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Emanuela Orlandi: indagato ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare Pietro Vergari

Posted by on mag 19th, 2012 and filed under Italia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

ROMA, 19 MAGGIO ’12 – Il caso sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana sparita nel nulla il 22 giugno 1983 quando aveva solo 15 anni, continua a riservare colpi di scena. Dopo l’apertura della cripta dove è sepolto il Boss della banda della Magliana Renatino De Pedis appena qualche giorno fa e il ritrovamento di ossa umane accanto alla cripta, ora la Procura di Roma ha indagato monsignor Pietro Vergari, rettore fino al 1991 della Basilica di Sant’Apollinare. Il sacerdote è indagato per concorso in sequestro di persona aggravato dalla morte e dalla minore età dell’ostaggio. Un reato pesantissimo. Monsignor Vergari era già stato indagato insieme a Sergio Virtù (l’autista di De Pedis), Angelo Cassani (detto “Ciletto”) e a Gianfranco Cerboni (detto “Gigetto”) gli stretti collaboratori del boss. Quinta indagata in questo lungo e complesso caso di scomparsa è Sabrina Minardi, già amante di Renatino e unica supertestimone (spesso caduta in contraddizione) di questa vicenda. Proprio lei aveva indicato ai magistrati di andare a carcere la verità nella tomba di Renatino, senza aggiungere nulla su quale sarebbe questa presunta verità sul caso della scomparsa di Emanuela. La Procura raccolse le dichiarazioni e per far luce sul perché un boss della feroce banda della Magliana fosse stato sepolto in una cripta della Basilica, un luogo sacro, sentì come persone informate sui fatti la vedova Carla Di Giovanni, monsignor Vergari e l’attuale rettore don Petro Huidobro.

Gli inquirenti intendevano accertare, in particolare, se qualcuno avesse pagato per quella sepoltura in quel posto. La spiegazione arrivò dal sito web di don Vergari, il quale nella home page del suo sito chiarisce i rapporti intercorsi tra Renatino De Pedis e i suoi familiari e la Chiesa.  “Enrico De Pedis veniva come tutti gli altri, e fuori dal carcere ci siamo visti più volte: normalmente nella chiesa e altre volte fuori, per caso. Mai ho veduto o saputo nulla dei suoi rapporti con gli altri, tranne la conoscenza dei suoi familiari. Aveva il passaporto per poter andare liberamente all’estero. Mi ha aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri. Quando seppi dalla televisione della sua morte, ne restai meravigliato e dispiacente.  Qualche tempo dopo la sua morte (febbraio ’90, ndr), i familiari mi chiesero, per ritrovare un po’ di serenità e perché (De Pedis) aveva espresso loro il desiderio di essere un giorno sepolto in una delle antiche camere mortuarie, abbandonate da oltre cento anni, nei sotterranei di Sant’Apollinare, di realizzare questo suo desiderio. Furono chiesti i dovuti permessi religiosi e civili, fu restaurata una delle camere e vi fu deposto… Restammo d’accordo con i familiari che la visita alla cappella funeraria era riservata ai più stretti congiunti. Questo fu osservato scrupolosamente per tutto il tempo in cui sono rimasto rettore, fino al 1991”.

Secondo la versione ufficiale quella accertata dalla Procura, Vergari avrebbe mandato la signora De Pedis a parlare con il Vicario di Roma cardinal Ugo Poletti al quale la donna avrebbe detto che “Enrico De Pedis è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana”.

Il Vaticano, più volte chiamato a esprimersi sulla vicenda di Emanuela dal fratello Pietro Orlandi che ha anche promosso una raccolta firme affinché del caso si interessi lo stesso papa Benedetto XVI durante l’Angelus, si è reso collaborativo con la magistratura italiana. L’inchiesta sulla scomparsa della piccola Emanuela Orlandi va avanti. Anche se non è stato reso noto che cosa abbia determinato l’iscrizione di Vergari sul registro degli indagati.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di concorso in sequestro di persona aggravato dalla morte e dalla minore età dell’ostaggio?

R: Il reato di sequestro di persona consiste nel privare qualcuno della libertà personale (ossia la libertà di movimento e locomozione) in modo da impedire, anche solo parzialmente, azioni e movimenti che fanno parte della vita di relazione. La pena prevista è la reclusione da 6 mesi fino ad 8 anni. La pena è aumentata (da 1 a 10 anni) qualora il fatto è commesso in danno di un ascendente, discendente o coniuge o da parte di un pubblico ufficiale con abuso dei propri poteri.
Nel caso di sequestro di un minore la pena prevista è più grave (reclusione da 3 a 12 anni invece che da 6 mesi a 8 anni). Se il fatto poi è commesso  in presenza di una delle circostanze aggravanti sopra dette ovvero in danno di minore di anni 14 o se il minore sequestrato è condotto all’estero, la pena prevista è quella della reclusione da 3 a 15 anni. Infine se il colpevole cagiona la morte del minore sequestrato si applica la pena dell’ergastolo.
Qualora invece si tratti di sequestro a scopo di rapina o di estorsione ossia allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione, la pena prevista è quella della reclusione da 25 a 30 anni. Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni 30, se invece il colpevole cagiona (volontariamente) la morte del sequestrato al pena è quella dell’ergastolo.

D: Che cosa è il c.d. registro degli indagati?

R: In realtà il nome corretto è “registro delle notizie di reato”  in cui il Pubblico Ministero iscrive  tutte le notizie di reato acquisite di propria iniziativa  o comunicategli da altri anche attraverso querele, istanze, richieste di procedimento.
Esistono 4 tipi di registri delle notizie di reato: quello a carico di persone note, quello a carico di persone ignote, quello delle notizie anonime di reato e quello degli atti che però non costituiscono una notizia di reato.

In tutti casi in cui le forze dell’ordine danno notizia al magistrato di un reato compiuto, viene iscritto alla Procura della Repubblica un fascicolo d’inchiesta in cui confluiscono tutti gli atti d’indagine. Se vi sono sin da subito uno o più soggetti indagati come responsabili del fatto ossia su cui sussistono indizi di colpevolezza, il fascicolo viene iscritto a loro carico, altrimenti il fascicolo viene inizialmente iscritto contro ignoti. Se poi entro 6 mesi dalla data di commissione del fatto la persona (o le persone) responsabile del reato risulta sempre ignota, il Pubblico Ministero chiede al Giudice per le Indagini Preliminari che il procedimento sia archiviato, salvo i casi in cui viene chiesta l’autorizzazione a proseguire le indagini oltre il termine di sei mesi.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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