Diciassettenne ucciso in Florida da un vigilante. Obama: “Se avessi un figlio sarebbe come lui”

WASHINGTON, 24 MARZO ’12 – In queste ore in tutti gli Stati Uniti si stanno levando migliaia di voci di protesta per la brutale uccisione di Trayvon Martin, il 17enne afroamericano freddato il 28 febbraio scorso da un vigilante privato in Florida. La dinamica dell’accaduto è ancora poco chiara, ma sembrerebbe che Trayvon fosse appena uscito da un negozio di Sanford con il cappuccio della felpa calato in testa, una bibita e un pacchetto di caramelle in mano, e che George Zimmerman – un volontario 28enne che faceva ronde per la sicurezza -, insospettito, gli abbia sparato un colpo di pistola senza attendere l’arrivo della polizia, che aveva precedentemente allertato. E’ così che Trayvon se n’è andato: disarmato e inoffensivo, risucchiato nella rete della diffidenza, della violenza e del pregiudizio.

Ieri a ricordare la giovane vita spezzata del ragazzo è stato anche il Presidente Barack Obama, che ha chiesto un’indagine approfondita sul caso. Ad indagare è il dipartimento della Giustizia, e anche il governatore della Florida ha creato una task force. “Ritengo”, ha sottolineato il leader della Casa Bianca “che tutti noi dobbiamo farci un esame di coscienza, per cercare di comprendere come possa avvenire una cosa del genere, e questo significa”, ha aggiunto, “analizzare le leggi e il contesto di quello che è successo. Ovviamente, questa è una tragedia. Riesco appena a immaginare che cosa stiano passando quei genitori. E io, quando penso a quel ragazzo, penso alle mie stesse figlie. Se avessi un maschio, sarebbe come Trayvon. Credo”. Poi Obama ha concluso “che i signori Martin hanno ragione ad aspettarsi da tutti noi, in quanto americani, che prendiamo questa vicenda con la gravità che essa merita, e che andiamo fino in fondo all’accaduto”.

FEDERICA FIORDELMONDO

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