Duplice omicidio Roma: rapina o regolamento di conti?

ROMA, 7 GENNAIO ’12 – L’agguato mortale a Tor Pignattara che è costato la vita a un papà cinese di 31 anni Zhou Zeng e alla sua piccola, Joy, di nove mesi, raggiunti da un colpo di pistola, dopo l’orrore e la pietà per questa giovane famigliola distrutta, ora lascia trasparire dubbi e interrogativi. Se l’ipotesi dell’aggressione mortale a scopo di rapina (la famiglia era appena uscita dal bar di proprietà, il “New Sedrik Bar” con l’incasso) è ancora quella che gli investigatori battono con più insistenza, in questa orrenda storia ci sono elementi da chiarire. Dettagli, forse, che invece di avallare l’ipotesi principale la mettono in crisi, come se dietro quell’agguato vi fosse dell’altro ancora non emerso. Altro che invece dei soldi, può essere la vera chiave di un duplice delitto che sembra piuttosto una esecuzione.
Innanzitutto, la borsa con il denaro, presunto movente della rapina finita nel sangue. La sera della tragedia, il 4 gennaio scorso, poco dopo le 22 lungo via Giovannoli, nel quartiere di Tor Pignattara, alla periferia della Casilina, davanti all’abitazione della famiglia Zeng, i due banditi con il volto coperto dai caschi dopo aver pedinato la famiglia (come dichiarato dalla moglie, Zheng Lia, ferita e superstite) li ha aggrediti prima che entrassero in casa. Avrebbero tentato di strappare la borsa alla donna, che sapendo che conteneva i 5.000 euro di incasso, ha tentato di opporre resistenza tanto che i criminali l’hanno scaraventata a terra, ferendola al braccio con un coltello. Poi, alla reazione della donna, hanno puntato la pistola contro il marito che aveva in braccio la figliola. Un solo colpo, che ha centrato la fronte della piccola Joy e trapassato la testolina, fino a conficcarsi nel petto di Zhou Zheng. Lo ha ucciso all’istante. I banditi sono scappati a piedi con la borsa contenente il denaro. La donna, non essendosi – stranamente – resa conto che avessero sparato al marito e alla figlia, li ha rincorsi poi non riuscendo a raggiungerli sarebbe tornata indietro. Oggi, da ulteriori accertamenti, emerge che la borsa della donna conteneva ben 10.000 euro e che è stata ritrovata in un casolare poco distante dal luogo dell’aggressione. Conteneva ancora tutti i soldi, gli effetti personali della donna, il telefono cellulare acceso grazie al quale gli investigatori si sono agganciati alle celle e sono riusciti a ritrovare la refurtiva. Non è stato toccato nulla, insomma. Un elemento quantomeno singolare per una rapina con un epilogo tanto drammatico. Se i due rapinatori occasionali, non professionisti perché dei professionisti non avrebbero sparato, avevano ottenuto il denaro che volevano, perché non l’hanno tenuto?

Altro elemento, sempre legato al denaro. Addosso alla vittima, nella tasca del giaccone di Zhou Zheng, c’era un borsello contenente 3.000 euro. Un altro incasso? Oppure, se quello nel borsello è l’incasso della serata al “Sidrik Bar”, quei 10.000 euro da dove provengono? Per chi erano? E soprattutto, a chi appartengono? Dalla dinamica dell’agguato sembra che i banditi sapessero cosa rubare, sapessero insomma che nella borsa della donna c’erano i soldi. Ma se miravano davvero a rapinarli, perché hanno lasciato il borsello nella tasca della vittima e poi hanno abbandonato la borsetta senza prendere i soldi? Né Lia, né i familiari più stretti hanno saputo spiegare agli inquirenti come mai avessero oltre 16.000 euro quella sera.

Inoltre, quando i banditi hanno sparato a Zheng, gli hanno urlato “t’ammazzo come un cane”. Quasi lo conoscessero, quasi quella sera fossero lì più per una vendetta e per un regolamento di conti che per minacciarlo e farsi consegnare il denaro. Strana, eccessiva inoltre la reazione dei banditi. Sparare a due persone, un uomo con in braccio una bimba, disarmati, solo perché la donna si rifiutava di consegnare la borsa e la strattonava, non appare fondata sebbene la violenza non abbia mai una scala di razionalità.

La borsetta. Lia Zheng ancora ricoverata in ospedale e assistita da medici, psicologi e da un sacerdote cinese, avrebbe riferito ieri agli inquirenti che la sera dell’aggressione non le era stato rubato nulla. Mentre nell’immediatezza del fatto, aveva denunciato che le era stata portata via una borsetta vuota, in un secondo momento aveva detto che c’erano dentro 5.000 euro di incasso del bar.

Non si esclude almeno per il momento, che la famiglia stesse andando a consegnare il denaro. Ma una “talpa”, una persona che conosceva bene Zheng e la sua famiglia, le sue abitudini, potrebbe averlo tradito e rivelato ai due banditi del denaro. Banditi che, in un primo momento erano stati additati dalla moglie della vittima come italiani e anzi, romani. Oggi la donna ha paventato il dubbio che forse potevano essere anche stranieri, provenienti dall’Est Europa che parlavano un buon italiano.

TALITA FREZZI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply