“Come sto? A modo mio, ma non parlo”: Adriano Sofri libero dopo 22 anni, la storia.

FIRENZE, 17 GENNAIO ’11 – Da ieri Adriano Sofri, 70 anni da compiere, giornalista, scrittore ed ex leader di Lotta Continua, è libero per fine pena. Ha scontato la condanna a 22 anni per l’omicidio, avvenuto nel 1972, del commissario Luigi Calabresi. Considerato il mandante morale dell’attentato, Sofri si è però sempre dichiarato innocente e da diversi anni era agli arresti domiciliari per motivi di salute e beneficiava di permessi per uscire. Nel 2005, infatti, aveva subito diversi interventi per la rottura dell’esofago e per questo aveva ottenuto la sospensione della pena, prima, e la detenzione domiciliare nella sua casa vicino Firenze, poi. Ieri i cronisti hanno bussato alla sua porta ma, chiuso in uno strano silenzio, Sofri ha fugacemente dichiarato: “Come sto? Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno, ma solo per offrirvi un caffè, mi spiace”.

L’omicidio Calabresi.Nel dicembre 1969 il commissario Luigi Calabresi indagava sulla strage di piazza Fontana a Milano. Per l’ attentato fu fermato, tra gli altri, un esponente dei movimenti anarchici milanesi, il ferroviere Giuseppe Pinelli. Dopo tre giorni di estenuanti interrogatori, Pinelli precipitò dalla finestra dell’ufficio di Calabresi e morì sull’asfalto. Per la magistratura il commissario non era in ufficio al momento della caduta, ma la sinistra extraparlamentare di Lotta Continua lo attaccò violentemente dalle colonne del proprio giornale: “Questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito. Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte… ” si lesse, per esempio. Minacce e intimidazioni continue isolarono il commissario, fino a che il 17 maggio 1972 fu assassinato a colpi di pistola davanti alla sua abitazione in Largo Cherubini a Milano. Molti anni dopo, nel 1988, Leonardo Marino, militante di Lotta Continua nel 1972, confessò davanti ai giudici di essere stato uno dei due componenti del commando che aveva ucciso il commissario.Marino affermò di aver guidato l’auto usata per l’omicidio, e dichiarò che a sparare al commissario era stato Ovidio Bompressi. Aggiunse poi che l’ordine di compiere l’omicidio era arrivato da Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, allora leader del movimento.

La vicenda giudiziaria e la “corresponsabilità”. Quella di Adriano Sofri può essere considerata una delle più complesse vicende giudiziarie degli ultimi decenni. Il primo arresto nei confronti di Sofri avvenne nel 1988, dopo 16 anni dai fatti contestati. Il processo a suo carico durò ben 12 anni e passò attraverso 14 sentenze. Negli anni fu richiesta diverse volte la grazia per l’ex leader di Lotta Continua. Una grazia mai concessa, al centro di un acceso dibattito politico. Una grazia che Sofri personalmente non chiese mai. Pietrostefani e Sofri, chiamati in causa come mandatari dell’omicidio, negarono sempre la versione del pentito Salvatore Marino, ma non ottennero mai la revisione del processo. Oggi Sofri ha scontato la sua pena ed è un uomo libero, Bompressi ha ottenuto la grazia nel 2006, mentre Pietrostefani è latitante in Francia. Nel 2009 Sofri, pur proclamandosi sempre innocente dal punto di vista materiale e giudiziario, nel suo libro sul caso Pinelli scrisse: “Di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, “Calabresi sarai suicidato”".

 FEDERICA FIORDELMONDO

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