Donna incinta al nono mese viene uccisa e carbonizzata. Fermato il marito

TRAPANI, 6 LUGLIO ’12 – E’ un omicidio orribile quello che si è consumato a Trapani dove una donna di 39 anni, al nono mese di gravidanza, è stata uccisa e carbonizzata. Le indagini si sono subito concentrare su un solo sospettato, il marito della donna, Salvatore Savelli 39 anni anche lui, che dopo aver raccontato versioni contrastanti è stato accusato di omicidio. Mentre i magistrati lo interrogavano, dalle indagini emergevano particolari sempre più agghiaccianti  a cornice di una storia a dir poco agghiacciante. La donna e i tre figli adolescenti della coppia sarebbero stati costretti a vivere con l’amante dell’uomo. Savelli avrebbe dapprima raccontato di trovarsi in auto con la moglie e i tre figli nelle campagne di Erice e di essere sceso per far fare pipì ai figli. Al suo ritorno non ci sarebbe stata più traccia del mezzo né della donna che, stando al racconto, era rimasta a bordo. A smontare la ricostruzione sarebbero stati proprio i tre adolescenti ai quali il padre avrebbe chiesto di confermare la versione. A questo ennesimo atto di sopraffazione però, i ragazzi hanno reagito raccontando di non essere stati con i genitori quando la madre era scomparsa. Savelli ha quindi cambiato la sua versione dei fatti, spiegando che era la donna ad avere una relazione con un altro uomo e che lui la stava accompagnando dall’amante per mettere fine a questa relazione clandestina. I fatti però hanno accertato che era lo stesso Savelli ad avere un’amante, sarebbe stata proprio lei a confermare la relazione extraconiugale. La presenza della donna in casa, imposta al resto della famiglia, era stata in più occasioni motivo di litigio tra Savelli e la moglie e proprio per questo si sarebbe consumata la tragedia. L’uomo avrebbe portato la moglie incinta in auto, l’avrebbe colpita alla testa con un bastone tramortendola, per poi dare fuoco al corpo. Un’ultima vile e raccapricciante azione. Il fermo dell’uomo dovrà essere convalidato dal gip di Trapani.

ELEONORA DOTTORI

D: Se la ricostruzione dei pm dovesse essere confermata cosa rischia l’uomo?

R: Le accuse ipotizzabili sono quelle di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela ed eventualmente anche dalla premeditazione e il reato di cui all’art. 411 del codice penale ossia distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere.

D: Il fatto che la donna fosse incinta costituisce un’aggravante?

R: R: Alcuni tribunali, in vicende analoghe, hanno contestato all’omicida anche il reato autonomo di procurato aborto. Quest’ultimo delitto era punito dall’art. 547 del codice penale fino all’entrata in vigore della legge n. 194 del 22 maggio 1978 (“Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”), che ha abrogato le precedenti disposizioni in materia ed ora è previsto dagli articoli da 17 a 20 della L. 194/78 che sanzionano proprio i reati di “procurato aborto“, distinguendo tra quello colposo (per esempio derivato da un trattamento medico errato), quello doloso (come per esempio conseguenza di percosse) e quello in violazione delle norme della legge,su richiesta della donna.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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