Delitto Lucia Manca: arrestato il marito Renzo Dekleva, incastrato dal cellulare

VENEZIA, 1 FEBBRAIO ’12 – Il giallo di Lucia Manca, la bancaria 53enne scomparsa da Marcon nella notte tra il 6 e il 7 luglio dello scorso anno e ritrovata cadavere solo il 6 ottobre, sembra essere arrivato a una svolta investigativa. Ieri è stato arrestato il marito della vittima, Renzo Dekleva, informatore farmaceutico, accusato di aver soffocato la moglie e poi, averne occultato il cadavere. Una storia orribile quella di Lucia Manca, stimata bancaria presso la filiale di Preganziol, a Treviso, della Banca Antonveneta. La mattina del 7 luglio, secondo quanto riferì ai carabinieri il marito, Lucia era andata al lavoro come sempre. Ma di lei si persero le tracce per tre lunghi e angosciosi mesi. Mesi di appelli anche attraverso la trasmissione “Chi l’ha Visto?” di Rai3, mesi di ricerche da parte dei familiari e delle forze dell’ordine subito attivate secondo il protocollo per gli scomparsi. Ma niente, nessuna traccia di Lucia. Così come nessun motivo avrebbe potuto spingerla ad allontanarsi volontariamente dalla sua casa, dalla sua vita. La Procura ha aperto un fascicolo d’inchiesta per sequestro di persona. Un’indagine portata avanti formalmente contro ignoti, anche se le dichiarazioni rese dal marito, caduto più volte in contraddizione, facevano concentrare i sospetti e l’attenzione degli investigatori proprio su di lui. Il 6 ottobre, il macabro ritrovamento di uno scheletro nel Vicentino, sotto un viadotto a Cogollo del Cengio. I resti erano semi occultati dalla vegetazione, difficili le operazioni di identificazione date le pessime condizioni del cadavere, quasi ridotto a uno scheletro. Ma tutti hanno temuto in fondo al loro cuore che si trattasse della povera Lucia. La conferma è arrivata solo dopo alcune settimane, grazie alla comparazione scientifica del Dna del cadavere con quello rimasto impresso sullo spazzolino da denti prelevato a casa della vittima. Era Lucia Manca. Secondo il medico legale nominato dalla Procura, la donna sarebbe morta per soffocamento e solo successivamente sarebbe stata trasportata e abbandonata nel luogo del ritrovamento, dove è rimasta coperta di foglie, rovi ed esposta agli agenti meteo, alle larve e al processo putrefattivo, per tre mesi. E se le indagini – coordinate dal pm Crupi e svolte dai carabinieri – fino a ieri erano condotte nel più stretto riserbo, di fatto Renzo Dekleva era già iscritto nel registro degli indagati dal giorno del ritrovamento del cadavere della moglie, quattro mesi fa, quando la Procura di Vicenza aveva trasmesso il fascicolo del ritrovamento a quella di Venezia. Ieri, con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere di oltre cento pagine firmata dal gip Michele Medici, è scattato l’arresto. Dekleva è stato prelevato nel pomeriggio dai carabinieri della Compagnia di Mestre e del nucleo investigativo della stazione di Marcon. E’ stato accompagnato nell’abitazione di via Guardi al civico 4, a Marcon dove abitava insieme alla moglie. Fino alle 21,30 circa si sono protratte le perquisizioni della casa e del garage. L’uomo si è chiuso in un cupo silenzio e non ha voluto rispondere ad alcuna domanda da parte dei magistrati. Ma dalle indagini condotte dai carabinieri su questo orrendo delitto sembra che, nei mesi antecedenti l’omicidio, tra Renzo e Lucia (“promessi sposi” solo per triste beffa dei nomi), vi fossero stati litigi e momenti di acuta crisi, dovuti alla presenza di un’altra donna, un’amante che stava distruggendo il loro matrimonio.

Il quadro accusatorio.

Renzo Dekleva è ora indagato per aver ucciso la moglie, Lucia Manca, soffocandola e poi, di averne occultato e soppresso il cadavere. Gli inquirenti definiscono il quadro accusatorio di Dekleva estremamente grave. A inchiodare l’uomo sarebbe stato il cellulare, o meglio un software installato sul telefonino. La notte dell’omicidio, mentre l’uomo si recava da Marcon (dove abitava insieme alla moglie) a Cogollo del Cengio (dove alcuni mesi dopo è stato rinvenuto il cadavere), in modo circospetto e attento a non lasciare tracce, il suo telefonino ha scaricato automaticamente degli aggiornamenti del software, rendendo quindi la sua posizione visibile a una cella tra Padova e Vicenza. Ora Renzo Dekleva dovrà rispondere delle accuse di omicidio volontario aggravato dalla parentela, come si legge nel capo d’imputazione Dekleva “cagionava la morte della moglie per asfissia”. Inoltre, è accusato di soppressione di cadavere visto che “dopo averla uccisa - si legge ancora nell’atto – la nascondeva all’interno di una fitta vegetazione costituita da rovi e cespugli, ricoprendola con resti di potatura di piante, facendola così rimanere esposta alla distruzione putrefattiva e all’azione fagica delle larve che ne provocavano la quasi totale scheletrizzazione”.

La ricostruzione della notte dell’omicidio secondo la Procura.

Renzo Dekleva aveva un’amante. E secondo le indagini condotte dalla Procura, quella sera del 6 luglio l’uomo sarebbe stato proprio insieme a lei, dalle 22 alla mezzanotte circa. Forse, dopo aver ucciso sua moglie Lucia era andato a nascondere il cadavere. Le intercettazioni telefoniche registrate dagli investigatori hanno fatto emergere inoltre altre contraddizioni, che pesano ovviamente sul quadro accusatorio del marito fedifrago. Intercettato in diverse chiamate, Dekleva si sarebbe tradito sulle versioni circa la sera della scomparsa della moglie, e oltre alle contraddizioni avrebbe in alcuni casi, rivelato anche degli elementi che solo l’assassino di Lucia avrebbe potuto conoscere. Era stato proprio lui, la mattina seguente, a denunciare che la moglie non era rientrata a casa dal lavoro e che era scomparsa nel nulla. Inoltre, i carabinieri il 20 gennaio scorso avevano ritrovato uno scontrino autostradale della A31 proprio vicino al viadotto sotto al quale era stato rinvenuto il cadavere di Lucia. Il ticket era finito sotto delle foglie, non distante da un cassonetto. E anche quell’indizio, fortemente a carico del marito, rafforzava i sospetti degli inquirenti sul fatto che Dekleva non avesse detto la verità e che c’entrasse con la morte della donna.

TALITA FREZZI

D: In che consistono le accuse di omicidio volontario aggravato?

R: L’omicidio consiste nel cagionare la morte di una persona ed è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21. L’uxoricidio è un’ipotesi aggravata di omicidio volontario per la quale è prevista la pena della reclusione da 24 a 30 anni (art. 577, comma 2 c.p.p.)

D: In che consiste l’accusa di soppressione di cadavere?

R: Il reato di soppressione di cadavere, invece, punisce chi sopprime, distrugge o sottrae un cadavere o un pezzo di esso o disperde le ceneri in maniera non autorizzata. La pena prevista è la reclusione da 2 a 7 anni ma la pena è aumentata se il fatto è commesso all’interno di cimiteri.

D: L’amante di Renzo Dekleva potrebbe avere dei guai?

R: SE risultasse coinvolta nell’omicidio o nella fase successiva della soppressione dal cadavere risponderebbe dell’uno, dell’altro o i di entrambi i reati in concorso.

AVV.TOMMASO ROSSI

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