Concordia: il Gip non convalida il fermo, Schettino ai domiciliari.

GROSSETO, 18 GENNAIO ’12 – Il Concordia si muove. Il mare è grosso, le condizioni meteo stanno peggiorando e si è imposto un doveroso stop alle ricerche dei 28 dispersi. Non ci sarebbero infatti le condizioni di sicurezza per i sommozzatori della Marina e della Guardia costiera per immergersi e continuare le operazioni di perlustrazione della nave, specie nella parte inabissata. Già lunedì, quando il relitto si era spostato di nove centimetri, i sub erano stati fatti uscire d’urgenza dalla nave dove si trovavano alla ricerca dei dispersi. E’ pericoloso continuare. La nave si trova a 30 metri da uno scalino sul fondale, oltre il quale si apre una voragine, un abisso profondo 70 metri entro il quale, se il Concordia dovesse scivolare, affonderebbe nella sua totalità e sarebbe impossibile ritrovare ancora persone vive. Prima dell’interruzione delle ricerche, i palombari della Marina militare stavano piazzando delle cariche esplosive sotto al ponte 4, dove si ritiene che potrebbero essere rimasti incastrati altri dispersi.

Il comandante agli arresti domiciliari.

Intanto, parallelamente, sui social network, in tv e sui maggiori siti internet di informazione del mondo (tra cui il nostro), è stato diffuso l’audio delle tre telefonate choc in cui il comandante della Guardia costiera di Livorno Gregorio De Falco ordina al comandante del Concordia Francesco Schettino di tornare a bordo e coordinare i soccorsi. File da cui è partita una sorta di ‘caccia alle streghe’, una gogna mediatica per avere la testa del comandante della nave, Francesco Schettino, accusato dalla giustizia ma anche dall’opinione pubblica, di essersela svignata abbandonando la sua nave mentre affondava, con oltre 4.000 persone a bordo tra cui anche donne e bambini. In stato di fermo con le accuse pesantissime di naufragio, manovra errata, omicidio plurimo colposo abbandono di nave, ieri in tarda serata è stato sentito dal gip di Grosseto Valeria Montesarchio. Schettino ha raccontato la sua versione dei fatti al giudice e a ben 4 pubblici ministeri: il procuratore Francesco Verusio, i sostituti Pizza, Leopizzi e Navarro. Ha detto di essere sempre rimasto al comando della nave, che senza la sua manovra di avvicinamento alla costa, le vittime sarebbero state molte di più. Ha precisato che dopo l’urto con lo scoglio la nave si era inclinata e aveva sbandato di 90 gradi, tanto che gli era impossibile risalire a bordo. E quegli scogli, contro cui la Concordia è finita, secondo il comandante se li sarebbero trovati di fronte alla rotta. Ha parlato per tre lunghe ore, tanto è durato l’interrogatorio di garanzia dell’ufficiale, che ha risposto a ogni accusa contestatagli dai pm. Altre cinque ore si è attesa la decisione del giudice, il quale non ha convalidato il fermo ordinato dal Pm e ha disposto l’immediata scarcerazione. Schettino ha lasciato il carcere di Grosseto e può tornare a casa, a Meta di Sorrento. Ma vi torna non da uomo libero, bensì con la restrizione degli arresti domiciliari in attesa del processo. Nelle prossime ore, il comandante sarà sottoposto a esami tossicologici. Sono già stati effettuati i prelievi di capelli e parti di unghie. Il procuratore Verusio si dice incerto dopo la sentenza del gip. “Non capisco – ha commentato – la ricostruzione dei fatti non ha modificato l’impianto accusatorio della Procura. Sono curioso, aspetto di leggere le motivazioni del gip. Bisogna capire perché il gip se da un lato non ha convalidato il fermo ritenendo che non ce ne fossero gli estremi, dall’altro però ha applicato comunque la misura cautelare dei domiciliari”.

TALITA FREZZI

D: In quali particolari circostante un Gip non convalida il fermo del Pm?

R: Quando viene disposto un arresto o un fermo di indiziato di delitto deve svolgersi, entro 48 ore l’udienza di convalida avanti al GIP il quale fa una verifica “tecnica” della legittimità del fermo e del rispetto dei termini previsti. Non è ancora dato sapere la motivazione della mancata convalida in questo caso, evidentemente non è stato rispettato qualche dettaglio di procedura, visto che comunque si versa in una ipotesi in cui il fermo è consentito.

D: Perché seppur non convalidando il fermo, sono stati disposti lo stesso gli arresti domiciliari?

R: La convalida dell’arresto o del fermo, in realtà, sono solo una questione procedurale che, di fatto, non crea particolari conseguenze. Infatti è sempre possibile per il GIP, di fronte ad una richiesta di emissione di misura cautelare avanzata dal PM, applicare la misura richiesta o altra che ritiene adeguata alle esigenze cautelari in concreto da salvaguardare, in presenza dei gravi indizi di colpevolezza.

D: Come è possibile che di fronte a una tragedia del genere – al di là della gogna mediatica – il presunto responsabile venga rimesso in libertà?

R: Innanzitutto non è stato affatto rimesso in libertà, ma agli arresti domiciliari che sono la seconda misura cautelare in ordine di gravità e che comportano delle stringenti limitazioni della libertà personale (si pensi che non si può, ad esempio, neppure uscire davanti casa fuori dal portone).

Bisogna, a mio avviso, di fronte a questa gravissima tragedia mantenere un contegno equilibrato e non farsi prendere da facili derive giustizialiste. Un conto è la valutazione umana dell’uomo Schettino, cosa del tutto personale e che legittimamente può portare a considerazioni di sprezzo e riprovevolezza, un altro conto è la valutazione giuridica dei fatti e delle loro conseguenze.

Io ritengo che gli arresti domiciliari siano più che adeguati per salvaguardare esigenze cautelari. Pericolo di reiterazione del reato di certo non c’è, Schettino mai salirà più nella plancia di comando neanche di un gommone. Pericolo di inquinamento probatorio a mio avviso neppure. Ci sono decine di testimoni, immagini, telefonate. Pericolo di fuga, beh quello ci può essere sempre di fronte alla commissione di un reato, ma deve essere supportato da indizi concreti che lo facciano ritenere presente.

Il comandante potrà essere valutato umanamente infimo, sarà pesantemente punito anche dal punto di vista penale per quanto successo, ma di certo non dobbiamo correre il rischio di scambiarlo per un delinquente- criminale e richiedere il trattamento che chiederemmo per una persona che uccide volendo uccidere (si pensi ai killer dei due cinesi a Roma) e vive di criminalità.

Pensateci bene, c’è una netta differenza, tra un uomo senza spina dorsale e un criminale.

AVV.TOMMASO ROSSI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply