Cosa lega Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ai preti pedofili di Boston?

ROMA, 5 GIUGNO ’12 – Due casi irrisolti. Due ragazze misteriosamente scomparse nel nulla, inghiottite dal mistero per oltre 29 anni. E una pista, inquietante, che condurrebbe a Kenmore Station in quella Boston considerata per molto tempo la ‘città dello scandalo’ per i suoi preti pedofili. Il Corriere.it ci porta a conoscenza di aspetti particolari dell’inchiesta della Procura di Roma sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana sparita nel nulla 29 anni fa. Aspetti che legherebbero la sua sorte a quella di Mirella Gregori, anche lei scomparsa a Roma circa 30 anni fa, e tutte e due le ragazze allo scandalo che nel 2002 mise in ginocchio la chiesa cattolica: quello dei preti pedofili di Boston accusati di sistematici abusi su minori coperti e insabbiati dai vertici ecclesiastici. Uno scandalo che travolse l’arcivescovo Bernard Francis Law, costretto a rassegnare le sue dimissioni e poi tornato a Roma nel 2005 come arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Sono ipotesi ovviamente, ma meritano attenzione.

Mirella ed Emanuela, inghiottite dallo stesso destino. Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi avevano entrambe quindici anni quando vennero inghiottite nel nulla da un mistero ancora oggi irrisolto. Mirella Gregori, figlia dei gestori di un bar vicino alla stazione Termini, sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983. Aveva detto a sua madre che doveva incontrarsi con gli amici ma a quell’appuntamento non arrivò mai. Emanuela Orlandi, figlia del messo pontificio di Wojtyla, scomparve il 22 giugno dello stesso anno, all’uscita della lezione di flauto a Sant’Apollinare. Da tre decenni le loro storie appartengono a tutti noi. Le indagini non si sono ancora fermate. Tanto che il 14 maggio scorso hanno portato all’apertura della tomba del boss Enrico De Pedis, sepolto nella basilica di Sant’Apollinare, a ridosso della scuola di musica della “ragazza con la fascetta”. Nella cripta sono state rinvenute ossa di epoca antica e altre più recenti, resti che si stanno analizzando. Ma di Emanuela nessuna traccia.

La pista di Boston. Come siamo arrivati a collegare la scomparsa di Mirella ed Emanuela ai preti pedofili di Boston? Dall’inchiesta del Corriere.it emergono un timbro e un fermo posta localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston. Uno si trova agli atti, l’altro no. Il timbro risalirebbe alle prime rivendicazioni dell’ affaire Orlandi-Gregori, mentre il fermo posta fu usato dall’associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo. A luglio 1983, mentre il Papa era appena rientrato dalla Polonia e in Italia veniva eletto Craxi, sul duplice caso gli investigatori brancolavano nel buio. Nessuno sviluppo alle indagini. Di Mirella Gregori non si parlava più da due mesi; mentre di Emanuela parla il Papa Giovanni Paolo II nell’Angelus del 3 luglio. Le sue parole “sono vicino alla famiglia Orlandi, la quale è in afflizione per la figlia…” portano il caso della quindicenne vaticana all’attenzione del mondo. Il 5 luglio a casa del “postino” papale arriva la prima telefonata del cosiddetto “Amerikano” con la richiesta di riscatto: “libereremo tua figliola in cambio della scarcerazione di Ali Agca (l’attentatore di Wojtyla)”. Non si seppe mai se quella trattativa fu vera o di facciata, ma quel che è certo – ci fa comprendere ancora meglio l’inchiesta del Corriere.it ma era emerso anche nel corso di alcune trasmissioni televisive come “Chi l’ha Visto?” che da anni si occupa del caso Orlandi e Gregori – è che il “dominus” del doppio sequestro ebbe numerosi contatti con la Santa Sede, attraverso il famoso codice “158”. A luglio, un’altra telefonata dall’ “Amerikano”, che lancia un ultimatum sulle sorti di Emanuela, ma poi improvvisamente tace. Ad agosto l’angoscia dei familiari ha il nome del Fronte Turkesh, i cui messaggi – come ha poi scoperto l’ex giudice Ferdinando Imposimato – sono dei depistaggi della Stasi e del Kgb per tenere sotto scacco l’odiato Papa anticomunista e filo-Solidarnosc.

 L’attenzione degli inquirenti al mese di settembre. Il 4 settembre 1983 riappare l’Amerikano e fa trovare una busta contenente un messaggio a penna e uno spartito di Emanuela dentro un furgone della Rai. La missiva viene sequestrata dagli investigatori e analizzata. Il 12 settembre al bar della famiglia Gregori arriva una telefonata choc: una voce anonima elenca per filo e per segno i vestiti indossati e la marca della biancheria intima di Mirella, dettagli che solo la madre conosceva.Il 27 settembre 1983, altro colpo di scena. Un’altra rivendicazione (o messinscena?). Richard Roth, corrispondente da Roma della Cbs , riceve una lettera anonima in cui si preannunciava “un episodio tecnico che rimorde la nostra coscienza”. Gli investigatori pensarono ai rapitori di Emanuela Orlandi o ai suoi sequestratori. E sulla busta c’era il timbro di partenza: Kenmore. L’episodio tecnico cui si alludeva era “l’imminente uccisione dell’ostaggio”. Le perizie grafologiche sulla lettera del 4 settembre con gli spartiti di Emanuela e su quell’ultima inquietante rivendicazione al giornalista Richard Roth, sembrano confermare che si tratta della stessa mano. Depistaggi o l’Amerikano si è spostato a Kenmore? O magari laggiù ha dei complici? Una pista che all’epoca – secondo quanto riportato nell’interessante inchiesta giornalistica del Corriere.it – sarebbe stata tralasciata.

Gennaio 2002. A Boston scoppia lo scandalo. Il cardinale Law è accusato di aver coperto per molti anni sacerdoti pedofili della diocesi, a maggio dello stesso anni si apre il processo davanti alla Corte di Suffolk.

7 giugno 2002: fuori dal tribunale la protesta accesa delle mamme delle piccole vittime degli abusi, mentre dentro, in aula l’interrogatorio è incalzante. L’accusa chiede: “è emerso in una precedente deposizione che 32 uomini e due ragazzi hanno formato il gruppo Nambla. Per contattarlo si può scrivere presso il Fag Rag, Box 331, Kenmore Station, Boston… Cardinale Law, ha inteso?”. Pausa. “I do”, sussurra l’arcivescovo. Sì, è vero. Il Fag Rag (il “Giornalaccio omosessuale”), faceva proseliti per conto del temutissimo sodalizio pedofilo degli States, proprio dalla stazione da cui partì la lettera su Emanuela. Nella sequenza di omissioni e depistaggi che da sempre alimenta il giallo della Orlandi, la pista di Boston, 29 anni dopo, fa balenare il più spaventoso e sconvolgente degli scenari, uno scenario in cui forse, si nasconde anche la verità sulla scomparsa di Mirella Gregori.

TALITA FREZZI

 

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply