Dopo 22 anni, Pietro Maso tornerà in libertà.

15 MARZO ’13, VERONA – Pietro Maso uccise i genitori a Montecchia di Crosara (Verona), il 17 aprile 1991, a 19 anni, con l’aiuto di altri tre amici. L’ipotesi della rapina andata a finire male perse presto credibilità di fronte a quel figlio che si mostrava collaborativo con gli investigatori, ma stranamente freddo e distaccato rispetto alla tragedia che gli era capitata. Fu proprio questo comportamento a insospettire gli agenti, che a seguito di vari interrogatori, ottennero la confessione dello stesso Pietro: togliendo di mezzo i genitori, Antonio e Rosa, Maso voleva impossessarsi subito dell’eredità e continuare lo stile agiato di vita che aveva sempre sostenuto. Il piano diabolico prevedeva anche l’uccisione delle due sorelle, che fortunatamente non avvenne. Nel 1994 la Cassazione lo condannò definitivamente a 30 anni e due mesi di carcere, ma Maso, oggi 42 anni, tornerà in libertà il prossimo 15 aprile, dopo 22 anni (meno 4 giorni) di carcere.
Lo sconto della pena è dovuto a vari fattori: 3 anni sono stati tolti dall’indulto e 1800 giorni sono stati scalati grazie alla liberazione anticipata (l’art. 54 dell’ Ordinamento Penitenziario prevede che per ogni 6 mesi di detenzione scontati, vengano scalati 45 giorni dalla pena inflitta, se il condannato da prova di partecipazione all’opera di rieducazione).

Dopo la condanna in Cassazione, Maso scrisse una prima lettera di pentimento, alla quale seguirono gli anni della prigionia, dove però riuscì anche a trovare felicità: nel 2008 l’ex giovane della Verona bene si sposò e in quell’anno ottenne tra le polemiche anche la semilibertà, che gli consentì da allora di lavorare di giorno fuori dal carcere. Beneficio che rischiò di perdere nell’aprile 2011, per una frase, “io ti ammazzo” nei confronti di un uomo a cui aveva prestato del denaro che però ha sempre negato di aver pronunciato. Il Tribunale di Sorveglianza gli confermò così la semilibertà, ma un anno dopo il giudice di sorveglianza ‘boccio” la sua richiesta di uscire dal carcere commutando la pena in detenzione domiciliare.

Nel 1991 questo tragico assassinio spaventò e suscitò clamore perché per la prima volta si prese in considerazione non tanto l’omicida come “pazzo”, soggetto malato, ma si riflesse sull’omicidio inserito nel contesto sociale, simbolo di una generazione senza valori né ideali: perfino in periferia, si diceva, non c’era più il culto del lavoro come mezzo per raggiungere denaro e soddisfazioni, ma tutto era lecito per ritrovarsi nell’agio senza muovere un dito. Da quella volta si iniziò a valutare il contesto sociale e la rilevanza della mancanza di valori come fattori che possono far deflagrare la violenza.

22 anni di carcere non è il valore che viene dato dalla Giustizia Italiana alle vite stroncate dei genitori. Nell’ottica della Giustizia e dell’art. 27 della Costituzione, che si può o no condividere, 22 anni di carcere sono il tempo che ha impiegato Maso per essere rieducato ed ora dovrà cercare di  reinserirsi nel contesto di una vita reale. Non sarà facile: a Montecchia, dove la villetta dell’orrore è già stata venduta da tempo, nessuno lo aspetta. “Non è più nostro cittadino”, dice il sindaco, Edoardo Pallaro.

Se non si accetta che una persona possa cambiare ed essere riformata, ci sono solo altre due vie: il carcere duro a vita o la pena di morte.

MOSE’ TINTI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply