Concessa la grazia a J. Romano, uno dei protagonisti del sequestro Abu Omar.

7 APRILE ’13, ROMA – L’ex Imam di Milano, Hassan Mustafà Osama Nasr, venne sequestrato e trasferito in Egitto il 17 febbraio 2003. Autori del sequestro di Abu Omar furon dieci agenti della CIA e un maresciallo dei Carabinieri che fino ad un anno prima era stato nella sezione antiterrorismo  del ROS di Milano. Il caso Abu Omar destò scandalo e polemiche perché è stata una delle più clamorose azioni illegali poste in essere dai servizi segreti statunitensi (sotto l’amministrazione Bush Jr) nel contesto della guerra globale al terrorismo. Infatti, l’operazione della CIA ha, tra l’altro, interrotto le indagini che la Procura di Milano stava conducendo sull’ Imam in merito alla partecipazione ad organizzazioni terroristiche islamiche.

In Egitto subì torture, poi venne liberato e nuovamente imprigionato per essere definitivamente rilasciato nel 2007: le autorità egiziane gli avrebbero negato l’espiatrio, ma allo stesso tempo Abu Omar si dichiarava fiducioso nella giustizia italiana.

In effetti, in Italia, dove comunque Abu Omar sarebbe atteso da un’ordinanza di arresto per le attività di terrorismo per cui era indagato, è stato aperto un procedimento nei confronti degli agenti della CIA e del Sismi coinvolti. Al termine di questo processo sono state pronunciate varie condanne a carico degli americani ed anche degli italiani coinvolti (Nicolò Pollari e Marco Mancini del Sismi). Ad Abu Omar è stato riconosciuto un risarcimento di 1 milione di euro ed alla moglie, Nabile Ghali, 500 mila euro.

Venerdì, il Presidente Napolitano ha concesso la grazia a Joseph Romano, uno dei 23 condannati americani dalla Corte d’Appello di Milano, al tempo dei fatti responsabile statunitense della sicurezza della base di Aviano, dove sostò l’aereo che portò l’ex imam in Germania e da lì in Egitto. Romano è l’unico militare del Pentagono e Nato tra gli americani condannati e la sua posizione è sempre stata molto a cuore all’amministrazione USA. Si dice al Quirinale che Napolitano si sia ispirato “allo stesso principio che si cerca di far valere per i nostri due marò”, ma è un dato di fatto che lo scorso 15 febbraio Barack Obama in persona aveva chiesto la grazia per i 23 americani.

Mentre si avvicina la fine del mandato, resta incerto il destino degli altri 22: questione che Napolitano lascerà al prossimo Presidente della Repubblica. Gli USA vogliono una generale lavata di spugna e, in un caso simile, la clemenza dovrebbe valere anche per gli italiani Pollari e Mancini.

Nel comunicato del Quirinale si legge che “la decisione è stata assunta dopo aver acquisito la documentazione relativa alla domanda avanzata dal difensore avvocato Cesare Graziano Bulgheroni, le osservazioni contrarie del Procuratore generale di Milano e il parere non ostativo del Ministro della Giustizia”. La nota poi prosegue: “A fondamento della concessione della grazia – prosegue il Quirinale – il Capo dello Stato ha, in primo luogo, tenuto conto del fatto che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, subito dopo la sua elezione, ha posto fine a un approccio alle sfide della sicurezza nazionale, legato ad un preciso e tragico momento storico e concretatosi in pratiche ritenute dall’Italia e dalla Unione Europea non compatibili con i principi fondamentali di uno Stato di diritto”. Il momento storico in cui avvennero i fatti è stato sottolineato dalla stessa Cassazione che “pur escludendo che il Romano – come gli altri imputati americani – potesse beneficiare della causa di giustificazione dell’avere obbedito all’ordine delle Autorità statunitensi, ha però ricordato ‘il dramma dell’abbattimento delle torri gemelle a New York e il clima di paura e preoccupazione che rapidamente si diffuse in tutto il mondo; e ha evidenziato ‘la consapevolezza che ben presto maturò di reagire energicamente a quanto accaduto e di individuare gli strumenti più idonei per debellare il terrorismo internazionale e quello di matrice islamica in particolare, consapevolezza alla quale conseguì l’adozione da parte degli Stati Uniti di drastici provvedimenti”. Nella conclusione del documento è scritto che “l’esercizio del potere di clemenza – è la conclusione- ha ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico, con il quale intercorrono rapporti di alleanza e dunque di stretta cooperazione in funzione dei comuni obiettivi di promozione della democrazia e di tutela della sicurezza”.

In America sono soddisfatti: “l‘ambasciata americana accoglie con estremo favore la decisione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di concedere la grazia al colonnello Joseph L. Romano e apprezza il contesto di amicizia italo-americana nel quale è maturata”.

Nello stesso giorno della grazia a Romano, sono state depositate le motivazioni della Corte d’Appello di Milano che ha condannato a 10 anni Nicolò Pollari, il quale commenta amaro: “In Italia chi fa il suo dovere viene perseguito. Chi osserva la legge viene condannato: ma qualcuno si sta dando carico di questo problema? Io credo che nelle sedi proprie si debba molto riflettere, perchè qui stiamo scherzano con la democrazia. E’ stato condannato un innocente: leggo dalle motivazioni di essere stato condannato perché mi viene imputato un comportamento che è invece diametralmente opposto a quello tenuto nell’esercizio delle mie funzioni: non solo sono estraneo a questa vicenda, ma ho impedito che il Sismi da me diretto potesse anche semplicemente immaginare ipotesi del genere”.

MOSE’ TINTI

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