Cori razzisti: il Milan non ci sta e lascia il campo.

4 GENNAIO ’13, BUSTO ARSIZIO – Ronaldinho, Samuel Eto’o, Didier Drogba, Marco Andrè Zoro, Adriano, Obafemi Martins, Mario Balotelli e l’elenco potrebbe continuare, ma aggiungiamo solo l’ultimo della lista per ordine temporale: Kevin Prince Boateng. Queste persone sono accomunate da due caratteristiche: sono (o sono stati) calciatori ed hanno la pelle scura (chi più, chi meno). Ah già, occorre aggiungere un’altra cosa in comune, che fa raccapricciare ogni amante dello sport come elemento collettore di umanità: sono stati tutti vittime di razzismo durante incontri di calcio. Ricordiamo le banane lanciate ad Eto’o in Russia o lo sfottò delle rose sul metrò nell’ultima stagione da interista; Zoro che in un Messina-Inter di qualche anno fa prende la palla e dice di voler terminare la partita per i cori che provengono dagli spalti riservati ai tifosi nerazzurri; Balotelli insultato da alcuni “sostenitori” (?) italiani perché “un nero non sarà mai un italiano”; i cori rivolti al campione Drogba a Torino nel 2009; e fermiamoci qui. Il razzismo negli stadi è un problema sociale perché, oltre a far male a chi ne è vittima diretta, coinvolge e colpisce chi ascolta e chi guarda: diventa una questione educativa e culturale, uno spregevole esempio che le menti più deboli e facilmente influenzabili rischiano di ripetere e reiterare. Per questo sono anni che la Uefa e la Fifa promuovono campagne pubblicitarie contro il razzismo negli stadi trasmesse prima delle partite di Champion’s League, Europa League, campionati europei o mondiali. Attività di educazione si fa anche nelle scuole calcio di tutto il mondo, che si pongono come primo obiettivo non quello della vittoria, ma quello della socializzazione del bambino, che deve vivere la scuola calcio e lo sport come momento di amicizia e aggregazione ed imparare prima di tutto il rispetto per l’avversario. A ciò si aggiungono le sanzioni cui possono andare incontro le squadre (dagli amatori alla serie A), i cui tifosi si macchiano di questa vigliaccata: l’arbitro può sospendere la partita e il giudice sportivo ne dichiarerà la sconfitta a tavolino, senza contare le multe salate per le rispettive società. Ieri si disputava l’amichevole tra Pro Patria, formazione di II divisione, e Milan nello stadio Speroni di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Doveva essere una festa per i tifosi locali, per il paese: poter vedere la squadra locale giocare nel suo stadio contro i campioni rossoneri. Ed infatti, c’erano famiglie con bambini, emozionati dalla possibilità di chiedere un autografo o anche solo vedere da vicino il faraone El Shaarawy, capitan Ambrosini e tutti gli altri. Purtroppo così non è stato: fin dall’inizio una cinquantina di tifosi locali hanno preso di mira i calciatori di colore avversari, in particolare Niang, Muntari, Emanuelson e Boateng. Scene già viste in precedenza, purtroppo, ma con un esito diverso stavolta: Boateng, in possesso di palla, mentre fronteggia un avversario, sobbarcato dai fischi e dai “bu” razzisti, si china, prende la palla con le mani, si volta verso quei soggetti, calcia la sfera nei posti da loro occupati, si incammina verso gli spogliatoi visibilmente arrabbiato, sfilandosi la maglia. Il resto del pubblico ha applaudito il giocatore ghanese ed il capitano Ambrosini, solidale coi compagni, ha ritirato la squadra dal terreno di gioco. Più volte, prima della sospensione definitiva, Niang, Muntari e Boateng avevano richiamato inutilmente l’arbitro. A niente sono valsi i tentativi di trattativa per riportare il Milan in campo: si è voluto dare un segnale forte contro il razzismo negli stadi. Era un’ amichevole con una squadra di II divisione ed in ballo non c’era nulla, se non un allenamento mancato: sarebbe bello che episodi del genere non accadessero più, ma nel caso in cui dovessero ripetersi, sarebbe bello vedere un comportamento così deciso e significativo anche durante una competizione nazionale, europea o mondiale. Immaginate una squadra eliminata da una coppa o perdente una partita in campionato per gli insulti razzisti dei propri tifosi: questo sì che sarebbe un messaggio forte e chiaro. Così il tecnico Massimiliano Allegri in conferenza stampa: “Ritirarci era la scelta giusta di fronte ad una cosa come questa. Bisogna smetterla con questi gesti incivili. L’Italia, il Paese deve migliorare e diventare più educato e più intelligente. Ci dispiace che siano successi questi episodi. Soprattutto per gli altri tifosi, le famiglie e i bambini che erano qui per passare una bella giornata. Abbiamo promesso alla Pro Patria di tornare qui per queste persone. Ci  dispiace per i giocatori della Pro Patria e per la sua società ma dovevamo dare un segnale forte e spero che serva da esempio sia dai campionati maggiori fino alle serie minori”. Sulla stessa linea, capitan Ambrosini: “Non si può tollerare un situazione del genere, era solo una partita amichevole. Continuare con un clima del genere era impossibile, serviva un segnale. Forse la gara andava gestita in maniera diversa”. Boateng ed El Shaarawy affidano a Twitter i loro commenti: “E’ vergognoso che ancora accadano queste cose”, scrive il primo;  “Sono veramente senza parole, un pomeriggio vergognoso. Mi dispiace per la gente intelligente presente a Busto, ma era giusto andarsene…”, spiega il Faraone. E’ arrivata anche la nota ufficiale del presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete: “Qualsiasi sanzione e qualsiasi provvedimento non potranno cancellare lo sdegno per un episodio inqualificabile e intollerabile del quale, peraltro, la Federazione ha già investitola Procura federale per accertare le responsabilità e collaborare con le Forze dell’Ordine al fine di individuare e punire i comportamenti razzisti di sedicenti tifosi che hanno rovinato a Busto Arsizio una partita amichevole che voleva essere una festa del calcio onorata da una delle società più prestigiose al mondo”. I soggetti collocati nel settore da cui sono provenuti gli insulti sono stati tutti identificati dalla Questura, grazie anche alle riprese dei fatti accaduti, e sono ora in corso tutti gli accertamenti per accertare le responsabilità individuali sia penali che amministrative e prendere i relativi provvedimenti, isolando i responsabili e scongiurando l’eventuale ripetersi dei fatti accaduti. A seguito della sospensione della gara non ci sono stati incidenti e il deflusso degli spettatori è stato regolare. Nota stonata è quella del sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli, che prima ha detto che “non è possibile che una minoranza infanghi il nome della Pro Patria e della città”, ma poi ha parlato di “reazione impropria” del Milan ed ha attaccato Boateng: “Ha calciato il pallone a 200 all’ora su un tifoso, e sappiamo tutti che un fallo di reazione di un professionista è sanzionato molto peggio rispetto a un fallo di gioco e che in qualunque altro stadio d’Italia sarebbe stato espulso. Ma se fosse stato al Bernabeu o a San Siro non avrebbe avuto questa reazione impropria”. Se il primo cittadino si è espresso in questi termini, occorre cercare buoni esempi da altre parti.

MOSE’ TINTI

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