denaro o altra utilità, induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci a persona chiamata a rendere davanti all’autorità giudiziaria dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, quando questa ha la facoltà di non rispondere. Il reato è procedibile d’ufficio.

AVV.TOMMASO ROSSI

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