Continua l’indagine sui ‘corvi’ vaticani, spunta una donna.

CITTA’ DEL VATICANO, 27 MAGGIO ’12- Continua l’indagine sulla fuga di documenti nella Santa Sede. Dopo l’arresto di Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa, l’istruttoria formale è nelle mani del giudice istruttore Piero Antonio Bonnet che dovrà chiedere, il proscioglimento o il rinvio a giudizio. Attualmente, Gabriele, non essendoci un carcere nella Santa Sede, si trova detenuto in una “stanza sicura” del Vaticano, il quale garantisce che avrà tutte le garanzie giuridiche previste dal codice penale dello Stato del Vaticano. Se condannato, l’uomo rischierebbe 30 anni di carcere per detenzione illecita di documenti riservati. Intanto, le indagini si muovono a tutto campo per trovare i complici, tra cui risulterebbe anche una donna laica che lavora al Vaticano e che avrebbe cercato di inchiodare alcuni cardinali, facendo emergere documenti interni alla Santa Sede. ““Voglio fare uscire il marcio che c’è dentro. E questo alla fine farà bene alla Chiesa, e rafforzerà infine il Papa, che ha bisogno di essere sostenuto”.- ha dichiarato.

L’indagine. Gli indizi nei confronti di Gabriele sono schiaccianti: i documenti vaticani riservati sono proprio stati trovati nella sua abitazione. Le indagini sono svolte dalla Gendarmeria guidata dal comandante Domenico Giani e avvengono in coordinamento con la Commissione dei tre cardinali, Herranz, De Giorgi e Tomko, incaricata lo scorso aprile dal Papa di coordinare l’inchiesta a in tutti gli organismi della curia romana, per stanare i responsabili della fuga di documenti, verificatasi a partire da gennaio.

Le verità nascoste. Legittimo chiedersi quali informazioni segrete sono contenute nei documenti trafugati, la cui pubblicazione ha suscitato il panico nella Santa Sede. Innanzitutto, a finire in tv, furono alcune lettere di mons. Carlo Maria Viganò, attuale nunzio a Washington, indirizzate al Papa, per denunciare ‘malaffare, prezzi gonfiati e corruzione con particolare riferimento ad appalti e forniture Oltretevere (in cui lavoravano – si sostiene – sempre le stesse ditte, a costi raddoppiati, senza trasparenza nella gestione). In secondo luogo, gli appunti sullo Ior del cardinale Nicora, l’uomo che, assieme a Gotti, si è battuto per una ancora maggiore trasparenza delle norme antiriciclaggio.In ultimo, la pubblicazione nel libro di Gianluigi Nuzzi di lettere indirizzate direttamente al Papa e documenti riservatissimi. Secondo un osservatore di affari Vaticani, uno degli obiettivi dei “Corvi”, sarebbe quello di colpire monsignor Georg Gaenswein, l’assistente personale di Benedetto XVI, che recentemente avrebbe assunto il ruolo di vero e proprio consigliere del Papa.

CLARISSA MARACCI

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