Cuba: prigioniero politico muore dopo uno sciopero della fame di 50 giorni.

L’AVANA 20 GENNAIO ’12 – E’ notizia delle ultime ore che il dissidente politico cubano Wilmar Villar, arrestato nel novembre scorso dalla polizia cubana, si è spento nel reparto di terapia intensiva di Santiago dopo un digiuno di 50 giorni.Villar, 31 anni, faceva parte dal settembre 2011 dell’Unione Patriottica di Cuba, un’organizzazione nata recentemente e giudicata illegale dal governo di L’Avana, ed era stato arrestato il 14 novembre nel corso di un manifestazione di protesta. Condannato a 4 anni di reclusione, Villar stava portando avanti un durissimo sciopero della fame in segno di protesta alla condanna e al “silenziatore cubano” che, secondo i più, impedisce agli oppositori di potersi esprimere liberamente.  La morte del giovane dissidente ricorda quella di Orlando Zapata, un altro prigioniero politico morto nel febbraio 2010 dopo aver rifiutato il cibo per 85 giorni. Zapata (42 anni) era stato condannato a 36 anni di reclusione per vari reati, tra i quali il “villipendio di Fidel Castro”.Eduardo Sanchez, leader della Commissione Cubana per i Diritti Umani e la Riconciliazione Nazionale ed esponente politico d’opposizione, è intervenuto con forza sulla vicenda e ha affermato: “Il governo cubano (oggi guidato dal fratello di Fidel Castro, Raùl ndr.) ha la responsabilità morale, politica e legale per la morte di Wilmar, poichè egli si trovava preso in custodia dalle autorita”. Sanchez ha poi precisato che quella di Villar era una ”morte evitabile”.

Situazione a Cuba. A Cuba Fidel Castro è stato l’uomo della rivoluzione; il leader carismatico che nel 1959 destituì il regime del dittatore Fulgencio Batista e instaurò un regime di stampo socialista, osannato da alcuni e aspramente criticato da altri. Nel 2008 il fratello di Fidel, Raùl Castro, è succeduto al governo del Paese, ma nello Stato socialista le criticità e le polemiche rimangono le stesse di sempre. Secondo alcune fonti, infatti, i dissidenti cubani e gli oppositori politici vengono imprigionati in condizioni critiche e detenuti senza regolare processo con l’accusa di essere “contro-rivoluzionari”, “fascisti” o agenti della CIA. Il governo castriano è accusato dalle associazioni per la tutela dei diritti umani di soffocare il dissenso politico con processi e carcerazioni arbitrarie, licenziamenti che sanno di ritorsione politica e sorveglianze. Da parte sua, il governo sostiene di non detenere prigionieri politici ma criminali che hanno commesso atti contro-rivoluzionari (come per esempio l’installazione di ordigni) e che le misure adottate servono a prevenire un possibile fallimento del governo e del conseguente equilibrio del Paese. 

FEDERICA FIORDELMONDO

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