Dopo lo scivolone di Antonio Cassano il coming out di Alessandro Baracchini: sono gay

ROMA, 16 GIUGNO ’12 – “Se penso quello che dico sai cosa vien fuori[…]froci, problemi loro”. Con questa frase, pochi giorni fa, in una conferenza stampa in occasione degli Europei di calcio, Antonio Cassano ha innescato un moto di clamore. Tanto è che le associazioni gay e lgbt non l’hanno per nulla presa bene e hanno paralto di un disonore nazionale, in particolare Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, parla di un “Cassano che dice cassanate sui gay mostrando arroganza e irresponsabilità. Anche l’Arcigay ha reagito duramente: “sono la puntuale conferma di uno stereotipo vecchio e noioso che vuole i calciatori necessariamente omofobi, machisti e superficiali”.

La reazione più inaspettata però è stata quella di Alessandro Baracchini, noto volto di Rainews, che in diretta ha fatto coming out sulla sua omosessualità. “Mi spiace che Cassano non voglia farmi giocare perché sarei un ottimo attaccante anche se non so nulla di calcio” ha scherzosamente commentato le parola del fantasista azzurro. Poi la dichiarazione: ««Se non fossi favorevole al matrimonio gay non potrei sposarmi nemmeno io in questo Paese. Lo dico: sono gay». E alla provocazione del conduttore («Sposati una donna») risponde sorridendo: «Vuoi convincermi? Forse ci riesci». La cosa ha suscitato molto clamore ma lui non ne capisce il motivo in quanto non ha certo aperto un telegiornale con la notizia che lui è gay ma semplicemente, in una normale conversazione, ha esplicitato le sue preferenze sessuali, una cosa normale: “Tutti i giorni le persone eterosessuali – ha detto poi Baracchini a gay.it - parlano tranquillamente della loro vita privata e delle loro relazioni. Quando lo fanno stanno implicitamente parlando del loro orientamento sessuale. Se una persona omosessuale, con la stessa naturalezza, fa la stessa cosa viene subito messo in chiaro che la sessualità è un fatto privato e che la cosa non interessa a nessuno. Io non ho raccontato particolari della mia vita sessuale, ho solo rivelato il mio orientamento come qualsiasi eterosessuale fa ogni giorno portando ad esempio la fede al dito o non omettendo particolari della propria vita privata”.

Cassano ha poi corretto il tiro dichiarando che è dispiaciuto che le sue dichiarazioni abbiano acceso tante polemiche e che il sentimento dell’omofobia non gli appartiene. L’omofobia del resto, lo dice la parola stessa, è una paura irrazionale che porta ad una avversione verso i gay e la cosa va nettamente distinta dalla pura e semplice “ignoranza” di chi, per fare colpo su un gruppo di giornalisti, apostrofa in maniera dispregiativa una categoria sociale per la loro sessualità, forse, senza nemmeno rendersene conto. Il problema vero è quando questa ignoranza si innesca in un contesto di vera omofobia, di intolleranza, quando si arriva all’incapacità di voler comprendere l’altro in quanto individuo e il suo peccato diventa quello di “essere”: un peccato originale perché non si tratta di avere due visioni diverse di una stessa cosa, ma di essere e non essere. Ecco dunque come nasce la categoria e la sua conseguente stigmatizzazione. Ci si dimentica dell’individuo e resta solo il gay.

STEFANO PAGLIARINI

@PagliariniSte

D: Esistono delle normative che tutelano la libertà sessuale?

R: Oltre alla nostra Carta Costituzionale che , come detto, sancisce l’uguaglianza senza distinzioni di sesso e quindi anche di orientamenti sessuali, il nostro codice penale prevede in maniera molto specifica la tutela del bene della libertà sessuale considerata a tutti gli effetti una componente inviolabile della  libertà personale.
In particolarela legge n. 66 del 1996 ha profondamente innovato l’originaria disciplina, prevista dal codice penale del 1930, in tema di delitti contro la libertà sessuale; le nuove norme, infatti,  sono diversamente collocate rispetto a prima della riforma ed infatti si trovano nella sez. II del titolo XII intitolato dei delitti contro la libertà personale, mentre in precedenza erano collocate nel titolo IX intitolato dei delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.
Le ragioni della riforma si individuano nelle numerose critiche da parte della dottrina e giurisprudenza, ma soprattutto  da parte dell’opinione pubblica, che ritenevano che le condotte punite con tali norme fosse proprio la violazione di una particolare libertà, quella sessuale, e non già la moralità pubblica e il buon costume. Con la riforma del 1996 viene anche ampliata la nozione di “violenza sessuale” che ricomprende oggi anche tutti quei comportamenti quelli che prima rientravano nella nozione di  “atti di libidine violenta ” e che erano puniti in maniera meno grave.
E’ opportuno anche ricordare che la legge italiana  tutela le persone discriminate  sul posto di lavoro per motivi legati all’orientamento sessuale attraverso il decreto legislativo n. 216/2003 che ha attuato la direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Inizialmente però il testo di legge italiano recepiva solo in parte  la normativa dell’Unione europea in quanto introduceva alcune eccezioni al divieto di discriminazione riguardanti il personale delle Forze armate, quelle di Polizia e dei servizi di soccorso. In seguito fu aperta una procedura d’infrazione  contro l’Italia dalla Commissione europea e tali eccezioni sono state abolite dall’art. 8-septies del decreto-legge n. 59/2008 convertito, con modificazioni, nella legge n. 101/2008
Per quanto riguarda, poi, la recente proposta di legge in materia di omofobia, bocciata per l’accoglimento di alcune pregiudiziali di incostituzionalità, si rimanda all’articolo di “Fatto&Diritto” sul tema al seguente link: http://www.fattodiritto.it/omofobia-affossato-dalla-camera-il-disegno-di-legge/.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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One Response

  1. ilGrandeColibrì
    ilGrandeColibrì at |

    Certo che siamo un paese strano: siamo passati nell’arco di pochi giorni dalla negazione totale dell’omosessualità nel calcio alla caccia al giocatore gay… (link: Sono tutti gay nel calcio?)

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