Corte d’Assise di Milano : 11 condanne per le nuove BR

MILANO, 29 MAGGIO ’12 - La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha emesso 11 sentenze di condanna per i componenti delle cosiddette Nuove Brigate Rosse , comminando la pena detentiva fino a 11 anni e mezzo. Il reato per cui sono stati condannati è quello di “associazione sovversiva” – venendo meno in questa sentenza l’aggravante della finalità terroristica che aveva comportato l’annullamento del primo appello da parte della Cassazione.
Le condanne ridotte. Venendo a mancare l’aggravante della finalità terroristica, le pene sono diminuite: Claudio Latino, condannato nel primo processo d’appello a 14 anni, dovrà scontare ora undici anni e mezzo di carcere. Vincenzo Sisi, leader del nucleo torinese, è stato condannato a 10 anni mentre Alfredo Davanzo a 9. Salvatore Scivoli, per il quale erano stati chiesti sei anni e sei mesi di carcere, è stato ora assolto, mentre Massimiliano Gaeta, è stato scarcerato per estinzione della custodia cautelare. Otto anni comminati a Bruno Ghirardi, 7 anni per Massimiliano Toschi, 5 anni e 3 mesi per Massimiliano Gaeta. Per Amarilli Caprio, Alfredo Massamauro e Davide Rotondi 2 anni e 2 mesi di detenzione. Due anni e 4 mesi per Andrea Scantamburlo. Assolto Salvatore Scivoli che era accusato di concorso esterno.

Risarcimento a Pietro Ichino . La sentenza di condanna ha inoltre stabilito un risarcimento pari a 100 mila euro per il senatore del Pd Pietro Ichino e ulteriori 400 mila euro in favore della presidenza del Consiglio, parti civili nel processo. Infatti, il giuslavorista del Pd, Prof. Pietro Ichino, che vive ormai sotto scorta da 10 anni, ha ricevuto esplicite minacce da parte delle nuove BR. Il terrore è suscitato dal fatto che chi si occupava della materia prima di lui, Massimo D’Antona e prima ancora Marco Biagi, è stato vittima delle Nuove BR. «Non posso che circolare su un’auto blindata>> ha raccontato il giuslavorista in aula, leggendo una breve memoria scritta nella quale chiedeva che gli venisse riconosciuto il diritto a non essere aggredito . Inoltre ha aggiunto che gli imputati hanno sempre rifiutato categoricamente la sua «proposta di dialogo».

Chi tocca lo Statuto dei Lavoratori muore”. Queste furono le parole pronunciate dal Prof. Ichino, durante la sua deposizione in aula nel 2009. Infatti, la sua posizione rispetto allo Statuto dei Lavoratori prevede l’abrogazione l’art. 18 per la generalità dei licenziamenti, ad eccezione comunque di quelli disciplinari, discriminatori o di rappresaglia, per i quali verrebbe mantenuta la reintegrazione del posto di lavoro. Ciò che verrebbe sottratto al sindacato del giudice sarebbe la scelta imprenditoriale e la motivazione che ha portato all’interruzione del rapporto di lavoro in tutti gli altri casi. Quindi, l’obbligo di reintegrazione sarebbe sostituito con un’indennità economica pari a un certo numero di mensilità di salario, crescenti con l’anzianità di servizio.

La posizione delle nuove BR – «Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l’esecutore di questo sistema e noi eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema» queste erano le parole di Alfredo Davanzo, durante il processo. «Questa gente non ha diritto a fare sceneggiate, c’è una guerra di classe in corso e quelli blindati siamo noi». Mentre i giudici si ritiravano in camera di consiglio, gli imputati gridavano dalle gabbie contro Ichino «Vergogna, vai a lavorare>>, suscitando peraltro consensi tra il pubblico presente in aula.

CLARISSA MARACCI

 

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