Depositati i motivi della sentenza di Perugia: Amanda e Raffaele, due bravi ragazzi

PERUGIA, 16 DICEMBRE ’11 – Depositati dalla Corte d’Assise di appello di Perugia i motivi della sentenza con cui sono stati assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati invece in primo grado per l’omicidio di Meredith Kercher. Appello: «Non c’è prova di colpa» Amanda e Raffaele , due bravi ragazzi.
Viene contraddetto in toto il giudizio di primo grado: «Movente non probabile: la scelta improvvisa da parte di due giovani, bravi e disponibili verso gli altri, del male per il male, così senza altra utilità» è considerata non credibile.
La Corte prosegue affermando l’«insussistenza materiale» degli elementi sui quali la Corte di primo grado aveva basato la condanna di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox. «Manca la prova di colpevolezza» per Amanda e Raffaele, scrivono i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Perugia nelle motivazioni della sentenza di assoluzione in secondo grado depositate nella serata di ieri. La sentenza è composta di 144 pagine ed è stata persino depositata in anticipo rispetto al termine che i Giudici si erano presi, che sarebbe scaduto il 3 gennaio 2012.

La sentenza continua sostenendo che sarebbero «venuti meno gli stessi mattoni» della costruzione che convinse i giudici di primo grado a condannare Raffaele Sollecito e Amanda Knox. «La Corte d’Assise di primo grado ha avvertito la necessità di cogliere un movente che però, mentre non è corroborato da alcun elemento di prova, è esso stesso niente affatto probabile», prosegue la sentenza. «La scelta improvvisa da parte di due giovani, bravi e disponibili verso gli altri, del male per il male, così senza altra utilità, tanto più incomprensibile perché diretta a sostenere l’azione criminosa di un giovane, Rudy Guede, con il quale essi non avevano nessun rapporto, e diverso dalla loro storia personale, carattere e condizione umana”. I Giudici di appello formulano poi delle riflessioni sulla sentenza con la quale Rudy Guede è stato definitivamente condannato a 16 anni di reclusione, dove era stato riconosciuto il ruolo di concorrente nell’omicidio. Per la Corte «l’analisi di ognuno dei singoli elementi sui quali si basa l’ipotesi del concorso induce quanto meno a dubitare della necessaria partecipazione di più persone nella consumazione dei delitti contestati». La Corte d’assise d’appello ha quindi definito «condivisibile» la sentenza d’appello a carico di Guede sul punto della suasua responsabilità mentre «non assume alcuna rilevanza probatoria» per l’accertamento della responsabilità di Sollecito e della Knox, scardinandone in qualche modo l’ipotesi del necessario concorso tra più persone. «Una volta esclusa la sussistenza della prova di colpevolezza a carico degli attuali imputati», proseguono i giudici, «non spetta a questa Corte prospettare quale possa essere stato il reale svolgimento della vicenda. Nè se l’autore del reato sia stato uno o più di uno, nè se siano state o meno trascurate altre ipotesi investigative».

La sentenza, quindi, preserva in qualche modo l’impianto accusatorio a carico di Rudy Guede che, difficilmente, potrà ribaltare la sua sorte con il rimedio straordinario della revisione del processo, che si basa sull’inconciliabilità tra due diverse sentenze passate in giudicato.

Una sentenza a mio avviso molto equilibrata che, con altrettanto equilibrio, deve essere letta dall’opinione pubblica che, in questo processo, ha avuto un ruolo a volte troppo invadente.

AVV.TOMMASO ROSSI

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