Dietro gli attentati islamici in Kenya, una donna inglese di 28 anni: la “Sorella Bianca”.

LONDRA 09 LUGLIO 2012 – Secondo quanto riportato dal Telegraph, nota testata giornalistica inglese, dietro gli ultimi attacchi terroristici avvenuti in Kenya durante gli europei di calcio vi sarebbe una 28enne inglese di nome Samantha Lewthwaite, vedova di un kamikaze islamico. Il marito, Germaine Lindsay, uccise 26 persone con l’attentato di Piccadilly Line train a Londra, il 7 Luglio 2005.

Dada Mzungu” – “Sorella Bianca”. Sarebbe questo il nome in codice della giovane donna dato dalle simpatizzanti islamiche in lingua Swahili. “Ora ogni sorella musulmana vorrebbe essere come la nostra Dada Mzungu. In nome di Allah, mi unirò a te” , così riportano i blog dei sostenitori della guerra santa. Samantha Lewthwaite, è nota in Nord Irlanda, da un militare della British Army e si convertì all’Islam da adolescente. Sposò Lindsay nel 2004 e gli diede subito due figli. Nel suo diario, il cui conetnuto è stato rivelato dal Telegraph a Marzo, la Lewthwaite confessava di volere che i suoi figli diventassero “mujahid” o guerrieri santi. Attualmente, la donna è sposata a Habib Saleh Ghani, anch’egli ricercato dalla polizia Kenyota.

Attacchi terroristici contro hotel a Mombasa. Attualmente la donna è ricercata da Scotland Yard, nonché dalla polizia Kenyot, per una serie di attacchi terroristici sferrati contro alcuni hotel nella città di Mombasa. Secondo quanto riportato dalla polizia africana, nella notte di domenica una donna che combacia con la descrizione di Lewthwaite’s è stata vista vicino il Jericho Beer Garden poco prima che una granata uccidesse 3 persone e ne ferisse 25. Secondo il nucleo di polizia investigativa inviato in Kenya da Scotland Yard, la donna deterrebbe armi e materiali esplosivi per al-Shabaab, il gruppo terrorista Somalo, ma è scappata prima che la polizia potesse arrestarla, probabilmente in Somalia, dove starebbe organizzando attentati terroristici. Ipotesi quest’ultima, confermata dalla polizia Kenyota secondo la quale la donna sarebbe proprio in Somalia, sotto la protezione di al-Shabaab (l’esercito dei militanti islamici).Secondo quanto riportato in alcuni blog di sostenitrici dell’islamismo radicale “Più di 5 volte la nostra “ ‘Dada Mzungu’ ha sconfitto i kuffar [non-musulmani] in Kenya e in Tanzania.”

Perché il Kenya è finito nel mirino della Jihad?Da mesi ormai, il governo di Nairobi è sotto scacco per gli attentati organizzati dagli Shebab e da formazioni minori che si muovo nell’alveo qaedista. Il Kenya sembra il posto ideale dove possono unirsi militanti islamici : la minoranza islamica è costituita da 4.000.000 persone in una popolazione totale di 37 milioni. Secondo quanto riporta un articolo di Joshua Hammer, pubblicato dal New York Times, attualmente il Kenya sta vivendo un boom economico, con il 5.7% di crescita annuale (tra i più alti in Africa). La città è letteralmente invasa da centri commerciali e auto lussuose, con un traffico simile a quello di Bangkok. Il fiorente turismo, attività maggioritaria, affonda tuttavia le radici in un paese ancora devastato dalla corruzione e dalla povertà. E’ qui che i militanti islamici hanno trovato terra fertile: c’è un cospicuo gruppo di musulmani poveri che vivono lungo la costa, in prossimità della Somalia e del Sudan e che sta rendendo il Kenya poco sicuro, per via della rivendicazione della Jihad, la guerra santa. E’ dall’inizio degli anni ’90 che gli Imam radicali esortano gli islamici ad usare la violenza contro gli occidentali, ad attaccare il governo del Kenya, quale affiliato agli Stati Uniti ed Israele.

CLARISSA MARACCI

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