Dieselgate, lo scandalo che sembra non avere fine

L’ANALISI GIURIDICA E IL COINVOLGIMENTO DELLA FIAT
Avv. Amii Caporaletti

A meno di due anni dallo scandalo che investì la famosa casa automobilistica tedesca, Volkswagen, ecco riaffiorare un nuovo scandalo nel panorama della produzione di automobili a diesel.

Questa volta però la situazione presenta caratteri nazionali che, seppur indirettamente, toccano anche il nostro Paese.

Questa volta, si tratta del gruppo automobilistico FCA, ossia del gruppo Fiat Chrysler guidato da Sergio Marchionne.

La denuncia proviene dall’Epa, l’agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, secondo la quale la FCA avrebbe truccato i controlli sulle emissioni di circa 104 mila veicoli a diesel.

In merito alla precedente questione che vide protagonista la nota casa automobilistica tedesca, si rinvia a quanto opportunamente già trattato dalla rivista (cfr. http://www.fattodiritto.it/emissioni-inquinanti-alteratelanalisi-giuridica/), mentre relativamente allo scandalo della FCA basti evidenziare come, pur presentando i medesimi connotati della prima, in realtà vi siano delle notevoli differenze.

In primo luogo, le violazioni che vengono giuridicamente contestate alle due case automobilistiche sono diverse. Alla Volkswagen venne addebitato un comportamento doloso, avendo installato, (per stessa ammissione della casa automobilista), nelle centraline dei motori a gasolio dei software in grado di truccare i dati sulle emissioni di ossido di azoto nel corso dei test. In particolare il software installato era in grado di riconoscere quando il veicolo veniva sottoposto a dei semplici test oppure, diversamente, quando lo stesso veniva impiegato per il suo uso quotidiano, con la conseguenza di falsare i test ottenendo risultati di fatto non corrispondenti alla realtà. Si, perché poi quegli stessi veicoli una volta impiegati per il loro uso comune facevano registrare una quantità di emissioni di ossido di azoto 40 volte superiori ai limiti consentiti.

La condotta tenuta dalla Volkwagen è stata considerata una condotta fraudolenta, finalizzata a raggirare i test sulle emissioni.

Nel caso della FCA il discorso è diverso. La FCA viene accusata di aver violato la legge federale degli Stati Uniti sulle emissioni, la c.d. Clean air act non avendo dichiarato la presenza di un software che gestisce il funzionamento del motore, che potrebbe far aumentare le emissioni di ossido di azoto.

La denuncia EPA riguarderebbe solo due categorie di autoveicoli venduti nel Paese, la Grand Cherokee e i Dodge Ram con motori diesel 3.0 degli anni 2014, 2015 e 2016.

La FCA rischia una sanzione civile commisurata a circa 4,63 miliardi di dollari.

Ma la questione sembra assumere connotati sempre più rilevanti e sempre più globali. Il Ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt, ha sollecitato consultazioni con il Paese italiano per presunte violazioni perpetuate dalla FCA con i veicoli modello Fiat 500 X, Doblo’ e Jeep Renegade.

Dopo lo scandalo Volkswagen , il ministro dei trasporti tedesco aveva già nel 2015, instaurato una commissione di inchiesta con il precipuo compito di analizzare diversi veicoli, tra i quali i modelli poc’anzi richiamati, i quali sembrerebbero essere dotati di un meccanismo di spegnimento illegale. A detta del ministero tedesco, la Fiat si sarebbe rifiutata di collaborare in diverse occasioni.

Dal canto suo, il ministro Delrio ha ribadito che l’Italia sta collaborando e che i veicoli incriminati sono stati ritenuti dai test effettuati, assolutamente conformi.

La questione sembra non avere fine, e la FCA non avere tregua, ed in tutto ciò, qualora si accerti la reale presenza delle violazioni denunciate dal Ministro tedesco, l’Italia e la casa automobilistica FCA potrebbero rischiare l’apertura di una procedura di infrazione europea.

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