Ecco cosa cambia con il nuovo articolo 18. Ed è scontro tra le forze politiche.

ROMA 23 MARZO ’12 – In giornata il Consiglio dei Ministri approverà la riforma del mercato del lavoro con la formula “salvo intese”, una formula che consente di apportare modifiche in sede parlamentare ad un testo non ancora definitivo. E’ certo, quindi, che il governo rinuncerà ad agire per decreto legge, come era invece stato paventato qualche giorno fa. Il Presidente del Senato Renato Schifani, da parte sua, ha così fatto appello ai segretari dei partiti che sostengono il governo ad impegnarsi affinché il Parlamento arrivi ad un esito definitivo prima dell’estate. Ma l’atmosfera tra le parti sociali e tra le forze politiche è tesa. E il tema caldo resta l’articolo 18. Dopo la presa di posizione della Cgil e la frenata di Cisl, Uil e Ugl, ora è il segretario del Pd Pierluigi Bersani a rincarare la dose. Bersani chiede un passo indietro sulla nuova disciplina dei licenziamenti economici e dichiara: “Sono sereno che sull’articolo 18 si vorrà ragionare altrimenti chiudiamo il Parlamento e così i mercati si rassicurano”. “Molte cose di questa riforma del lavoro le appoggiamo, altre no. Ma sia chiaro – prosegue Bersani – che quando si arriverà al dunque il Partito Democratico starà dalla parte dei lavoratori”. A replicare al leader del Pd è il segretario del Pdl Angelino Alfano, che dichiara: “Per fare esattamente le cose che si desiderano bisogna vincere le elezioni. Se Bersani vuole la riforma della Camusso e della Fiom deve vincere le elezioni”. Molto incerto sembra quindi essere l’esito della futura discussione parlamentare sulla riforma, tra Camera e Senato.

Il nuovo articolo 18. Ma vediamo ora cosa prevede la bozza del governo sulla revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300), ricordando che tale norma si applica alle aziende con più di 15 dipendenti. La bozza non prevede alcuna modifica sui licenziamenti discriminatori, mentre apporta dei cambiamenti rilevanti sul fronte dei licenziamenti economici e disciplinari. La normativa non si applica ai dipendenti pubblici (circa 4 milioni).

LICENZIAMENTO PER MOTIVI ECONOMICI: detto anche “per motivi oggettivi”. Darà vita a una procedura di conciliazione prima del ricorso al tribunale – presso la Direzione territoriale del lavoro -, ma non darà mai diritto al reintegro nel posto di lavoro (come invece accade oggi). Anche qualora il giudice ritenesse non valido il motivo economico addotto dall’azienda per il licenziamento, non potrà disporre il reintegro, ma solo un indennizzo economico. L’indennizzo sarà compreso tra le 15 e le 27 mensilità in base alle dimensioni dell’azienda, all’anzianità del lavoratore e al comportamento delle parti.

Con l’attuale articolo 18, invece, ove il giudice non ritenga valido il motivo economico addotto dall’azienda per il licenziamento, può disporre il reintegro del lavoratore. Salva la facoltà del dipendente di optare, in alternativa, per l’indennizzo.

LICENZIAMENTO PER MOTIVI DISCIPLINARI detto anche per “motivi soggettivi”. La nuova previsione sui licenziamenti per motivi disciplinari darà al giudice la possibilità applicare il reintegro o l’indennizzo per il lavoratore. Il giudice potrà trovarsi in due diverse situazioni: A) se il fatto imputato al lavoratore non è stato commesso, o se non è un motivo previsto dai contratti di settore, il giudice potrà decidere per il reintegro, in aggiunta al pagamento della retribuzione per tutto il periodo tra il licenziamento e il reintegro stesso. B) in tutti gli altri casi il giudice potrà disporre solamente l’indennizzo (tra le 15 e le 27 mensilità in base alle dimensioni dell’azienda, all’anzianità del lavoratore e al comportamento delle parti).

Con l’attuale articolo 18, invece, ove il giudice non ritenga valido il motivo economico addotto dall’azienda per il licenziamento, può disporre il reintegro del lavoratore. Salva la facoltà del dipendente di optare, in alternativa, per l’indennizzo.

LICENZIAMENTO DISCRIMINATORIONon cambia. Il lavoratore, nell’impugnare il licenziamento, dovrà dimostrare davanti al giudice che questo è stato discriminatorio. Se il giudice riterrà fondato il ricorso, annullerà il licenziamento e reintegrerà il lavoratore.

FEDERICA FIORDELMONDO

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One Response

  1. Gianluca Ò Fresc PutentScugnizzo
    Gianluca Ò Fresc PutentScugnizzo at |

    Io sono disocuppato! aiutatemi!

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