Due comuni calabresi sciolti per mafia

REGGIO CALABRIA, 23 GENNAIO ’12 – Mentre il mondo della politica calabrese è sotto pressione per l’invio di una commissione d’accesso anche al Comune di Reggio Calabria, altri due comuni vengono sciolti per infiltrazioni mafiose: Briatico, in provincia di Vibo Valentia (per la seconda volta in nove anni) e Samo in provincia di Reggio Calabria.
La decisione del Consiglio dei Ministri è stata presa “al fine di consentire il risanamento delle istituzioni locali condizionate dalla criminalità organizzata” a seguito delle risultanze delle relazioni delle commissioni d’accesso. Nominate al fine di passare al setaccio l’attività amministrativa comunale, le commissioni si erano insediate all’interno degli enti calabresi nei mesi di marzo-aprile dello scorso anno. Nei prossimi giorni saranno inviati i commissari straordinari che porteranno avanti l’operato dei due comuni per i prossimi 18 mesi, quando cioè ai cittadini sarà consentito tornare alle urne per eleggere i nuovi amministratori.
Il sindaco di Briatico, Francesco Prestia, è sconvolto e preferisce attendere di leggere la relazione della commissione prima di esprimersi in merito al provvedimento di scioglimento. Sono dieci i consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose nel vibonese, mentre altri due (Mongiana e Mileto) sono ancora sotto osservazione.

Lo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose.

Tale strumento governativo è disciplinato dagli artt. 143, 144, 145 e 146 del T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D.L. n. 267 del 18 agosto 2000). La decisione di scioglimento avviene a seguito della relazione della commissione di accesso che ha il compito di accertare se vi siano collegamenti, diretti o indiretti, con la criminalità organizzata oppure condizionamenti che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi.

Lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa costituisce l’atto più rilevante attraverso il quale lo Stato interviene in situazioni di illegalità e degrado amministrativo. Lo scioglimento viene disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali.

Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell’ente mediante invio di commissari.

Con il decreto di scioglimento è nominata una commissione straordinaria per la gestione dell’ente, la quale esercita le attribuzioni che le sono conferite con il decreto stesso. La commissione è composta da tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile.

SABRINA SALMERI

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