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Cosa succede nel carcere di Montacuto? Lo scopriamo con chi là dentro c’è stato

Posted by on dic 20th, 2011 and filed under Archivio Regionale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

ANCONA, 20 DICEMBRE ’11 – La clamorosa rivolta dei detenuti nel carcere anconetano di Montacuto, avvenuta nei giorni scorsi http://www.fattodiritto.it/rivolta-nel-carcere-di-ancona-montacuto-detenuti-asserragliati-e-celle-a-fuoco/,ha risvegliato l’attenzione pubblica su questa realtà. Qualche giorno dopo la protesta, infatti, il Garante regionale dei detenuti, Italo Tanoni, e il sindaco di Ancona Fiorello Gramillano hanno fatto un sopralluogo a Montacuto, dove sono stati rassicurati sul fatto che la situazione era tornata sotto controllo dalla direttrice Santa Lebboroni che, qualche giorno dopo, è stata allontanata dal penitenziario dorico. Il provvedimento di allontanamento da parte del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria però non ha riguardato solo la Lebboroni ma anche il comandante della polizia penitenziaria Gerardo D’Errico, peraltro arrivato ad Ancona da pochi giorni. Questa notte poi un detenuto di origine marocchina ha tentato di impiccarsi ma è stato salvato dagli agenti di polizia penitenziaria. Insomma la situazione a Montacuto è incandescente per questo motivo si sta pensando al carcere di Barcaglione, una struttura con diverse celle libere, inizialmente destinata ai minori e poi convertita in casa di reclusione.

Per comprendere meglio la realtà carceraria di Ancona abbiamo intervistato Stefano Pagliarini, segretario di Radicali Marche, domiciliato e residente a Montacuto. Pagliarini conosce questo ambito perché nel ferragosto del 2010, in occasione dell’iniziativa nazionale “Ferragosto in carcere”, entrò nel penitenziario di Montacuto con le senatrici anconetane del Partito Democratico Silvana Amati e Marina Magistrelli.
Pagliarini è poi tornato nel carcere in occasione della visita del vescovo di Ancona durante il congresso eucaristico, in quanto è volontario di servizio civile della Caritas dorica.
Quale funzione ha o dovrebbe avere un carcere? In Italia i problemi della giustizia sono tre: le leggi proibizioniste, l’abuso di carcerazione preventiva e l’imbarbarimento della cultura garantista del nostro paese. In particolare, se lei mi chiede quale dovrebbe essere il fine di un carcere le rispondo che lo stabilisce l’articolo 27 della Costituzione, ove è scritto che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Questa è la funzione principale che dovrebbe avere un carcere e che in Italia non solo non viene applicata, ma al contrario, il carcere è diventato talmente alienante da avere addirittura un effetto peggiorativo su coloro che vi entrano.

A questo si aggiunga che è oramai costume trasferire i processi penali dalle aule di tribunale alle aule parlamentari o peggio ancora in televisione e, lo strepitio di chi fuori da un palazzo chiede la testa di una persona nota perché vi è il sospetto che su di lui penda un’accusa, è l’esempio di tutto ciò. La cosa è resa palese dall’ormai dilagante abuso di carcerazione preventiva attuato da alcuni giudici per cui solo nel 2010 su 90.000 detenuti, 7.000 sono usciti dopo tre giorni e 5.000 dopo una settimana. Non va dimenticato inoltre che i detenuti sono il frutto di chi viola la legge ed è ovvio che in un paese con leggi proibizioniste come la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi le carceri si riempiano. Si riempiono di chi ha violato la legge, è vero, ma se domani dovessimo mettere in carcere tutti quelli che scaricano musica da internet non so come andrebbe a finire.

Il carcere insomma dovrebbe essere il momento finale di chi è stato condannato in via definitiva e dovrebbe essere un laboratorio in cui si mettono in pratica esperimenti per il recupero fisico e psico-sociale delle persone, oggi invece sono solo una fabbrica di mostri in quanto il sovraffollamento non fa che impedire la rieducazione e l’attuazione di progetti socio-lavorativi con i detenuti e non da loro una speranza. Ma a sua volta il sovraffollamento non è un problema a se stante ma è l’ultimo stadio di una serie di degenerazioni che sta vivendo il sistema giustizia italiano ad oggi.

La recente rivolta nel carcere di Ancona, Montacuto, con detenuti asserragliati e celle a fuoco riporta l’attenzione sulla realtà carceraria italiana e non solo marchigiana. Quali sono i problemi principali in queste strutture? I problemi di queste strutture sono molteplici, su tutti quello di avere a disposizione celle da due persone che vengono utilizzate da 5 o da più persone. Si tratta di strutture fatiscenti in cui non vi è nulla che possa impegnare il tempo libero dei detenuti. Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato autonomo di polizia penitenziaria marchigiano (Sappe) ha denunciato che a Montacuto i detenuti non fanno più la doccia quotidianamente e che molti di loro sono ridotti a dormire per terra.
Quali attività possono svolgere nel carcere dorico i detenuti?
Dalle mie esperienze di visita del carcere di Montacuto, credo che le attività che si possano svolgere tendano allo zero. All’interno vi è una “sala – ludica”, così viene chiamata, che è una stanza di pochi metri con qualche sedia e un tavolino al centro, vi è un campo di calcio che però può essere utilizzato pochi mesi all’anno perché immagino che d’inverno sia un tappeto di fango, vi è una cappella per pregare e un cortile dove i detenuti trascorrono la loro ora d’aria.

Secondo Lei cosa porta nelle carcere italiane il triste primato dei suicidi dei detenuti (sessanta solo quest’anno, 177 nel 2009)? Difficile trovare una spiegazione nitida a questi episodi. Di base secondo me una persona che entra sana non vivrebbe facilmente un’esperienza come questa. Quando l’anno scorso entrai in visita e vidi i detenuti fare avanti e indietro nel cortile per la loro ora d’aria, l’impatto fu forte. Non dobbiamo poi dimenticare che in Italia, circa 20.000 detenuti su 90.000 entrano che hanno già problemi seri di dipendenze o di carattere psichiatrico. La cosa che però più mi lascia perplesso dei casi di morte avvenuti negli ultimi anni a Montacuto, tre solo nel 2010, è che, stando alle cronache, questi detenuti si sarebbero suicidati ingerendo dosi massicce di psicofarmaci. E’ ovvio che là dentro qualcosa non funziona.

Problemi per i detenuti ma anche per gli agenti… Altro problema non da poco in quanto sono sotto organico: la Polizia penitenziaria è una vittima tanto quanto i detenuti. A Montacuto ci sono circa 130 agenti di custodia durante il giorno per più di 400 detenuti, di notte sono una decina di agenti e si pensi al fatto che se un detenuto si sente male e deve essere portato all’ospedale, deve essere scortato da almeno 5 agenti. Questo significa che di notte rischiano di trovarsi in 5 a sorvegliare più di 400 persone, quando il rapporto dovrebbe essere di 1 a 1. I poliziotti sono i primi ad essere messi nelle condizioni di non poter attuare una sorveglianza stabile e serena.

ELEONORA DOTTORI

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