Crisi-killer e tagli alle pensioni: 4 suicidi a Bari, Catania e Fermo.

FERMO, BARI, CATANIA, 3 GENNAIO ’12 – E’ una crisi economica che non solo mette in ginocchio il Paese, ma che stringe un cappio sempre più stretto al collo degli artigiani, imprenditori e titolari di piccole e medie imprese. Ne risentono anche gli anziani, già gravati dal fardello del lavoro di una vita per cui percepiscono pensioni da miseria. La crisi da spauracchio diventa ora killer. Nelle ultime 24 ore si sono registrati quattro casi di suicidi di imprenditori e pensionati che non ce la facevano più. Preoccupati, sfiniti, oppressi dalla crisi e dai debiti, depressi.
Fermo. La paura della grave crisi economica e il timore di non farcela ad andare avanti potrebbero essere i motivi alla base del gesto suicida di un agricoltore di 54 anni, Mariano Massi, residente a Montefiore dell’Aso. L’uomo apparentemente non soffriva di depressione né aveva manifestato a parenti e amici segni di squilibrio o disagio, né d’altronde aveva problemi economici. Ma la crisi era diventata un’ossessione, che aveva maturato una insofferenza interiore sfociata ieri nel suicidio. Si è impiccato in un magazzino vicino alla sua abitazione. Lo hanno rinvenuto i familiari, che hanno dato l’allarme ai carabinieri. Sembra che abbia lasciato una lettera alla moglie per spiegarle i motivi alla base del drammatico gesto e chiedere perdono.

Bari. Il taglio della pensione, già misera lo ha messo alle strette, tanto da non lasciargli scampo. Quando è arrivata la lettera di notifica della restituzione di parte dei compensi da parte dell’Inps, un pensionato di 74 anni ha detto basta e si è ucciso. Aveva trascorso la vita in Germania e Olanda per lavoro, poi a Bari dove era nato e dove era tornato. Percepiva una pensione sociale di 450 euro mensili più 250 euro per gli anni trascorsi all’estero. Restituirne una parte significava non riuscire più ad andare avanti in modo dignitoso.

Catania. Stessa amara sorte quella scelta da due piccoli imprenditori di Catania, che stretti dalla morsa della crisi finanziaria hanno maturato l’insano proposito di togliersi la vita. Roberto Manganaro aveva 47 anni ed era titolare di uno storico concessionario di moto. Marito affettuoso, padre di due figlie e imprenditore coscienzioso, non se l’è sentita di licenziare i suoi otto dipendenti dovendo chiudere i tre punti vendita per cui il suo nome di concessionario era diventato famoso in Sicilia. Le vendite erano in preoccupante calo, tanto da imporre una scelta drastica. Soffocato dai debiti e dalla disperazione data dalla crisi economica, l’angoscia che lo opprimeva da qualche tempo è maturata nella disperazione del gesto ultimo quello da cui non si torna indietro. Roberto Manganaro ha ingerito dei barbiturici, poi si è passato una robusta corda attorno al collo e si è impiccato la vigilia di Capodanno. Un dramma personale e familiare che si consuma a pochi chilometri da un’altra tragedia simile. La vittima, Michele Calì aveva 58 anni, una figlia e un’impresa agricola con allevamento di polli a Santa Venerina, ai piedi dell’Etna. L’agricoltore era pressato dalla crisi, per far fronte alla quale era finito nelle mani degli strozzini che lo stavano soffocando. Inoltre, i carabinieri dei Nas alla vigilia di Natale come in molte altre attività agricole avevano effettuato un controllo riscontrando delle irregolarità nell’allevamento. I conti in rosso, il controllo dei Nas, gli strozzini e il timore di non riuscire a pagare i debiti hanno prodotto un effetto devastante nella vita dell’agricoltore che esasperato, si è sparato un colpo alla tempia.

TALITA FREZZI

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