Cuneo: 85enne disperato tenta rapina in due uffici postali

CUNEO, 15 DICEMBRE ’11 – In un’Italia in cui, dati caritas alla mano, 8,3 milioni di cittadini (il 13,8% della popolazione) vivono sotto la soglia di povertà, casi come questo purtroppo non stupiscono più. Ieri in provincia di Cuneo un pensionato di 85 anni ha tentato senza successo due rapine, in due diversi uffici postali. Una volta fermato, ha confessato ai carabinieri: “La pensione non mi basta a mantenere la famiglia, ho fame”.
A carico suo l’uomo ha infatti la moglie, extracomunitaria, e i parenti di lei, con cui divide un piccolo alloggio a Borgo San Dalmazzo, vicino Cuneo. L’anziano, P.G., esasperato dalla precarie condizioni economiche in cui versa la sua famiglia, ha deciso di tentare un atto estremo ed è entrato in un ufficio postale, brandendo una pistola giocattolo e ordinando con fare concitato all’impiegata di consegnargli il denaro in cassa.
La donna però lo ha subito riconosciuto perchè – ha raccontato – in passato lo aveva già notato mentre chiedeva l’elemosina nei paraggi; ha preso tempo e ha chiamato con il telefonino le forze dell’ordine. L’anziano ha così abbandonato l’ufficio postale e in bicicletta, ha raggiunto le Poste centrali per riprovarci. Anche qui si è ripetuta la stessa scena e l’impiegata di turno, forse poco convinta dall’età avanzata e dall’aspetto dimesso dell’aspirante rapinatore, ha temporeggiato. L’uomo, capendo che non sarebbe riuscito ad avere il denaro, si è allora allontanato, ma i carabinieri lo hanno individuato nel giro di pochi minuti, nel centro commerciale di Borgo San Dalmazzo, non molto lontano da casa. I militari, una volta in caserma, gli hanno offerto la colazione e il pranzo alla mensa e lo hanno assistito per il resto della giornata.

FEDERICA FIORDELMONDO

D:Che reato verrà contestato all’anziano?

R: Il reato di tentata rapina per ciascuno dei due episodi con l’applicazione della disciplina della continuazione tra reato. La rapina consiste nella condotta di chi, per procurarsi un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa di beni altrui sottraendoli da chi li detiene mentre il tentativo significa che sono stati posti in essere atti diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, ma l’evento non si verifica per causa non imputabile all’autore. La continuazione si applica quando l’intento criminoso che ha portato il soggetto a compiere i fatti era unitariamente predeterminato per tutti i fatti. In quel caso si applica la pena per il reato più grave (in questo caso sono identici) aumentata fino al triplo. Qui ovviamente si aumenterebbe in maniera minima credo.

D: Il fatto di aver compiuto la rapina “per fame” è un’attenuante?

R: Di per sé ovviamente non esiste una attenuante codificata di tale tenore, ma può a pieno titolo rientrare nell’attenuante di aver compiuto il reato per motivi di particolare valore sociale (che è una specifica attenuante) e, inoltre, potrebbe essere un ottimo motivo per la concessione delle attenuanti generiche. Comunque, il giudice nel commisurare in concreto la pena, secondo i parametri oggettivi e soggettivi dell’art. 133 cpp. terrà certamente conto della situazione o almeno questo è il mio personale auspicio.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

 

 

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply