Denunciato il ‘santone del sesso’ brasiliano, ruba la moglie spacciandosi per l’angelo Samuel

Nella foto, un santone indiano.

TREVISO, 9 APRILE ’12 – Un guru brasiliano, sedicente santone, fuoriuscito dai Testimoni di Geova nel 2006, si spaccia per angelo di Dio, Samuel, in missione divina sulla terra. E in questo suo “incarico” divino, coinvolge una donna, sposata e madre di tre figli che per quel sedicente santone abbandona la famiglia, compie i gesti peggiori (come picchiare i figli, partecipare a incontri di sesso promiscuo e lasciare la sua casa) e lo fa in nome di quegli ordini ricevuti dal guru. Il marito di questa donna soggiogata, residente a Montebelluno, denuncia il guru. E la causa, per quanto non abbia risvolti penali, viene dibattuta in sede civile quando un legale, l’avvocato Nevio Brunetta, docente ed esperto di Diritto Canonico, sulla base delle nuove leggi (dopo la cancellazione del reato di “plagio”) ha avviato una causa civile nei confronti del guru brasiliano di Quinto, sedicente santone “unto dal Signore”. L’avvocato per conto del marito abbandonato, chiede un risarcimento di 90 mila euro, 20mila euro per ciascuno dei 3 figli, 30mila euro per il padre ‘vittima di una psico-setta’. La triste vicenda di questa famiglia inizia nel 2001, come raccontato dallo stesso avvocato. La donna, provata duramente da un lutto (la morte della nipote), rivive drammaticamente come un flash-back, come uno strappo dell’anima, la morte di sua sorella gemella avvenuta quando era piccola, a 8 anni e che forse, crescendo aveva ‘rielaborato’ per sopravvivere e per poter condurre una vita normale. La morte improvvisa della nipote riapre quella ferita e la scaraventa nel passato, nel dolore, nel lutto. Un’angoscia da cui la donna crede di poter uscire solo attraverso la fede. Dunque, nel 2001 entra a far parte della comunità dei Testimoni di Geova. Inizia a trascurare la famiglia ma la situazione precipita quando, tre anni dopo aver lasciato la comunità dei geovisti, la donna segue il sedicente santone brasiliano. “Ci sono condotte – come scrive l’avvocato Brunetta nell’atto di citazione – che pur non avendo rilievo penale, sono illeciti civili perché offendono o ledono l’ordine e la morale familiare, valori cardine tutelati dalla Costituzione. La madre dei tre ragazzi ha subito un processo di ‘destrutturazione mentale’ (Commissione parlamentare sulle psico-sette)”. Il guru-sedicente santone, come spiegato dal legale, sia nella fase del proselitismo che in quella d’indottrinamento degli adepti, è riuscito ad aggirare le difese psichiche delle persone, inducendole ad un atteggiamento acritico e all’obbedienza cieca (lavaggio del cervello). Il rapporto della donna con il guru era prima amicale, ma poi sarebbe diventato quasi ‘patologico’, di obbedienza cieca che l’avrebbe portata a respinge acriticamente i vecchi valori della famiglia e abbracciare regole assurde, come picchiare i figli. Regole a cui la donna obbediva, credendo che quell’uomo fosse davvero un “angelo in missione per conto di Dio”. A nulla sono valse le richieste del marito di tornare a casa, lasciare quel guru. “Il santone – come ha dichiarato il professor Brunetta – domina totalmente la mente della donna, utilizzando riti magici, sedute spiritiche e colloqui con i defunti. La convince che anche lei è un angelo divino, destinato a una grande missione in terra. Poi l’incoraggia all’obbedienza alle regole, tra le quali spicca quella della promiscuità sessuale. Tutte le donne del gruppo – come si legge nell’atto di citazione – avevano rapporti sessuali con il guru, ma non solo. E tutto per obbedire all’ordine divino di procreare per permettere l’incarnazione degli angeli per le missioni ispirate da Dio”. La donna ha lasciato la sua famiglia nel 2010 e si trasferisce a casa del guru a Quinto, “con il quale – precisa l’avvocato Brunetta – da un anno aveva rapporti sessuali perché lo voleva Dio”.

TALITA FREZZI

D: In che consisteva il reato di plagio? Quando è stato cancellato?

R: Il reato di plagio era previsto dal nostro codice penale all’art. 603 che puniva «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Tale fattispecie è stata poi dichiarata costituzionalmente illegittima con la sentenza n. 96 del 1981 in quanto ritenuta troppo indeterminata.In ogni caso negli ultimi anni non sono mancate proposte per una reintroduzione di questo reato che però, fino ad oggi, non hanno mai trovato accoglimento. La più recente proposta è del 2005 quando la Commissione Giustizia del Senato ha approvato un disegno di legge che prevedeva l’introduzione del reato di “manipolazione mentale” ma l’iter di approvazione si è bloccato in particolare a causa dei rischi che molti vedevano per la libertà religiosa.

D: Sulla base delle nuove leggi, per cosa potrebbe essere accusato il santone?

R: Posto che in questo caso la donna ha preferito soltanto la strada della causa civile per il risarcimento dei danni patrimoniali e morali, si potrebbero ravvisare i reati di truffa e di circonvenzione di incapace. Per truffa, si intende la condotta di chi con artifici o raggiri, induce taluno in errore procurandosi un profitto con altrui danno ed è punito, nelle ipotesi non aggravate, con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. In questo caso poi sarebbe aggravata dal fatto di aver ingenerato nella persona offesa la paura di un pericolo immaginario: reclusione da 1 a 5 anni.

Per “circonvenzione di persone incapaci”, invece, si intende il reato previsto dall’art. 643 del codice penale che punisce chi, per procurare a sé o ad altri un profitto  abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto per comporti un qualche effetto giuridico per lei e per altri dannoso. La pena prevista è la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 206 a 2065 euro

AVV.TOMMASO ROSSI

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