Delitto Chiara Poggi, l’accusa ricorre in Cassazione

MILANO, 25 APRILE ’12 – Solo un rapporto consolidato può spiegare la ferocia e l’efferatezza con cui il 13 agosto del 2007 è stata uccisa Chiara Poggi, 26 anni, nella villa di famiglia a Garlasco, provincia di Pavia. Di questo è convinta la pubblica accusa che ha definito “illogica e contraddittoria” la sentenza della corte di Appello che, lo scorso 6 dicembre, aveva confermato l’assoluzione, già stabilita in primo grado, di Alberto Stasi il fidanzatino della giovane vittima. Ora, con un ricorso di oltre venti pagine, la procura generale chiede un nuovo processo e che si rinnovino le perizie sulle macchie di sangue. Secondo il sostituto procuratore Lucia Barbaini, in Appello i giudici si sarebbero limitati ad isolare i singoli indizi, piuttosto che considerarli complessivamente, riducendo il quadro delle prove al dna sul pedale della bicicletta di Stasi e all’impronta digitale dell’imputato sul dosa-sapone nel bagno di casa Poggi. La Barbaini ritiene inoltre che i giudici abbiano considerato come congetture e supposizioni personali quegli elementi che invece l’accusa ritiene determinanti per la colpevolezza di Stasi, e ha definito “senza consistenza logica” l’ipotesi che l’omicidio possa essere stato compiuto da un ladro occasionale. L’assassinio per la sua efferatezza (la ragazza era stata trovata riversa sulle scale con la testa spaccata forse da un martello, arma mai ritrovata, ndr) sarebbe stato commesso da qualcuno che con Chiara Poggi aveva un certo rapporto emotivo, un legame profondo ed evidentemente anche contrastato, per questo motivo l’ipotesi dello sconosciuto non reggerebbe. La procura chiede inoltre che vengano ripetuti gli esami per valutare se Alberto Stasi possa essersi non macchiato le scarpe di sangue quando ha trovato il corpo della fidanzata: il ragazzo dai carabinieri si era presentato con le suole delle scarpe pulite, eppure sul pavimento di casa Poggi le macchie di sangue erano ovunque.

ELEONORA DOTTORI

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