Due film da Oscar: ‘The artist’ e ‘Hugo Cabret’

Una scena del film The Artist

Hanno fatto incetta di riconoscimenti,come in parte era già stato pronosticato,nell’ultima assegnazione dei premi Oscar,i due film “Hugo Cabret” di Martin Scorsese e “The artist” di Michel Hazanavicius. Entrambi fanno riferimento, nei loro rispettivi racconti, al periodo pioneristico del cinema, proprio quello esaltante e mitico degli esordi dell’avventura filmica,lo stesso evocato con sguardo tragico da Billy Wilder in “Viale del tramonto” ,dalla cui narrazione ,però essi sembrano distare, per scelte di linguaggio ,anni luce. Nel film di Scorsese la figura di George Melies, genio creatore delle prime sorprendenti “magie” del cinema” ,diventa una sorta di personaggio mitico,sulle cui tracce si muovono due appassionati orfanelli . E’ una stupenda favola scritta in 3D –è una sorta di confronto tra la tecnologia odierna e le invenzioni suggestive degli inizi -che da una parte esprime l’amore per un cinema,inteso come “macchina dei sogni”, capace di produrre incanti in un mondo quasi sempre disertato dalla fantasia e dall’immaginazione,dall’altra rivela la nostalgia di un presente stato dell’arte, stritolato dalle ferree leggi di mercato, per un periodo in cui a guidare “la macchina dei sogni”era soprattutto il talento creativo. Scorsese accoglie, per dirci tutto questo, modalità di racconto e di linguaggio per lui inedite ,sostenuto da uno scenografo ,il nostro Dante Ferretti ,in stato di grazia, e disseminando il percorso di una miriade di simboli ,rimandi cinematografici e letterari e soprattutto commoventi e commosse metafore .E’ il cinema che parla di sé ,della sua storia,dei suoi padri fondatori ,ma anche della fragilità dell’operazione artistica che ne costituisce l’esito: non solo un omaggio ai grandi del passato dimenticati da un presente superficiale e distratto, ma anche una riflessione sul destino stesso del cinema, forse soffocato dai suoi stessi trionfi tecnologici. Una mancanza all’origine della ricerca dei due orfanelli in “Hugo Cabret”,quella appunto del padre, una mancanza e il senso rovinoso e fatale della perdita in “The Artist”. Hazanavicius ripercorre con un film “muto-solo alla fine della pellicola, le riprese riporteranno,oltre alla colonna sonora di accompagnamento, i rumori del mondo-la vicenda melodrammatica di un attore di successo travolto dall’avvento del sonoro perché dotato di una voce anonima e affatto seduttiva. Dagli splendori e fasti iniziali ad un rovinosa catastrofe che imprigiona “l’artista” nella solitudine e nell’oblio. Ma l’amore,l’unica forza che resiste ,almeno nell’arte,alla violenza del destino e della storia ,correggerà il disegno tragico di un’esistenza bruciata-le fiamme compaiono in entrambi i film con la loro tragica potenza evocando metaforicamente il nemico assoluto del materiale filmico- riportando, di nuovo ,al nostro personaggio ,fiducia in se stesso ,successo e felicità. Due film a loro modo semplici –nonostante gli altissimi costi produttivi –e nella loro scoperta operazione nostalgia, quasi ingenui,capaci comunque, in questa loro volontà di recuperare, rendendolo mitico,il passato, di rivelarci le mancanze e le mutilazione dell’oggi. Dal momento che gli Oscar sono riconoscimenti che il mondo del cinema dà a se stesso, è chiaro che questo sguardo commosso rivolto al passato non può essere inteso solo come un momento nostalgico-regressivo nel percorso artistico di due validi registi,ma come oggettivazione concreta di un autentico bisogno di ri-fondazione di una realtà in profonda crisi.

PROF. ANTONIO LUCCARINI

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