Condizioni disumane nelle carceri dell’Arabia Saudita. Un video e la testimonianza degli ex detenuti

MILANO, 3 FEBBRAIO ’12 – Stipati come animali in celle di cinque metri quadrati. Sono immagini terribili e agghiaccianti, quelle mostrate in un video registrato di nascosto nel carcere di Braiman, a Gedda la seconda città più grande dell’Arabia Saudita. Le immagini, che stanno circolando da qualche giorno in rete, vanno a dimostrare quanto denunciato da tempo da organizzazioni come la National Society for Human Rights, ricosciuta dal governo saudita, e Human Rights Watch che avevano lanciato l’allarme. Detenuti ammassati in pochissimo spazio, perfino 25 persone in una sola cella, i materassi non bastano per tutti, non ci sarebbe neppure posto dove metterli, e qualcuno ha unito sedie e tavoli per sistemarsi alla meno peggio. Dalle immagini, registrate con un telefonino, si vedono anche le condizioni igienico-sanitarie dei bagni e bidoni stracolmi di rifiuti che nessuno porta via. E come se questo non bastasse alcuni detenuti avrebbero raccontato che in altri penitenziari la situazione è ancor più tragica. Le autorità del Paese, dopo la denuncia da parte delle organizzazioni che difendono i diritti umani, aveva annunciato provvedimenti e leggi quanto meno per trovare soluzioni alternative per i reati minori ma nulla è successo. Anzi, qualcosa è accaduto e cioè che cinque detenuti sarebbero morti soffocati lo scorso 5 agosto per via della situazione di sovraffollamento del carcere dove erano rinchiusi. A testimoniare questa barbarie c’è anche Hussain al-Yousif, militante saudita arrestato più volte per aver partecipato a manifestazioni contro il regime wahabita, che ha raccontato di essere stato detenuto nel carcere di Khobar, nella parte orientale del paese. Il militante ha descritto una situazione perfino peggiore di quella mostrata nel video: “La mia cella era grande cinque metri e avevo 23 compagni di stanza. Cercavamo di organizzarci in tutti i modi per dormire, alcuni si piazzava addirittura nel bagno. Anche quando faceva il gelo, non avevamo le coperte per coprirci”. Hussain al-Yousif ha raccontato anche di essere stato picchiato e ferito nel corso di un interrogatorio, lesioni che sono andate peggiorando una volta tornato in cella. Il medico che aveva chiesto di vedere gli avrebbe prescritto del paracetamolo, un farmaco ad azione analgesica e antipiretica che non poteva curarlo, ma il dottore non poteva prescrivere altro. Le condizioni di salute del militante sono quindi peggiorate fino a necessitare di cure ospedaliere.

ELEONORA DOTTORI

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